"We can’t wait. Let’s go 2010" è lo slogan stampato sui cartelloni di ogni aeroporto, sui muri delle città, sui manifesti pubblicitari lungo le autostrade. Il Sudafrica si prepara ai Mondiali di Calcio del 2010 come se attendesse un nuovo evento epocale, capace di confermare l’immagine di un grande Paese in continua evoluzione dopo la fine dell’apartheid e dopo il successo della Truth and Reconciliation Commission, esperienza esemplare di pacificazione nazionale.
Il Sudafrica "can’t wait", «non vede l’ora» che arrivino i Mondiali, come dicono i manifesti, e si vede: autostrade, ponti e impianti sportivi in costruzione, restauro di quartieri storici, aeroporti nazionali e internazionali con imponenti lavori di allargamento. Il calcio, che fino a qualche anno fa era lo sport più amato dai neri e dai coloured, ha contagiato anche i bianchi che, tradizionalmente, preferivano il rugby portato dagli inglesi, di cui il Sudafrica è tra i campioni mondiali con la squadra degli Springbok.
I Mondiali saranno l’occasione per far amare non solo il Sudafrica come un Paese attrezzato e appassionato di sport, ma anche e soprattutto come il Paese della natura, del wellness, dell’avventura e, negli ultimi anni, del buon vino e della buona cucina. Ottimi motivi per visitarlo ma, oltre a tutto questo, dov’è la vera magia del Paese? C’è qualcosa di più che che lo rende unico e che, come percezione per il viaggiatore, si percepisce subito dopo le prime, forti emozioni: c’è ovunque un continuo, fortissimo incontro-scontro della storia e della geografia.
Qui si incontrano e si scontrano in maniera spettacolare (a Capo Agulhas) le onde dell’Oceano Indiano e quelle dell’Atlantico che hanno non solo una forza e un colore diversi, ma anche odori differenti. Le pianure diventano improvvisamente montagne con un effetto di straniamento come nei quadri di Magritte; palme, banani e piante tropicali crescono accanto a pini marittimi e abeti creando paesaggi unici al mondo.
Qui, più che in ogni altra area dell’Africa Australe, i bianchi vennero a contatto e si scontrarono con etnie che avevano una importante e antica cultura; per la costa del Capo, prima della costruzione del Canale di Suez, passavano (e passano ancora) le rotte tra Europa e Oriente: per questo e per le grandi richezze minerarie della nazione, si scontrarono potenze militari e commerciali come la Gran Bretagna e l’Olanda.
Il viaggiatore che voglia conoscere veramente la Rainbow Nation, come l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu ha efficacemente ribattezzato il Sudafrica del dopo-apartheid, non può non unire la conoscenza della natura selvaggia, maestosa e forte dei Parchi Naturali Nazionali e delle Riserve Faunistiche alla visita delle aree storiche del Paese: pezzi d’Europa trapiantati in Africa che, visti dopo la fine dell’apartheid, raccontano una storia molto più complessa di quella conosciuta finora.
Ecco perché proponiamo qui due aree, la prima nel Western Cape per le importanti testimonianze storiche e la dolcezza "europea" dei paesaggi e, la seconda, nell’Eastern Cape ricchissima di bellezze naturali, anch’esse strettamente connesse alla storia della nazione. Uno dei centri che hanno fatto la storia della Provincia del Western Cape, a 40 chilometri da Cape Town (autostrada N2 e strada R10 dall’aeroporto di Cape Town), è Stellenbosch, cuore della Wine Route più importante di tutto il Paese.
Sede delle più antica Università del Sudafrica, fu fondata dagli olandesi nella metà del Seicento in una valle ricca di acqua e fertilissima, che per un lungo periodo rifornì di prodotti agricoli le navi della Dutch East India Company che si fermavano a Città del Capo per i viveri e il ricovero dei marinai malati.
Lungo la valle del fiume Liesbeek, oltre ai cereali, alla frutta e all’insalata che combatteva lo scorbuto dei marinai, furono piantate anche delle viti portate dall’Europa. La valle del fiume si rivelò un paradiso per la viticoltura: niente gelate primaverili, niente grandinate estive, piogge che arrivano solo dopo la fine della vendemmia. Da poco si sono celebrati i 350 anni del primo vino sudafricano; l’agricoltore olandese van Riebeek, il 2 febbraio del 1659, scrisse così nel suo diario: "Oggi, grazie a Dio, il vino è stato spremuto per la prima volta con l’uva del Capo".
Arrivarono poi nel 1688 gli Ugonotti fuggiti dalla Francia per evitare le persecuzioni, portando la loro lunga esperienza vitivinicola: cominciò così la storia del vino sudafricano. Oggi nelle due aree vititivinicole del Sudafrica, in piccola parte nell’area di Durban e, soprattutto, nel Western Cape, le viti piantate sono oltre 3 milioni e mezzo (3,7 per cento dei vigneti mondiali), con oltre il 70 per cento della produzione destinata al vino che viene esportato in America, Asia e Russia.
Nell’ampia Stellenbosch Wine Route, le cantine sono oltre 100, alcune delle quali furono fondate nel ‘700. I vitigni più diffusi sono Cabernet Sauvignon, Shiraz, Merlot, Chardonnay, Sauvignon Blanc e, soprattutto, il rosso Pinotage, vitigno autoctono sudafricano creato nel 1925 da Abraham Izak Perold, agronomo dell’Università di Stellenbosch. Lungo la Wine Route di Stellenbosch non è azzardato parlare di "paesaggio culturale": le colline sono dolci e verdissime come in Toscana, i vigneti si alternano ad antiche case costruite in stile coloniale olandese, stile architettonico chiamato "Cape Dutch" o "boero".
Si tratta di case tutte bianche ad uno o a due piani, con spioventi decorati come nei palazzi di Amsterdam. Edifici di antica eleganza che presidiano aziende vitivicole spesso piccole, specializzate nella produzione di vini di alta qualità, come in Italia e Francia. Sì, perché la vitivinicoltura sudafricana non è solo caratterizzata da vastissime aziende come in Australia, Cile e California, che lavorano su grandi quantità, con terreni e manodopera a basso costo, ma è anche produzione di nicchia di alta qualità.
Ogni anno per testimoniare la cultura del vino, alla fine di luglio (periodo invernale nell’Emisfero Australe), Stellenbosch ospita il Wine Festival, l’appuntamento più importante del Sudafrica per poduttori, operatori e appassionati del vino. A Stellenbosch, nel delizioso centro storico di bassi edifici bianchi con moltissimi negozi di artigianato locale, bar e ristoranti, vale la pena di visitare il Villiage Museum (Ryneveldstreet 37), con i custodi vestiti in abiti d’epoca: comprende quattro antichi edifici, protetti come Patrimonio Nazionale, pieni di mobili, quadri e oggetti originali.
Raccontano l’evoluzione della vita degli europei in quest’area del Sudafrica: dall’arrivo degli olandesi nel Seicento fino alla completa dominazione inglese, il punto di vista, però è quello dei bianchi, poco si dice della vita e dello sfruttamento degli indigeni. Da non perdere, ogni sabato mattina, lo Stellenbosch Organic Farmers' Market nell’ampio cortile della Stellenbosch Waldorf School, con artigianato locale e prodotti agricoli rigorosamente biologici, una testimonianza colorata e vivace dell’impegno ambientalista del Paese.
Capitale amministrativa del Sudafrica è Cape Town (punto di ingresso al Paese, insieme a Johannesburg, per chi arriva in aereo), sull’estremità settentrionale della Penisola del Capo: è dominata dalla spettacolare Table Mountain chiamata così per la sua sommità piatta, meta di escursioni per godere da là una vista su tutta la città e la baia.
Cape Town, primo insediamento europeo in terra sudafricana, fu fondata dagli Olandesi alla fine del Seicento: ora è una città moderna e vivace con tanti grattacieli, monumenti di bronzo ai personaggi eccellenti del Sudafrica, belle spiagge. Conserva molte testimonianze storiche, soprattutto nell’architettura, come il Bo- Kaap, costruito e abitato nell’800 dai lavoratori malesi; oggi è un quartiere molto alla moda, con locali e ristoranti, le sue case basse sono dipinte con colori sgargianti.
Altra area alla moda e vivace di Cape Town è il Victoria & Albert Waterfront frequentatissimo nei weekend, con il Museo Marittimo, l’Acquario, centri commerciali e ristoranti con tutti i tipi di cucina. Dal Waterfront si prende il battello per visitare Robben Island, isola (oggi museo e Patrimonio Unesco) dove fu detenuto Nelson Mandela durante l’Apartheid. L’altro itinerario che proponiamo, quello nell’Eastern Cape, è dedicato alla scoperta della natura, toccato dalla panoramica Garden Route (autostrada N2) che sfiora molte spettacolari località lungo l’Oceano Indiano come Plettenberg Bay, Knysna e Mossel Bay.
Per la presenza dell’aeroporto, punto di partenza per qusto percorso prevalentemente naturalistico, può essere Port Elizabeth, sulla Nelson Mandela Bay, che ospita molte testimonianze storiche dell’epoca coloniale. Ad una settantina di chilometri dalla città, è stato istituito nel 1931, uno dei Parchi sudafricani più ricchi di biodiversità dopo il Kruger, e celebre per ospitare non solo moltissime varietà animali ma soprattutto un gran numero di elefanti: l’Addo Elephant National Park.
Il santuario naturalistico, di 164mila ettari, fu istituito perché, nell’area, erano rimasti solo 11 elefanti, decimati dai cacciatori e dagli agricoltori. Di elefanti se ne contano oggi circa 450 e si possono ammirare anche da vicino. Tra gli altri animali presenti nell’Addo Elephant National Park: antilopi, bufali, rinoceronti, giraffe, zebre, struzzi, manguste, scimmie, leoni.
Curiose e presenti ovunque piccole colline di terra rossa: sono le "città" costruite dalle termiti. Molte di queste metropoli in miniatura sono vecchie di decenni e hanno al loro interno un eleborato sistema di ventilazione e “coltivazioni” di organismi vegetali realizzate dalle termiti.
In questo, come in molti altri Parchi, il visitatore entra e segue i percorsi, rimanendo sulla propria auto o sulle jeep che si affittano; la sensazione è rovesciata rispetto ai bioparchi europei: ci si sente un po’ in gabbia, osservati dagli animali che girano liberi nella natura.
Altro Parco che si incontra lungo la Garden Route è lo Tsitsikamma National Park: si sviluppa per 80 chilometri lungo la costa, la sua Area Marina Protetta è una delle più vaste del mondo. Qui si possono avvistare balene e delfini; il nome, nell’antica lingua locale, significava “luogo con molta acqua”. Centro storico dell’Eastern Cape da visitare è Grahamstown, all’interno, a circa 130 chilometri da Port Elizabeth e un centinaio dall’Addo Elephant National Park. Fu per lungo tempo la seconda più importante città del Cape, centro della Frontier Country dove si scontrarono gli Olandesi con gli indigeni Khoi e Xhosa e, successivamente, i Boeri con gli Inglesi. Sede di un'antica e prestigiosa università, ospita musei e monumenti storici.
Tutte le informazioni nel sito: www.southafrica.net
Il Sudafrica "can’t wait", «non vede l’ora» che arrivino i Mondiali, come dicono i manifesti, e si vede: autostrade, ponti e impianti sportivi in costruzione, restauro di quartieri storici, aeroporti nazionali e internazionali con imponenti lavori di allargamento. Il calcio, che fino a qualche anno fa era lo sport più amato dai neri e dai coloured, ha contagiato anche i bianchi che, tradizionalmente, preferivano il rugby portato dagli inglesi, di cui il Sudafrica è tra i campioni mondiali con la squadra degli Springbok.
I Mondiali saranno l’occasione per far amare non solo il Sudafrica come un Paese attrezzato e appassionato di sport, ma anche e soprattutto come il Paese della natura, del wellness, dell’avventura e, negli ultimi anni, del buon vino e della buona cucina. Ottimi motivi per visitarlo ma, oltre a tutto questo, dov’è la vera magia del Paese? C’è qualcosa di più che che lo rende unico e che, come percezione per il viaggiatore, si percepisce subito dopo le prime, forti emozioni: c’è ovunque un continuo, fortissimo incontro-scontro della storia e della geografia.
Qui si incontrano e si scontrano in maniera spettacolare (a Capo Agulhas) le onde dell’Oceano Indiano e quelle dell’Atlantico che hanno non solo una forza e un colore diversi, ma anche odori differenti. Le pianure diventano improvvisamente montagne con un effetto di straniamento come nei quadri di Magritte; palme, banani e piante tropicali crescono accanto a pini marittimi e abeti creando paesaggi unici al mondo.
Qui, più che in ogni altra area dell’Africa Australe, i bianchi vennero a contatto e si scontrarono con etnie che avevano una importante e antica cultura; per la costa del Capo, prima della costruzione del Canale di Suez, passavano (e passano ancora) le rotte tra Europa e Oriente: per questo e per le grandi richezze minerarie della nazione, si scontrarono potenze militari e commerciali come la Gran Bretagna e l’Olanda.
Il viaggiatore che voglia conoscere veramente la Rainbow Nation, come l’arcivescovo anglicano Desmond Tutu ha efficacemente ribattezzato il Sudafrica del dopo-apartheid, non può non unire la conoscenza della natura selvaggia, maestosa e forte dei Parchi Naturali Nazionali e delle Riserve Faunistiche alla visita delle aree storiche del Paese: pezzi d’Europa trapiantati in Africa che, visti dopo la fine dell’apartheid, raccontano una storia molto più complessa di quella conosciuta finora.
Ecco perché proponiamo qui due aree, la prima nel Western Cape per le importanti testimonianze storiche e la dolcezza "europea" dei paesaggi e, la seconda, nell’Eastern Cape ricchissima di bellezze naturali, anch’esse strettamente connesse alla storia della nazione. Uno dei centri che hanno fatto la storia della Provincia del Western Cape, a 40 chilometri da Cape Town (autostrada N2 e strada R10 dall’aeroporto di Cape Town), è Stellenbosch, cuore della Wine Route più importante di tutto il Paese.
Sede delle più antica Università del Sudafrica, fu fondata dagli olandesi nella metà del Seicento in una valle ricca di acqua e fertilissima, che per un lungo periodo rifornì di prodotti agricoli le navi della Dutch East India Company che si fermavano a Città del Capo per i viveri e il ricovero dei marinai malati.
Lungo la valle del fiume Liesbeek, oltre ai cereali, alla frutta e all’insalata che combatteva lo scorbuto dei marinai, furono piantate anche delle viti portate dall’Europa. La valle del fiume si rivelò un paradiso per la viticoltura: niente gelate primaverili, niente grandinate estive, piogge che arrivano solo dopo la fine della vendemmia. Da poco si sono celebrati i 350 anni del primo vino sudafricano; l’agricoltore olandese van Riebeek, il 2 febbraio del 1659, scrisse così nel suo diario: "Oggi, grazie a Dio, il vino è stato spremuto per la prima volta con l’uva del Capo".
Arrivarono poi nel 1688 gli Ugonotti fuggiti dalla Francia per evitare le persecuzioni, portando la loro lunga esperienza vitivinicola: cominciò così la storia del vino sudafricano. Oggi nelle due aree vititivinicole del Sudafrica, in piccola parte nell’area di Durban e, soprattutto, nel Western Cape, le viti piantate sono oltre 3 milioni e mezzo (3,7 per cento dei vigneti mondiali), con oltre il 70 per cento della produzione destinata al vino che viene esportato in America, Asia e Russia.
Nell’ampia Stellenbosch Wine Route, le cantine sono oltre 100, alcune delle quali furono fondate nel ‘700. I vitigni più diffusi sono Cabernet Sauvignon, Shiraz, Merlot, Chardonnay, Sauvignon Blanc e, soprattutto, il rosso Pinotage, vitigno autoctono sudafricano creato nel 1925 da Abraham Izak Perold, agronomo dell’Università di Stellenbosch. Lungo la Wine Route di Stellenbosch non è azzardato parlare di "paesaggio culturale": le colline sono dolci e verdissime come in Toscana, i vigneti si alternano ad antiche case costruite in stile coloniale olandese, stile architettonico chiamato "Cape Dutch" o "boero".
Si tratta di case tutte bianche ad uno o a due piani, con spioventi decorati come nei palazzi di Amsterdam. Edifici di antica eleganza che presidiano aziende vitivicole spesso piccole, specializzate nella produzione di vini di alta qualità, come in Italia e Francia. Sì, perché la vitivinicoltura sudafricana non è solo caratterizzata da vastissime aziende come in Australia, Cile e California, che lavorano su grandi quantità, con terreni e manodopera a basso costo, ma è anche produzione di nicchia di alta qualità.
Ogni anno per testimoniare la cultura del vino, alla fine di luglio (periodo invernale nell’Emisfero Australe), Stellenbosch ospita il Wine Festival, l’appuntamento più importante del Sudafrica per poduttori, operatori e appassionati del vino. A Stellenbosch, nel delizioso centro storico di bassi edifici bianchi con moltissimi negozi di artigianato locale, bar e ristoranti, vale la pena di visitare il Villiage Museum (Ryneveldstreet 37), con i custodi vestiti in abiti d’epoca: comprende quattro antichi edifici, protetti come Patrimonio Nazionale, pieni di mobili, quadri e oggetti originali.
Raccontano l’evoluzione della vita degli europei in quest’area del Sudafrica: dall’arrivo degli olandesi nel Seicento fino alla completa dominazione inglese, il punto di vista, però è quello dei bianchi, poco si dice della vita e dello sfruttamento degli indigeni. Da non perdere, ogni sabato mattina, lo Stellenbosch Organic Farmers' Market nell’ampio cortile della Stellenbosch Waldorf School, con artigianato locale e prodotti agricoli rigorosamente biologici, una testimonianza colorata e vivace dell’impegno ambientalista del Paese.
Capitale amministrativa del Sudafrica è Cape Town (punto di ingresso al Paese, insieme a Johannesburg, per chi arriva in aereo), sull’estremità settentrionale della Penisola del Capo: è dominata dalla spettacolare Table Mountain chiamata così per la sua sommità piatta, meta di escursioni per godere da là una vista su tutta la città e la baia.
Cape Town, primo insediamento europeo in terra sudafricana, fu fondata dagli Olandesi alla fine del Seicento: ora è una città moderna e vivace con tanti grattacieli, monumenti di bronzo ai personaggi eccellenti del Sudafrica, belle spiagge. Conserva molte testimonianze storiche, soprattutto nell’architettura, come il Bo- Kaap, costruito e abitato nell’800 dai lavoratori malesi; oggi è un quartiere molto alla moda, con locali e ristoranti, le sue case basse sono dipinte con colori sgargianti.
Altra area alla moda e vivace di Cape Town è il Victoria & Albert Waterfront frequentatissimo nei weekend, con il Museo Marittimo, l’Acquario, centri commerciali e ristoranti con tutti i tipi di cucina. Dal Waterfront si prende il battello per visitare Robben Island, isola (oggi museo e Patrimonio Unesco) dove fu detenuto Nelson Mandela durante l’Apartheid. L’altro itinerario che proponiamo, quello nell’Eastern Cape, è dedicato alla scoperta della natura, toccato dalla panoramica Garden Route (autostrada N2) che sfiora molte spettacolari località lungo l’Oceano Indiano come Plettenberg Bay, Knysna e Mossel Bay.
Per la presenza dell’aeroporto, punto di partenza per qusto percorso prevalentemente naturalistico, può essere Port Elizabeth, sulla Nelson Mandela Bay, che ospita molte testimonianze storiche dell’epoca coloniale. Ad una settantina di chilometri dalla città, è stato istituito nel 1931, uno dei Parchi sudafricani più ricchi di biodiversità dopo il Kruger, e celebre per ospitare non solo moltissime varietà animali ma soprattutto un gran numero di elefanti: l’Addo Elephant National Park.
Il santuario naturalistico, di 164mila ettari, fu istituito perché, nell’area, erano rimasti solo 11 elefanti, decimati dai cacciatori e dagli agricoltori. Di elefanti se ne contano oggi circa 450 e si possono ammirare anche da vicino. Tra gli altri animali presenti nell’Addo Elephant National Park: antilopi, bufali, rinoceronti, giraffe, zebre, struzzi, manguste, scimmie, leoni.
Curiose e presenti ovunque piccole colline di terra rossa: sono le "città" costruite dalle termiti. Molte di queste metropoli in miniatura sono vecchie di decenni e hanno al loro interno un eleborato sistema di ventilazione e “coltivazioni” di organismi vegetali realizzate dalle termiti.
In questo, come in molti altri Parchi, il visitatore entra e segue i percorsi, rimanendo sulla propria auto o sulle jeep che si affittano; la sensazione è rovesciata rispetto ai bioparchi europei: ci si sente un po’ in gabbia, osservati dagli animali che girano liberi nella natura.
Altro Parco che si incontra lungo la Garden Route è lo Tsitsikamma National Park: si sviluppa per 80 chilometri lungo la costa, la sua Area Marina Protetta è una delle più vaste del mondo. Qui si possono avvistare balene e delfini; il nome, nell’antica lingua locale, significava “luogo con molta acqua”. Centro storico dell’Eastern Cape da visitare è Grahamstown, all’interno, a circa 130 chilometri da Port Elizabeth e un centinaio dall’Addo Elephant National Park. Fu per lungo tempo la seconda più importante città del Cape, centro della Frontier Country dove si scontrarono gli Olandesi con gli indigeni Khoi e Xhosa e, successivamente, i Boeri con gli Inglesi. Sede di un'antica e prestigiosa università, ospita musei e monumenti storici.
Tutte le informazioni nel sito: www.southafrica.net