Viaggi

Altaquota

Il pilota passeggero

Stavolta mi trovo dall'altra parte, sono un passeggero, ma ho provveduto a segnalare la mia presenza. Se dovessero aver bisogno, i piloti sanno di poter contare su di me. I Viaggi

1 minuti di lettura
Anche oggi sono appena salito a bordo, anche oggi ho davanti un volo di oltre dodici ore, anche oggi la giornata si presenta uguale a tante altre, eppure... c'è qualcosa di diverso. L'aereo si dirige verso la pista di decollo. Procede lentamente, quasi incerto, accompagnato da lievi scossoni e dal rumore ovattato dei motori: niente è più goffo di uno wide-body, un aereo di lungo raggio, che si sposta lungo le vie di rullaggio di un aeroporto. Come sempre, gli assistenti di volo distribuiscono i giornali, spiegano come comportarsi in caso di emergenza, servono spumante e spremuta, e controllano che tutto in cabina sia pronto per il decollo. Insomma, sembrerebbe la solita routine, solo che, almeno per me, oggi è diverso.

Oggi, eccola qua la differenza, me ne sto seduto dall'altra parte della porta blindata, in mezzo a tanti altri passeggeri. Non indosso la divisa, e per tutta la durata della prossima trasvolata oceanica la mia vita sarà affidata a quei miei colleghi seduti, come diciamo noi, “davanti”, in cockpit, in cabina di pilotaggio. Non so chi siano, non li conosco, ma è solo questione di minuti: seguendo una norma di cortesia dettata da un codice non scritto ma universalmente rispettato, ho già provveduto a segnalare la mia presenza: se a bordo c'è un pilota, l'equipaggio titolare del volo deve essere informato. Se ce ne dovesse (speriamo di no) essere bisogno, sapranno di poter contare su qualcuno in grado di dare una mano mentre io, dal canto mio, posso sperare in un piccolo trattamento di riguardo, e so che, appena ce ne sarà il tempo, qualcuno verrà a chiamarmi per condurmi a conoscere i piloti.

Entrerò in quella cabina, dove di solito sono padrone, quasi chiedendo scusa per il disturbo, osserverò con un lieve, ma fastidioso senso di estraneità quei piccoli gesti che tanto mi sono familiari, scambierò qualche parola sulle differenze tra l'aereo che pilotano e il mio, tra la mia compagnia e la loro, e poi me ne tornerò alla mia poltrona lasciandoli al loro (al nostro) lavoro. È una sorta di galateo internazionale talmente radicato tra i naviganti che perfino quando mi capita di prendere una nave, o un treno (soprattutto di quelli moderni, che sembrano aerei senza le ali) provo sempre la curiosità, l'impulso di andare a conoscere il collega che sta ai comandi.

Pietro Pallini è pilota di voli intercontinentali