ALZI LA MANO chi, osservando uno dei tanti schermi, grandi
o piccoli, che negli ultimi tempi hanno popolato le cabine degli
aerei di linea, non ha pensato almeno una volta: ma perché
diavolo fanno sempre quella strana curva, invece di andare a
dritto?
In realtà, come è ovvio, gli aerei "vanno a dritto", e se sullo schermo
la loro rotta non appare tale è soltanto a causa dei problemi
legati alla rappresentazione, su una superficie piatta, di ciò che
piatto non è. Ora, se su un piano la distanza più breve tra due
punti è una retta, su una sfera questo non è più vero e la linea
di minore percorrenza è rappresentata da quella curva, con la
gobba rivolta verso il polo, cui è stato dato lo strano nome di "ortodromia"
e che viene proiettata sugli schermi di bordo.
Dati due punti sulla superficie terrestre (nel nostro caso, gli aeroporti di partenza e di arrivo) esiste una (e una sola) linea che ha questa caratteristica, e lungo quella si cercherà di volare. Nella pratica quotidiana, tuttavia, ci si discosta da questa traiettoria ideale per più di un motivo. A volte conviene, ad esempio, percorrere svariati chilometri in più, ma farlo in una zona dove i venti sono più favorevoli, oppure può essere necessario evitare vaste perturbazioni e può anche succedere di essere costretti ad ampie deviazioni per non sorvolare paesi in guerra, o comunque a rischio.
In base alle condizioni del giorno, la nostra ortodromia viene dunque rimodellata e infine subisce un'ultima correzione per essere adattata alla rete delle "autostrade del cielo", le aerovie, all'interno delle quali tutti gli aerei si devono disciplinatamente incanalare in modo da garantire, sotto il controllo degli enti del traffico aereo, la separazione minima necessaria ad evitare il rischio di collisioni in volo.Alla fine di tutte queste operazioni avremo un risultato che, almeno sulle brevi distanze, potrà non apparire più curvilineo.
Sulle lunghe trasvolate viceversa, nonostante tutte le correzioni, la "strana curva" resterà sempre evidente, suscitando curiosità e commenti a volte strampalati, come quella volta che ho sentito un padre spiegare con la massima serietà al figlioletto, forse per liberarsi dalle sue incessanti domande, che lo facevamo per... non arrivare troppo presto e trovare l'aeroporto ancora chiuso.
Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali
Dati due punti sulla superficie terrestre (nel nostro caso, gli aeroporti di partenza e di arrivo) esiste una (e una sola) linea che ha questa caratteristica, e lungo quella si cercherà di volare. Nella pratica quotidiana, tuttavia, ci si discosta da questa traiettoria ideale per più di un motivo. A volte conviene, ad esempio, percorrere svariati chilometri in più, ma farlo in una zona dove i venti sono più favorevoli, oppure può essere necessario evitare vaste perturbazioni e può anche succedere di essere costretti ad ampie deviazioni per non sorvolare paesi in guerra, o comunque a rischio.
In base alle condizioni del giorno, la nostra ortodromia viene dunque rimodellata e infine subisce un'ultima correzione per essere adattata alla rete delle "autostrade del cielo", le aerovie, all'interno delle quali tutti gli aerei si devono disciplinatamente incanalare in modo da garantire, sotto il controllo degli enti del traffico aereo, la separazione minima necessaria ad evitare il rischio di collisioni in volo.Alla fine di tutte queste operazioni avremo un risultato che, almeno sulle brevi distanze, potrà non apparire più curvilineo.
Sulle lunghe trasvolate viceversa, nonostante tutte le correzioni, la "strana curva" resterà sempre evidente, suscitando curiosità e commenti a volte strampalati, come quella volta che ho sentito un padre spiegare con la massima serietà al figlioletto, forse per liberarsi dalle sue incessanti domande, che lo facevamo per... non arrivare troppo presto e trovare l'aeroporto ancora chiuso.
Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali