Il segreto dello straordinario blu dei Della Robbia? E' nascosto dietro lo stemma del porcellino di Palazzo Pretorio. Parola di sangiovannese. Ovvero degli abitanti di San Giovanni Valdarno (in provincia di Arezzo, anche se i cittadini si sentono e si dichiarano fiorentini), una delle città in cui la famiglia di scultori del Rinascimento italiano (il capostipite Luca, il nipote Andrea e il figlio di questo Giovanni, nonché l'ultima generazione composta da Francesco, Marco, Girolamo e Luca il Giovane) dette sfogo al suo estro creativo.
Qui ne sono tutti convinti, perchè dicono "deve esserci per forza una ricetta per quei pigmenti blu che, combinati sapientemente tra di loro, hanno dato un risultato così luminoso". Si racconta che, in passato, qualcuno ha pure provato a staccare lo stemma per cercare questa particolare combinazione, ma senza fortuna. Perché proprio sotto il maialino?
Perché, sempre secondo la fantasia popolare, su questo palazzo (detto anche D'Arnolfo, dal nome dell'architetto che l'aveva progettato nel Medioevo e che diventerà la sede espositiva del "Museo delle Terre Nuove") vi è un susseguirsi di blasoni in pietra (si pensa di scuola robbiana) dai colori blu, bianco, avorio, verde, meno il maialino che è mono colore ed è l'unico in cui la figura è sorretta da due manine, quindi l'unico ad essere diverso.
Ma, se questa storia continuerà a rimanere solo una favola che si continua a raccontare ai bambini, la cittadina e i dintorni della Valle del fiume Arno, possono vantare un ricco patrimonio legato a questi grandi geni che hanno lavorato sul territorio tra il 1400 e il 1500. Ad iniziare dalla "Lunetta" della Basilica di Santa Maria delle Grazie, proprio nel cuore del centro storico, una terracotta invetriata di Giovanni della Robbia, del 1513. Vi è rappresentata "La Madonna che consegna la cintola a San Tommaso e i Santi Lorenzo e Giovanni Battista". Curiosa la mano di San Tommaso che non ha l'indice, forse perchè originariamente la cintola (ormai non più visibile) scendeva a coprire la mano e quindi per questo l'artista aveva scelto di non completare le dita.
Il binomio territorio e ceramica dei Della Robbia è inscindibile, tanto che oltre ai capolavori di straordinaria bellezza, propri della mano degli artisti o dei loro allievi, sono in molti che tuttora riproducono la loro arte. Quest'anno i sangiovannesi hanno voluto realizzare persino una Natività di "stampo robbiano". L'idea è venuta a Giuseppe D'Orsi e Pino Polcaro, due appassionati di Presepi (tanto da aver messo insieme, in trent'anni, una collezione di oltre 1200 pezzi di artigianato internazionale, nei materiali più diversificati, dal legno al sughero, dalle conghiglie alla stoffa) che hanno affidato all'artista Marco Bonechi il compito di dar forma alle figure che animano la scena di Betlemme. Ecco che nasce "il Presepe dei Pellegrini", il pezzo forte, che si va ad aggiungere alla collezione della Mostra permanente di Presepi "Natale nel Mondo", presso la Cappella del Pellegrino della Basilica di Santa Maria delle Grazie (info: Apt Valdarno tel.055-943748; il sito).
"Per i miei sedici personaggi che compongono il Presepe dei Pellegrini - spiega Bonechi - mi sono ispirato nella plasticità e nei colori proprio ai maestri rinascimentali, ovviamente in una chiave contemporanea, e ho cercato di ritrovare quel particolare blu della ceramica robbiana. Parliamo di una tonalità che è complice della luce: riesce a "scolpire" qualunque cosa e rende un effetto elegante e raffinato, come per esempio per il mantello della Madonna".
Affascina questa rappresentazione, le cui figure dai mille particolari (come il Bambino Gesù posto su un resto di un capitello) sembrano mutare espressione, a seconda del punto d'osservazione e della direzione del chiarore da cui sono illuminati. Del resto, la tecnica della terracotta invetriata era davvero speciale, tanto che la famiglia Della Robbia nascose gelosamente per decenni la sua formulazione, finché la leggenda narra che passò poi nelle mani di Benedetto Buglione (scultore che si forma nella bottega di Andrea della Robbia e poi apre la sua) per tramite di una donna di casa Della Robbia e che così si sfatò il misterioso arcano: non era una scoperta bensì la "rinascita" di un'arte propria delle antiche civiltà orientali ed ereditata dal mondo romano e bizantino, quindi trasmessa nelle regioni europee ed arrivata sino alla Valle dell'Arno.
Anche gli artigiani locali, per i loro lavori, si rifanno spesso alle tonalità robbiane, come quelli dell'Industria Vetraria Valdarnese, una delle più antiche sul territorio. In quest'azienda, da più di cinquanta anni, ogni oggetto viene eseguito a mano e soffiato a bocca da veri e propri "maghi del vetro", così bravi da essere anch'essi artisti, mentre è il maestro vetrario che plasmandolo, gli conferisce carattere ed unicità. Vasi, piatti, bicchieri (per acquisti IVV shop, lungarno Reni, 60; & 055-942619; www.ivvnet.it), tutti elaborati ad uno ad uno che mescolano tradizione e creatività. Ovunque, da queste parti, il biglietto da visita è variopinto, così come per la vicina Montevarchi, dove si ritrova il Tempietto di Andrea della Robbia all'interno del Museo di Arte Sacra (adiacente la Collegiata di San Lorenzo, via Del Lungo, 4; aperto giovedì e sabato dalle 10 alle 12 o su prenotazione, & 339-3512801) realizzato tra la fine del secolo XV e gli inizi del XVI, per conservare la reliquia del sacro latte.
Il classicismo della bottega fiorentina si manifesta anche nella pacata compostezza degli angeli o putti, attorno al tempio, tutti diversi nei capelli, nelle fattezze, nella grazia e nella naturalezza delle espressioni, oltre che nell'equilibrio. Il Museo ha appena acquisito una new entry: la statua di San Antonio Abate (donata al Comune da una famiglia della zona e attualmente in restauro), attribuita ad Andrea o a Luca il giovane della Robbia. Un altro grande capolavoro, finora sconosciuto, torna visibile. Un altro segreto robbiano svelato
Qui ne sono tutti convinti, perchè dicono "deve esserci per forza una ricetta per quei pigmenti blu che, combinati sapientemente tra di loro, hanno dato un risultato così luminoso". Si racconta che, in passato, qualcuno ha pure provato a staccare lo stemma per cercare questa particolare combinazione, ma senza fortuna. Perché proprio sotto il maialino?
Perché, sempre secondo la fantasia popolare, su questo palazzo (detto anche D'Arnolfo, dal nome dell'architetto che l'aveva progettato nel Medioevo e che diventerà la sede espositiva del "Museo delle Terre Nuove") vi è un susseguirsi di blasoni in pietra (si pensa di scuola robbiana) dai colori blu, bianco, avorio, verde, meno il maialino che è mono colore ed è l'unico in cui la figura è sorretta da due manine, quindi l'unico ad essere diverso.
Ma, se questa storia continuerà a rimanere solo una favola che si continua a raccontare ai bambini, la cittadina e i dintorni della Valle del fiume Arno, possono vantare un ricco patrimonio legato a questi grandi geni che hanno lavorato sul territorio tra il 1400 e il 1500. Ad iniziare dalla "Lunetta" della Basilica di Santa Maria delle Grazie, proprio nel cuore del centro storico, una terracotta invetriata di Giovanni della Robbia, del 1513. Vi è rappresentata "La Madonna che consegna la cintola a San Tommaso e i Santi Lorenzo e Giovanni Battista". Curiosa la mano di San Tommaso che non ha l'indice, forse perchè originariamente la cintola (ormai non più visibile) scendeva a coprire la mano e quindi per questo l'artista aveva scelto di non completare le dita.
Il binomio territorio e ceramica dei Della Robbia è inscindibile, tanto che oltre ai capolavori di straordinaria bellezza, propri della mano degli artisti o dei loro allievi, sono in molti che tuttora riproducono la loro arte. Quest'anno i sangiovannesi hanno voluto realizzare persino una Natività di "stampo robbiano". L'idea è venuta a Giuseppe D'Orsi e Pino Polcaro, due appassionati di Presepi (tanto da aver messo insieme, in trent'anni, una collezione di oltre 1200 pezzi di artigianato internazionale, nei materiali più diversificati, dal legno al sughero, dalle conghiglie alla stoffa) che hanno affidato all'artista Marco Bonechi il compito di dar forma alle figure che animano la scena di Betlemme. Ecco che nasce "il Presepe dei Pellegrini", il pezzo forte, che si va ad aggiungere alla collezione della Mostra permanente di Presepi "Natale nel Mondo", presso la Cappella del Pellegrino della Basilica di Santa Maria delle Grazie (info: Apt Valdarno tel.055-943748; il sito).
"Per i miei sedici personaggi che compongono il Presepe dei Pellegrini - spiega Bonechi - mi sono ispirato nella plasticità e nei colori proprio ai maestri rinascimentali, ovviamente in una chiave contemporanea, e ho cercato di ritrovare quel particolare blu della ceramica robbiana. Parliamo di una tonalità che è complice della luce: riesce a "scolpire" qualunque cosa e rende un effetto elegante e raffinato, come per esempio per il mantello della Madonna".
Affascina questa rappresentazione, le cui figure dai mille particolari (come il Bambino Gesù posto su un resto di un capitello) sembrano mutare espressione, a seconda del punto d'osservazione e della direzione del chiarore da cui sono illuminati. Del resto, la tecnica della terracotta invetriata era davvero speciale, tanto che la famiglia Della Robbia nascose gelosamente per decenni la sua formulazione, finché la leggenda narra che passò poi nelle mani di Benedetto Buglione (scultore che si forma nella bottega di Andrea della Robbia e poi apre la sua) per tramite di una donna di casa Della Robbia e che così si sfatò il misterioso arcano: non era una scoperta bensì la "rinascita" di un'arte propria delle antiche civiltà orientali ed ereditata dal mondo romano e bizantino, quindi trasmessa nelle regioni europee ed arrivata sino alla Valle dell'Arno.
Anche gli artigiani locali, per i loro lavori, si rifanno spesso alle tonalità robbiane, come quelli dell'Industria Vetraria Valdarnese, una delle più antiche sul territorio. In quest'azienda, da più di cinquanta anni, ogni oggetto viene eseguito a mano e soffiato a bocca da veri e propri "maghi del vetro", così bravi da essere anch'essi artisti, mentre è il maestro vetrario che plasmandolo, gli conferisce carattere ed unicità. Vasi, piatti, bicchieri (per acquisti IVV shop, lungarno Reni, 60; & 055-942619; www.ivvnet.it), tutti elaborati ad uno ad uno che mescolano tradizione e creatività. Ovunque, da queste parti, il biglietto da visita è variopinto, così come per la vicina Montevarchi, dove si ritrova il Tempietto di Andrea della Robbia all'interno del Museo di Arte Sacra (adiacente la Collegiata di San Lorenzo, via Del Lungo, 4; aperto giovedì e sabato dalle 10 alle 12 o su prenotazione, & 339-3512801) realizzato tra la fine del secolo XV e gli inizi del XVI, per conservare la reliquia del sacro latte.
Il classicismo della bottega fiorentina si manifesta anche nella pacata compostezza degli angeli o putti, attorno al tempio, tutti diversi nei capelli, nelle fattezze, nella grazia e nella naturalezza delle espressioni, oltre che nell'equilibrio. Il Museo ha appena acquisito una new entry: la statua di San Antonio Abate (donata al Comune da una famiglia della zona e attualmente in restauro), attribuita ad Andrea o a Luca il giovane della Robbia. Un altro grande capolavoro, finora sconosciuto, torna visibile. Un altro segreto robbiano svelato