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Sardegna

Sorprese dall'interno

Alla scoperta dell'oristanese, tra il selvaggio territorio del Montiferru, lungo le pendici dell'antico cono vulcanico, e quello del Barigadu, dove tutto è collina e montagna, dove non c'è il mare ma ci sono vigne, uliveti, mirto e lentischio

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Un pezzo di pane fatto in casa, una fetta di casizolu, due dita di malvasia. Niente di meglio di un tipico spuntino casereccio sotto vecchi alberi di quercia per far conoscenza con l'altra faccia dell'oristanese: boschi al posto delle spiagge, fiumi e laghi invece delle onde, borghi severi e compatti al posto di luminose cittadine balneari.

L'intatto, selvaggio territorio del Montiferru (lungo le pendici dell'antico cono vulcanico) e, più all'interno, quello del Barigadu non fanno rimpiangere la bellezza della costa. Come in ogni entroterra il mare è un orizzonte, un riferimento.

Scenari, sapori e carattere sono invece tutti di collina e montagna: vigne e uliveti, sottobosco di mirto, lentischio e cisto, e, verso i mille metri del monte Urtigu, foreste di lecci e querce, massicci vulcanici, grandiosi altipiani basaltici e pascoli dove vive in libertà la razza del bue rosso, la cui carne costituisce una delle eccellenze gastronomiche dell'isola, insieme al casizolu, l'antico e pregiato formaggio di vacca (presidio Slow Food) nella terra delle pecore e dei pecorini, prodotto proprio con il latte di queste mucche.

A pasta gialla, morbida e saporita, e caratteristica forma 'a pera', il casizolu è preparato ancora in modo artigianale dalle donne che impastano a mano la cagliata bollente. Lo si può assaggiare e acquistare in tante aziende agricole del territorio a partire proprio da Cuglieri, paesino medievale fortificato, con molte abitazioni tradizionali in pietra.

Qui e a Seneghe, un altro borgo del Montiferru, si viene anche per assaggiare e acquistare uno dei migliori oli d'oliva della zona. Merita una sosta infatti il piccolo, ma completo museo dell'Olio dell'azienda agricola Giorgio Zampa che produce l'extravergine biologico 'Pirastu Pintu' di gusto fruttato e piccante. Al piano terreno di un ex frantoio del 1937 intorno alla vecchia mola con macine di pietra, giare in terracotta, imbuti, recipienti in metallo, bilance e altri attrezzi per la lavorazione dell'olio com'era una volta.

Aria di Sardegna antica anche a Santu Lussurgiu, 600 metri di altezza, arroccato lungo le pareti del cratere di un vulcano spento e circondato da boschi di castagni, lecci e profumata macchia mediterranea. Qui c'è da sempre la passione per i cavalli, (testimoniata anche dalle sedi del circolo ippico e del comitato allevatori) lanciati al galoppo da spericolati cavalieri durante le corse di Carnevale ma anche portati in sfilata con guarnizioni e drappi nelle caratteristiche 'Ardie' (corse equestri che si svolgono durante feste religiose e popolari) estive.

Allevatori, ma anche abili artigiani di finimenti equestri, gli abitanti di Santu Lussurgiu producono ancora artigianalmente selle e frustini, staffe, briglie e selle in cuoio. Si trovano spesso sulle bancarelle nei giorni di mercato e fiera insieme all'altra produzione tipica del borgo: i coltelli a serramanico da collezione e da lavoro, che sono veri e propri oggetti d'arte.

Finestre sbarrate, portoni malandati, balconcini in ferro diroccati, passeggiando per le vie strette e acciotolate del centro storico si intuisce l'abbandono e lo spopolamento che negli ultimi decenni ha colpito questo come altri centri interni della Sardegna. Ma almeno a Santu Lussurgiu le cose stanno lentamente cambiando: da qualche anno ha preso il via una nuova forma di accoglienza turistica, l'albergo diffuso, (Sas Benas e Dimora del Gruccione) che ha fatto un gran bene al paese, permettendo di recuperare molte storiche abitazioni in pietra, oggi restaurate e aperte tutte l'anno.

E siccome solo dal passato si può capire qualcosa del presente, vale la pena di visitare il museo della Tecnologia Contadina in via Meloni (aperto tutti i giorni 10-12 e 18-20, & 0783-550617) con una ricca raccolta di oltre 4000 oggetti tradizionali e da lavoro per la panificazione e la vinificazione, la filatura e tessitura del lino e della lana, strumenti usati nei caseifici e nei frantoi. Ma il patrimonio di storia e arte del Montiferru è anche quello custodito nei suoi numerosi edifici sacri: santuari, basiliche e chiese campestri.

Uno dei più interessanti è il complesso religioso di Santa Maria di Bonacardo, costituito dal santuario del VII sec., la chiesa di S. Maria e i ruderi dell'ex monastero camaldolese. Basta passare il Tirso e avvicinarsi al lago Omodeo per essere già in pieno Barigadu (che significa proprio 'attraversare il fiume'), un territorio impervio e poco conosciuto di valli verdissime, contrafforti collinari e corsi d'acqua, quasi interamente coperto di macchia mediterranea dove si rifugiano volpi e daini, martore, lepri e cervi. Per vederli da vicino c'è l'oasi faunistica di Assai, nei pressi di Neoneli, dove fare trekking tra eriche e ginestre, boschi di lecci e sugherete.

Altro luogo di spettacolare natura è il Monte Grighine, uno dei più interessanti rilievi dell'entroterra oristanese dopo il Monte Arci e il Monte Ferru. Il borgo antico di Busachi, ricco di edifici monumentali concentrati nella parte più antica del paese è la quintessenza del Barigadu. La sua struttura urbana è in gran parte ancora quella originaria: un susseguirsi di case tradizionali in trachite o basalto, caratterizzate da grandi archi chiusi da ampi portali in legno, che fanno entrare negli spaziosi cortili interni.

Due veri gioielli architettonici sono gli antichi edifici religiosi di 'Conventu' e 'Collegiu' entrambi cinquecenteschi, in stile sardo-catalano. Il primo, un tempo gestito dall'ordine dei Domenicani è oggi una chiesa sconsacrata (San Domenico) e ospita dal 2000 il museo del Costume tradizionale e degli antichi strumenti per la lavorazione del lino. Più imponente e da poco restaurato, 'Collegiu' il chiostro-cenobio che apparteneva ai Gesuiti, oggi sede di mostre e iniziative culturali. Le ex celle dei monaci, invece, dovrebbero presto diventare un nuovo luogo di accoglienza turistica.

Sull'altro lato dell'edificio i resti della cappella di Santa Maria delle Grazie, la chiesa un tempo annessa al convento, fanno ben comprendere l'importanza di questo storico edificio sacro. Ma a Busachi si viene anche per gustare una delle delizie gastronomiche del territorio, il robusto su succu, una specie di timballo di finissimi tagliolini stufati in un brodo di carni miste (pecora, pollo e vitello) con aggiunta di formaggio acido di pecora e zafferano.

Sosta consigliata anche al laboratorio artigianale Le Trame (via S. Musio 7) dove Giovanna Maria Aresi, continuando l'antica tradizione locale ha aperto da tre anni un piccolo punto vendita di biancheria in lino ricamata a mano, dove acquistare set da colazione e tovaglie, centri tavola, asciugamani e coprivassoi.

(7 aprile 2005)