"Gerusalemme prega e Tel Aviv si diverte" recita un vecchio detto che mette subito a fuoco la distanza siderale che separa l'antica Città Santa dalla metropoli giovane, edonista e festaiola come poche altre.
Quest'anno più che mai, visto che la seconda città israeliana si appresta a celebrare i suoi primi cento anni. E lo farà in grande stile, con una girandola di eventi di ogni genere. Non per niente nelle ultime stagioni Tel Aviv si è imposta come meta tra le più vivaci, e culturalmente all'avanguardia, del Mediterraneo, con una vita notturna da fare invidia alle capitali internazionali del divertimento.
Insomma, sembra proprio che non abbia deluso le aspettative dei padri fondatori riunitisi una mattina di aprile del 1909 sulle dune a nord di Jaffa per spartirsi, con una lotteria in piena regola, alcuni lotti di terreno su cui sarebbe sorta la prima città ebraica moderna. Per quelle sessanta famiglie giunte in gran parte dall'Europa e che avevano dovuto adattarsi a condizioni di vita a dir poco disagiate nell'antico porto arabo, non si trattava soltanto di gettare le fondamenta di una nuova esistenza.
Si concretizzava il sogno del Sionismo. Non a caso, quindi, il nuovo insediamento fu battezzato con un gioco di parole che è la traduzione in ebraico di Altneulan, il testo fondamentale di Theodor Herzl, padre del moderno Sionismo. Un nome che racchiude i concetti di vecchio e nuovo, di tradizione e futuro, di passato e rinascita: Tel, "cumulo di antiche rovine", Aviv, "primavera".
In perfetta sintonia con il nome, viene costruita una "città giardino" secondo un piano innovativo per queste latitudini che prevede ampi viali alberati, aree verdi, quartieri residenziali a bassa densità in cui i nuovi abitanti, e tutti coloro che verranno in seguito, possano ricreare lo stile di vita condotto nelle città d'origine, seppure trasferito in un contesto mediorientale. Nei decenni successivi, l'arrivo dalla Germania nazista di nuove ondate di immigrati colti e benestanti è fonte di un'osmosi proficua di idee, arte, cultura e nuovi stili architettonici.
Tra i quali si impone il Bauhaus dalle linee pulite e razionali, fresco e funzionale, perfetto per il caldo clima mediterraneo, tanto da diventare nel giro di pochi anni lo stile dominante di Tel Aviv, trasformandola nella "Città Bianca". Tuttora la metropoli israeliana vanta la più alta concentrazione al mondo di edifici in stile razionalista: costruiti tra gli anni '30 e '40: sono almeno un migliaio i palazzi dalle linee squadrate, i tetti piatti a terrazza, le facciate di un bianco abbacinante scandite da file di balconi in cui riunirsi al fresco nelle sere d'estate.
Praticamente un museo en plein air di architettura modernista, dal 2003 dichiarato Patrimonio dell'Umanità Unesco. Da scoprire girovagando con il naso all'insù per le vie del centro comprese tra Allenby Street e l'elegante Rothschild Boulevard, in attesa che a giugno venga inaugurata la White Route, uno dei percorsi turistici pedonali lanciati in occasione del Centenario.
[[ge:rep-locali:repubblica:117040537]]Tappa obbligata dell’itinerario è il cosiddetto Bialik Compound, nucleo storico della città, dove si trovano la casa del poeta Chaim Nachman Bialik e quella del pittore Reuven Rubin (oggi museo), oltre al vecchio Municipio che riaprirà al pubblico a fine anno come Tel Aviv-Jaffa History Museum.
Nella stessa via si può anche visitare il nuovo Bauhaus Museum, ospitato in una candida palazzina d'epoca, che raccoglie arredi originali di stupefacente modernità, firmati da architetti come Mies van der Rohe, Marcel Breuer, Christian Bell. Non meno originali, seppur di tutt'altro genere, sono invece gli oggetti in vendita nella vicina Nahalat Benyamin Art Fair che si tiene a due passi da Bialik Street.
Ogni martedì e venerdì decine di artisti e artigiani invadono le vie attorno a Allenby Street e al Mercato del Carmelo con le loro mercanzie di ceramiche, bigiotterie, judaica, giocattoli di legno, accessori e utensili per la casa rigorosamente fatti a mano. Il posto giusto dove scovare insoliti souvenir made in Israel. La stessa atmosfera bohémien pervade anche le stradine di Neve Tzedek, uno dei più antichi quartieri della città, tutto casette basse e giardini fioriti oggi colonizzati da boutique, caffé e ristoranti alla moda frequentati da artisti e scrittori.
Non per niente è qui che sorge il Suzanne Dellal Centre, polo indiscusso della danza contemporanea (e non solo) in Israele, oltre che il più visitato sito turistico della città. Ogni anno, presenta un cartellone di oltre 600 eventi culturali e performance, tra cui quelle della BatSheva Dance Company fondata dalla leggendaria coreografa americana Martha Graham e dalla baronessa Batsheva de Rothschild.
Altro polo emergente dell'intrattenimento, soprattutto notturno, è la zona del vecchio Porto. Al posto della banchina dove un tempo attraccavano battelli e pescherecci, si snoda una lunga promenade in teak su cui si affacciano i locali più di tendenza della città, discoteche e lounge bar alla moda ricavati all'interno degli hangar dominati dalla centrale elettrica Reading, che brilla nella notte come un'astronave.
Da qui, nei weekend, prima o poi passano tutti: yuppies, giornalisti, modelle e la crema delle celebrità locali, mentre di giorno, sul lungomare sfrecciano joggers, skaters e ciclisti. Con la bellezza di 14 chilometri ininterrotti di litorale e un clima dolcemente mediterraneo, Tel Aviv è una città davvero a misura di sportivo. Più dei numerosi parchi urbani, in ogni stagione le spiagge e il mare rappresentano per gli abitanti uno sconfinato campo da gioco dove fare vela e surf approfittando delle forti correnti marine, trovarsi con gli amici per una partita di beach-volley, una sfida a racchettoni o magari cimentarsi nella capoeira (lotta brasiliana) sulla sabbia.
La lunga sequenza di spiagge si arresta solo in prossimità del promontorio di Jaffa, probabilmente il porto più antico del mondo. Di certo, per secoli, fu l'unico scalo marittimo della Palestina, tanto da essere stato addirittura utilizzato da Egizi e Fenici. Tra le antiche pietre, 4.000 anni di Storia e leggende si intrecciano fino a confondersi: da qui sarebbero transitati i colossali cedri del Libano destinati alla costruzione del Tempio di Salomone a Gerusalemme, ma anche Riccardo Cuor di Leone alla guida dei Crociati e Napoleone con le sue truppe di conquista.
[[ge:rep-locali:repubblica:117040536]]Ma non solo. Gli scogli che affiorano vicino al molo dove beccheggia un peschereccio solitario sarebbero gli stessi ai quali, stando alla mitologia greca, fu incatenata Andromeda. E sempre in queste acque il profeta Giona sarebbe finito in pancia alla balena, come ricorda anche una statua all'ingresso dell'antico borgo di pescatori, le cui case sono state trasformate in atelier e gallerie d'arte, affiancate da moschee e chiese di ogni culto cristiano. Orientarsi è facile, i vicoli hanno i nomi dello zodiaco e portano tutti in cima alla collina, al Gan Hapisga, un giardino affacciato sulla città moderna, nata un secolo fa da un sogno diventato realtà.
Quest'anno più che mai, visto che la seconda città israeliana si appresta a celebrare i suoi primi cento anni. E lo farà in grande stile, con una girandola di eventi di ogni genere. Non per niente nelle ultime stagioni Tel Aviv si è imposta come meta tra le più vivaci, e culturalmente all'avanguardia, del Mediterraneo, con una vita notturna da fare invidia alle capitali internazionali del divertimento.
Insomma, sembra proprio che non abbia deluso le aspettative dei padri fondatori riunitisi una mattina di aprile del 1909 sulle dune a nord di Jaffa per spartirsi, con una lotteria in piena regola, alcuni lotti di terreno su cui sarebbe sorta la prima città ebraica moderna. Per quelle sessanta famiglie giunte in gran parte dall'Europa e che avevano dovuto adattarsi a condizioni di vita a dir poco disagiate nell'antico porto arabo, non si trattava soltanto di gettare le fondamenta di una nuova esistenza.
Si concretizzava il sogno del Sionismo. Non a caso, quindi, il nuovo insediamento fu battezzato con un gioco di parole che è la traduzione in ebraico di Altneulan, il testo fondamentale di Theodor Herzl, padre del moderno Sionismo. Un nome che racchiude i concetti di vecchio e nuovo, di tradizione e futuro, di passato e rinascita: Tel, "cumulo di antiche rovine", Aviv, "primavera".
In perfetta sintonia con il nome, viene costruita una "città giardino" secondo un piano innovativo per queste latitudini che prevede ampi viali alberati, aree verdi, quartieri residenziali a bassa densità in cui i nuovi abitanti, e tutti coloro che verranno in seguito, possano ricreare lo stile di vita condotto nelle città d'origine, seppure trasferito in un contesto mediorientale. Nei decenni successivi, l'arrivo dalla Germania nazista di nuove ondate di immigrati colti e benestanti è fonte di un'osmosi proficua di idee, arte, cultura e nuovi stili architettonici.
Tra i quali si impone il Bauhaus dalle linee pulite e razionali, fresco e funzionale, perfetto per il caldo clima mediterraneo, tanto da diventare nel giro di pochi anni lo stile dominante di Tel Aviv, trasformandola nella "Città Bianca". Tuttora la metropoli israeliana vanta la più alta concentrazione al mondo di edifici in stile razionalista: costruiti tra gli anni '30 e '40: sono almeno un migliaio i palazzi dalle linee squadrate, i tetti piatti a terrazza, le facciate di un bianco abbacinante scandite da file di balconi in cui riunirsi al fresco nelle sere d'estate.
Praticamente un museo en plein air di architettura modernista, dal 2003 dichiarato Patrimonio dell'Umanità Unesco. Da scoprire girovagando con il naso all'insù per le vie del centro comprese tra Allenby Street e l'elegante Rothschild Boulevard, in attesa che a giugno venga inaugurata la White Route, uno dei percorsi turistici pedonali lanciati in occasione del Centenario.
[[ge:rep-locali:repubblica:117040537]]Tappa obbligata dell’itinerario è il cosiddetto Bialik Compound, nucleo storico della città, dove si trovano la casa del poeta Chaim Nachman Bialik e quella del pittore Reuven Rubin (oggi museo), oltre al vecchio Municipio che riaprirà al pubblico a fine anno come Tel Aviv-Jaffa History Museum.
Nella stessa via si può anche visitare il nuovo Bauhaus Museum, ospitato in una candida palazzina d'epoca, che raccoglie arredi originali di stupefacente modernità, firmati da architetti come Mies van der Rohe, Marcel Breuer, Christian Bell. Non meno originali, seppur di tutt'altro genere, sono invece gli oggetti in vendita nella vicina Nahalat Benyamin Art Fair che si tiene a due passi da Bialik Street.
Ogni martedì e venerdì decine di artisti e artigiani invadono le vie attorno a Allenby Street e al Mercato del Carmelo con le loro mercanzie di ceramiche, bigiotterie, judaica, giocattoli di legno, accessori e utensili per la casa rigorosamente fatti a mano. Il posto giusto dove scovare insoliti souvenir made in Israel. La stessa atmosfera bohémien pervade anche le stradine di Neve Tzedek, uno dei più antichi quartieri della città, tutto casette basse e giardini fioriti oggi colonizzati da boutique, caffé e ristoranti alla moda frequentati da artisti e scrittori.
Non per niente è qui che sorge il Suzanne Dellal Centre, polo indiscusso della danza contemporanea (e non solo) in Israele, oltre che il più visitato sito turistico della città. Ogni anno, presenta un cartellone di oltre 600 eventi culturali e performance, tra cui quelle della BatSheva Dance Company fondata dalla leggendaria coreografa americana Martha Graham e dalla baronessa Batsheva de Rothschild.
Altro polo emergente dell'intrattenimento, soprattutto notturno, è la zona del vecchio Porto. Al posto della banchina dove un tempo attraccavano battelli e pescherecci, si snoda una lunga promenade in teak su cui si affacciano i locali più di tendenza della città, discoteche e lounge bar alla moda ricavati all'interno degli hangar dominati dalla centrale elettrica Reading, che brilla nella notte come un'astronave.
Da qui, nei weekend, prima o poi passano tutti: yuppies, giornalisti, modelle e la crema delle celebrità locali, mentre di giorno, sul lungomare sfrecciano joggers, skaters e ciclisti. Con la bellezza di 14 chilometri ininterrotti di litorale e un clima dolcemente mediterraneo, Tel Aviv è una città davvero a misura di sportivo. Più dei numerosi parchi urbani, in ogni stagione le spiagge e il mare rappresentano per gli abitanti uno sconfinato campo da gioco dove fare vela e surf approfittando delle forti correnti marine, trovarsi con gli amici per una partita di beach-volley, una sfida a racchettoni o magari cimentarsi nella capoeira (lotta brasiliana) sulla sabbia.
La lunga sequenza di spiagge si arresta solo in prossimità del promontorio di Jaffa, probabilmente il porto più antico del mondo. Di certo, per secoli, fu l'unico scalo marittimo della Palestina, tanto da essere stato addirittura utilizzato da Egizi e Fenici. Tra le antiche pietre, 4.000 anni di Storia e leggende si intrecciano fino a confondersi: da qui sarebbero transitati i colossali cedri del Libano destinati alla costruzione del Tempio di Salomone a Gerusalemme, ma anche Riccardo Cuor di Leone alla guida dei Crociati e Napoleone con le sue truppe di conquista.
[[ge:rep-locali:repubblica:117040536]]Ma non solo. Gli scogli che affiorano vicino al molo dove beccheggia un peschereccio solitario sarebbero gli stessi ai quali, stando alla mitologia greca, fu incatenata Andromeda. E sempre in queste acque il profeta Giona sarebbe finito in pancia alla balena, come ricorda anche una statua all'ingresso dell'antico borgo di pescatori, le cui case sono state trasformate in atelier e gallerie d'arte, affiancate da moschee e chiese di ogni culto cristiano. Orientarsi è facile, i vicoli hanno i nomi dello zodiaco e portano tutti in cima alla collina, al Gan Hapisga, un giardino affacciato sulla città moderna, nata un secolo fa da un sogno diventato realtà.