C'È UN SISTEMA che consente di distinguere a colpo quasi sicuro i viaggiatori che sono al primo volo: basta osservare il loro disorientamento al momento dell'atterraggio, quando, appena dopo la toccata, mentre la brusca decelerazione li spinge contro le cinture allacciate, il rumore dei motori torna a levarsi alto, in una violenta "sgassata" che induce a pensare che l'aereo stia per ridecollare.
E allora si guardano intorno con aria allarmata, cercando di capire cosa stia succedendo, e c'è sempre qualcuno che, più scafato, interviene a spiegare e a rassicurare: “Non si preoccupi, è normale: sono i piloti che stanno facendo girare il motore al contrario per frenare”, oppure ancora: “Hanno messo la retromarcia per fermarsi prima”. In realtà l'inversione del senso di rotazione dei motori, oltre ad essere tecnicamente irrealizzabile, lungi dal far diminuire la velocità, otterrebbe come unico effetto il danneggiamento irreparabile dei motori.
Del resto, a nessuna persona di buon senso verrebbe in mente, magari a centocinquanta all'ora in autostrada, di inserire la retromarcia per rallentare, e anche ammesso che una manovra del genere sia fattibile, l'unico risultato tangibile sarebbe una scatola del cambio da buttare.
No... l'effetto frenante viene ottenuto deviando il flusso d'aria che esce dai motori: ci sono, nella cappottatura dei motori, delle apposite superfici simili a conchiglie che vengono aperte e dirigono il getto in avanti anziché all'indietro. E' quello che si chiama “inversione di spinta”, o più comunemente "reverse" e serve, ed in questo hanno ragione gli "esperti" che si premurano di rassicurare i loro apprensivi vicini, a diminuire gli spazi di frenata.
Ma è una soluzione che presenta degli inconvenienti, primo tra tutti il rumore, e vi si ricorre solo quando ce n'è davvero bisogno, vale a dire su piste corte, bagnate, scivolose, o quando l'aereo è molto pesante. In tutti gli altri casi se ne fa a meno, anche perché i moderni freni al carbonio riescono comunque a garantire ottime prestazioni frenanti e adeguati margini di sicurezza senza per questo provocare allarme tra i neofiti del volo.
*Pilota di voli intercontinentali
E allora si guardano intorno con aria allarmata, cercando di capire cosa stia succedendo, e c'è sempre qualcuno che, più scafato, interviene a spiegare e a rassicurare: “Non si preoccupi, è normale: sono i piloti che stanno facendo girare il motore al contrario per frenare”, oppure ancora: “Hanno messo la retromarcia per fermarsi prima”. In realtà l'inversione del senso di rotazione dei motori, oltre ad essere tecnicamente irrealizzabile, lungi dal far diminuire la velocità, otterrebbe come unico effetto il danneggiamento irreparabile dei motori.
Del resto, a nessuna persona di buon senso verrebbe in mente, magari a centocinquanta all'ora in autostrada, di inserire la retromarcia per rallentare, e anche ammesso che una manovra del genere sia fattibile, l'unico risultato tangibile sarebbe una scatola del cambio da buttare.
No... l'effetto frenante viene ottenuto deviando il flusso d'aria che esce dai motori: ci sono, nella cappottatura dei motori, delle apposite superfici simili a conchiglie che vengono aperte e dirigono il getto in avanti anziché all'indietro. E' quello che si chiama “inversione di spinta”, o più comunemente "reverse" e serve, ed in questo hanno ragione gli "esperti" che si premurano di rassicurare i loro apprensivi vicini, a diminuire gli spazi di frenata.
Ma è una soluzione che presenta degli inconvenienti, primo tra tutti il rumore, e vi si ricorre solo quando ce n'è davvero bisogno, vale a dire su piste corte, bagnate, scivolose, o quando l'aereo è molto pesante. In tutti gli altri casi se ne fa a meno, anche perché i moderni freni al carbonio riescono comunque a garantire ottime prestazioni frenanti e adeguati margini di sicurezza senza per questo provocare allarme tra i neofiti del volo.
*Pilota di voli intercontinentali