Le architetture del Novecento Italiano dagli Venti agli anni Quaranta in Italia, sono apparse in altre tre puntate (Viaggi di Repubblica n. 502, n. 522 e n. 545). Nella scorsa puntata, l’ultima opera che abbiamo analizzato era il Cine Impero a Marsala. Rimaniamo in Sicilia, ma ci spostiamo verso la parte centrale, per analizzare le architetture del periodo Razionalista a Enna, per poi risalire prima in Abruzzo, a Pescara, e quindi in Piemonte a Vercelli.
— Enna —
A Enna, dopo la salita, si giunge in piazza Garibaldi, uno spazio monumentale situato nei pressi della centrale via Roma, che negli anni Trenta, in concomitanza con il nuovo ruolo di capoluogo di Provincia, fu oggetto di un progetto urbanistico a cura di Salvatore Caronia riguardante gli edifici pubblici più importanti della città: il palazzo del Governo, quello delle Corporazioni e il palazzo della Banca d’Italia.
Il piano urbanistico, riusciva a mediare tra l’accesso alla città dalla stazione ferroviaria e il nuovo viale panoramico. L’ex Palazzo del Governo, ora sede della Provincia e della Prefettura, sempre del Caronia, è caratterizzato dal volume orizzontale che si staglia sul profilo della città ed è visibile con chiarezza da tutta la vallata. L’architettura del complesso si rifaceva all’essenza formale del Settecento siciliano, privo quindi di qualsiasi decorativismo di facciata, con le sue bicromie e la sua alta, ed essenziale nelle linee, torre civica.
Nella piazza ad est, si impone alla vista il palazzo della Banca d’Italia, progettato da Rocco Giglio, che venne ultimato nel 1939 e inaugurato nel 1940. L’edificio, temporaneamente inutilizzato, è un equilibrato e simmetrico volume a tre livelli, con un piano terra che era adibito agli uffici bancari, mentre nella parte superiore erano collocati gli alloggi di servizio.
Sempre in senso orario, a sud, c’è poi il palazzo Gerancello e l’ex palazzo del Consiglio provinciale delle Corporazioni, ora sede della Camera di Commercio, con il suo volume compatto e il rivestimento in pietra di Calascibetta che lo inserisce compiutamente nel contesto cromatico degli edifici adiacenti. Quindi, a chiudere la piazza a ovest, ecco l’ex palazzo Incisora sede di abitazioni private e la Questura.
— Pescara —
A Pescara, le architetture più rappresentative e monumentali del primo Novecento si affacciano nella piazza d’Italia, che ha al suo interno il Parco giardino Michetti con una fontana realizzata negli anni Cinquanta da Giuseppe Di Prinzio, e un busto (come poteva mancare a Pescara?) di Gabriele D’Annunzio. L’architetto, Vincenzo Pilotti, progettò prima degli anni Trenta un complesso più vasto con una piazza ottagonale, composta da edifici pubblici e da una cattedrale, che però non vennero mai realizzati.
Nel 1927, invece, Pilotti progettò il Palazzo del Governo in pietra bianca, con tre maniche, la cui parte centrale è segnata dai grandi vuoti delle finestre. Sul prospetto furono collocate otto semicolonne binate che sorreggono quattro grandi statue di Guido Costanzo rappresentanti le potenzialità produttive del territorio circostante: il Fiume, il Mare, la Miniera e l'Agricoltura. Oggi, il complesso realizzato, ospita la sede della Provincia con la Prefettura, l'Amministrazione Provinciale e la Biblioteca Provinciale Gabriele D'Annunzio, con all’interno, oltre 150.000 volumi. Oltrepassato il portale di ingresso, si accede al grande Salone dei Marmi.
All’interno, è collocata un’opera che rimane uno dei più importanti lavori pittorici di Francesco Paolo Michetti, pittore e fotografo abruzzese, realizzato nel 1895, rappresentante La figlia di Jorio, tema che più tardi trattò D'Annunzio nella famosa tragedia. La tela, fu di proprietà della galleria nazionale di Berlino, dalla quale nel 1932 l'amministrazione provinciale l'acquistò. In seguito, fu esposta alla XVIII Biennale di Venezia.
Vincenzo Pilotti progetta nel 1935 anche l’attuale Palazzo Municipale, forse l’architettura del primo Novecento più emblematica del complesso e di Pescara. Il volume architettonico si presenta con un forte contrasto cromatico fra i mattoni a vista e il travertino, ed è caratterizzato da un’alta torre, simbolo “civile” molto usato nell’edilizia del Ventennio (spesso con l’orologio su più lati) per marcare la differenza con il campanile, simbolo religioso.
La torre rimane uno dei simboli della città, ed è visibile da molte direzioni. Vi sono poi i piani alti, quasi fuori scala, come, fuori scala sono pure le grandi aperture orizzontali. Sul prospetto, verso il canale, in tre nicchie grandi sculture sottolineano la retorica dell’intervento. A un chilometro più a nord, su corso Vittorio Emanuele, da vedere, il Palazzo delle Poste, opera realizzata negli anni Trenta da Cesare Bazzani, con un prospetto in ordine di otto semi-colonne che ritmano la maestosa architettura.
— Vercelli —
A Vercelli, il quartiere Furia, fu dominato architettonicamente dal Convento dei Carmelitani e dalla chiesa di S.Maria del Carmine. I Carmelitani furono soppressi nel 1802 e da allora iniziò il lento declino delle due strutture; la chiesa del Camine fu demolita nel 1921. Dopo un notevole degrado, il convento cambiò molte destinazioni d’uso e fu abbattuto, nel 1950. La zona circostante subì la stessa sorte e, nel 1930, al suo posto, Ernesto Zumaglini costruì un quartiere razionalista incaricando l’architetto Giuseppe Rosso che diede il suo nome ai portici. Al suo interno, fu costruito il cinema Viotti e il caffè Marchesi.
Nel 1941, nella piazza Zumaglini, fu progettato da Melis e Bernocco, il palazzo della Casa dell’Agricoltore e la Borsa del Riso, che costituisce uno dei fondali della piazza con i suoi portici che occupano i quattro lati, e tra la piazza e il corso, il palazzo dell’INA con la torre di undici piani. Nel 1951 iniziò la realizzazione degli ultimi due palazzi che chiudono la piazza Zumaglini, il palazzo della Banca di Novara (progetto di Giovanni Greppi) e il palazzo dell’INPS. In seguito alla demolizione di edifici preesistenti fu costruita, fra via Mameli e via Duchessa Jolanda il Palazzo della Banca dell’Agricoltura.
— Enna —
A Enna, dopo la salita, si giunge in piazza Garibaldi, uno spazio monumentale situato nei pressi della centrale via Roma, che negli anni Trenta, in concomitanza con il nuovo ruolo di capoluogo di Provincia, fu oggetto di un progetto urbanistico a cura di Salvatore Caronia riguardante gli edifici pubblici più importanti della città: il palazzo del Governo, quello delle Corporazioni e il palazzo della Banca d’Italia.
Il piano urbanistico, riusciva a mediare tra l’accesso alla città dalla stazione ferroviaria e il nuovo viale panoramico. L’ex Palazzo del Governo, ora sede della Provincia e della Prefettura, sempre del Caronia, è caratterizzato dal volume orizzontale che si staglia sul profilo della città ed è visibile con chiarezza da tutta la vallata. L’architettura del complesso si rifaceva all’essenza formale del Settecento siciliano, privo quindi di qualsiasi decorativismo di facciata, con le sue bicromie e la sua alta, ed essenziale nelle linee, torre civica.
Nella piazza ad est, si impone alla vista il palazzo della Banca d’Italia, progettato da Rocco Giglio, che venne ultimato nel 1939 e inaugurato nel 1940. L’edificio, temporaneamente inutilizzato, è un equilibrato e simmetrico volume a tre livelli, con un piano terra che era adibito agli uffici bancari, mentre nella parte superiore erano collocati gli alloggi di servizio.
Sempre in senso orario, a sud, c’è poi il palazzo Gerancello e l’ex palazzo del Consiglio provinciale delle Corporazioni, ora sede della Camera di Commercio, con il suo volume compatto e il rivestimento in pietra di Calascibetta che lo inserisce compiutamente nel contesto cromatico degli edifici adiacenti. Quindi, a chiudere la piazza a ovest, ecco l’ex palazzo Incisora sede di abitazioni private e la Questura.
— Pescara —
A Pescara, le architetture più rappresentative e monumentali del primo Novecento si affacciano nella piazza d’Italia, che ha al suo interno il Parco giardino Michetti con una fontana realizzata negli anni Cinquanta da Giuseppe Di Prinzio, e un busto (come poteva mancare a Pescara?) di Gabriele D’Annunzio. L’architetto, Vincenzo Pilotti, progettò prima degli anni Trenta un complesso più vasto con una piazza ottagonale, composta da edifici pubblici e da una cattedrale, che però non vennero mai realizzati.
Nel 1927, invece, Pilotti progettò il Palazzo del Governo in pietra bianca, con tre maniche, la cui parte centrale è segnata dai grandi vuoti delle finestre. Sul prospetto furono collocate otto semicolonne binate che sorreggono quattro grandi statue di Guido Costanzo rappresentanti le potenzialità produttive del territorio circostante: il Fiume, il Mare, la Miniera e l'Agricoltura. Oggi, il complesso realizzato, ospita la sede della Provincia con la Prefettura, l'Amministrazione Provinciale e la Biblioteca Provinciale Gabriele D'Annunzio, con all’interno, oltre 150.000 volumi. Oltrepassato il portale di ingresso, si accede al grande Salone dei Marmi.
All’interno, è collocata un’opera che rimane uno dei più importanti lavori pittorici di Francesco Paolo Michetti, pittore e fotografo abruzzese, realizzato nel 1895, rappresentante La figlia di Jorio, tema che più tardi trattò D'Annunzio nella famosa tragedia. La tela, fu di proprietà della galleria nazionale di Berlino, dalla quale nel 1932 l'amministrazione provinciale l'acquistò. In seguito, fu esposta alla XVIII Biennale di Venezia.
Vincenzo Pilotti progetta nel 1935 anche l’attuale Palazzo Municipale, forse l’architettura del primo Novecento più emblematica del complesso e di Pescara. Il volume architettonico si presenta con un forte contrasto cromatico fra i mattoni a vista e il travertino, ed è caratterizzato da un’alta torre, simbolo “civile” molto usato nell’edilizia del Ventennio (spesso con l’orologio su più lati) per marcare la differenza con il campanile, simbolo religioso.
La torre rimane uno dei simboli della città, ed è visibile da molte direzioni. Vi sono poi i piani alti, quasi fuori scala, come, fuori scala sono pure le grandi aperture orizzontali. Sul prospetto, verso il canale, in tre nicchie grandi sculture sottolineano la retorica dell’intervento. A un chilometro più a nord, su corso Vittorio Emanuele, da vedere, il Palazzo delle Poste, opera realizzata negli anni Trenta da Cesare Bazzani, con un prospetto in ordine di otto semi-colonne che ritmano la maestosa architettura.
— Vercelli —
A Vercelli, il quartiere Furia, fu dominato architettonicamente dal Convento dei Carmelitani e dalla chiesa di S.Maria del Carmine. I Carmelitani furono soppressi nel 1802 e da allora iniziò il lento declino delle due strutture; la chiesa del Camine fu demolita nel 1921. Dopo un notevole degrado, il convento cambiò molte destinazioni d’uso e fu abbattuto, nel 1950. La zona circostante subì la stessa sorte e, nel 1930, al suo posto, Ernesto Zumaglini costruì un quartiere razionalista incaricando l’architetto Giuseppe Rosso che diede il suo nome ai portici. Al suo interno, fu costruito il cinema Viotti e il caffè Marchesi.
Nel 1941, nella piazza Zumaglini, fu progettato da Melis e Bernocco, il palazzo della Casa dell’Agricoltore e la Borsa del Riso, che costituisce uno dei fondali della piazza con i suoi portici che occupano i quattro lati, e tra la piazza e il corso, il palazzo dell’INA con la torre di undici piani. Nel 1951 iniziò la realizzazione degli ultimi due palazzi che chiudono la piazza Zumaglini, il palazzo della Banca di Novara (progetto di Giovanni Greppi) e il palazzo dell’INPS. In seguito alla demolizione di edifici preesistenti fu costruita, fra via Mameli e via Duchessa Jolanda il Palazzo della Banca dell’Agricoltura.