Zurigo, non è solo la brillante metropoli finanziaria o l’austera capitale della Riforma protestante di Huldrych Zwingli. I manifesti nelle strade, le pubblicità sui tram, le vetrine delle librerie che festeggiano il Dadaismo, ci ricordano che la prima città elvetica per grandezza ha anche un’anima ribelle: come il movimento creato un secolo fa al Cabaret Voltaire da Tristan Tzara, Hugo Ball, Hans Harp e altri artisti. Durante tutto il 2016, per conoscere i luoghi del Dadaismo, visitare le mostre e assistere agli eventi del centenario – una delle manifestazioni culturali europee più importanti – viene distribuita gratuitamente nei musei e all’Ufficio del Turismo della stazione centrale (Zurich Hauptbahnhof) la guida Dada City Zurich. Le stesse informazioni arrivano dalla app City Guide Zurich, scaricabile con Android e iTunes.
Il percorso suggerito dalla guida comprende più di cento siti, fra teatri, musei, gallerie, bar, ristoranti, strade e piazze.
Tappa d’obbligo è il Cabaret Voltaire (Spiegelgasse 1), nella città vecchia, che propone centosessantacinque serate dadaiste. E al bar vengono servite bevande ispirate al movimento, come il “Cocktail Hugo Ball” a base di prosecco, sciroppo di sambuco e menta fresca. A trenta metri, sempre in Spiegelgasse, al numero 14, c’è la casa dove abitò Lenin che, secondo il saggio “Lenin Dada” scritto da Dominique Noguez, partecipava alle serate del cabaret. Il rapporto tra i Soviet e Dada viene esplorato dallo spettacolo “Was tun? Ein Festakt” (Che fare? Una cerimonia), al Neumarkt Theater (piazza Neumarkt 5, fino al 22 marzo)che, nel 1916, era sede sindacale socialista, frequentata dai dadaisti.
Due locali a Bellevue, là dove la Zurigo medioevale incontra sul fiume Limmat la città “liberty”, il Café de la Terrasse e il Café Odeon, entrambi in Limmatquai e in stile Art Deco, erano cento anni fa ritrovo di artisti, esiliati politici, musicisti, scienziati (come Albert Einstein); i dadaisti erano qui famosi per le accese discussioni culturali e il consumo di champagne.
Dopo pochi mesi dalla fondazione del movimento, gli artisti dovettero lasciare il Cabaret Voltaire perché le soirée non rendevano: si ripresentarono in pubblico il 14 luglio 1916 per una soirée di danza e poesia “senza parole” in una sala del Zunfthaus zur Waag, in Munsterhof 8, sede dal Medioevo della Corporazione dei Tessitori. La stessa sala, oggi, ospita un ottimo ristorante con una vasta cantina di vini svizzeri. Nelle serate dadaiste si beveva vino bianco Rauschling prodotto nell’area di Zurigo.
Alle opere appese nei musei, i seguaci di Tzara preferivano le performance di poesia, danza, provocazione verbale: oggi è un museo, il Kunsthaus in Heimplatz, a custodire alcune delle loro opere più importanti e preziose: 730 pezzi fra disegni, collage (una delle loro invenzioni artistiche), foto, documenti, filmati. Il museo propone fino al 1° maggio la mostra “Dadaglobe ricostruito” che presenta i materiali inviati a Tristan Tzara dai dadaisti europei e americani per una monumentale pubblicazione mai uscita. Altra mostra da non perdere è “Dada Universal”, al Landesmuseum Zurich fino al 28 marzo; tra i tanti pezzi, viene esposta la replica del celebre orinatoio (“Fontana”) di Marcel Duchamp del 1917. Sono ancora molti i luoghi legati al Dada: tra i tanti, Burkliplatz sul lungolago, dove Hugo Ball organizzò una manifestazione contro la Grande Guerra (ogni sabato d’estate sulla piazza c’è un mercatino delle pulci); il ristorante Zum Weissen Schwan di Predigerplatz frequentato da Ball, Hemmings e Huelsenbeck; la biblioteca del Museumsgesellshaft, in Limmatquai, dove consultavano libri e giornali Hans Arp, Lenin, Trotsky e James Joyce.
Tra le altre mostre: “Dada anders”, dedicata alle donne dadaiste (Sophie Taeuber-Arp, Hannah Hoch, Elsa von Freytag-Loringhoven), al Museum Haus Konstruktiv dal 25 febbraio all’8 maggio; “Dada Ambassadors”, ritratti dei dadaisti, tutto l’anno nello storico Hotel Ambassador à l’Opera; “Dada Afrika”, dedicato al rapporto tra Dadaismo e arte africana, al Rietberg Museum dal 18 marzo al 17 luglio. E infine: le cene e gli aperitivi che si possono degustare sui tram storici che partono da piazza Bellevue, quest’anno guarderanno al Dadaismo.
Il percorso suggerito dalla guida comprende più di cento siti, fra teatri, musei, gallerie, bar, ristoranti, strade e piazze.
Tappa d’obbligo è il Cabaret Voltaire (Spiegelgasse 1), nella città vecchia, che propone centosessantacinque serate dadaiste. E al bar vengono servite bevande ispirate al movimento, come il “Cocktail Hugo Ball” a base di prosecco, sciroppo di sambuco e menta fresca. A trenta metri, sempre in Spiegelgasse, al numero 14, c’è la casa dove abitò Lenin che, secondo il saggio “Lenin Dada” scritto da Dominique Noguez, partecipava alle serate del cabaret. Il rapporto tra i Soviet e Dada viene esplorato dallo spettacolo “Was tun? Ein Festakt” (Che fare? Una cerimonia), al Neumarkt Theater (piazza Neumarkt 5, fino al 22 marzo)che, nel 1916, era sede sindacale socialista, frequentata dai dadaisti.
Due locali a Bellevue, là dove la Zurigo medioevale incontra sul fiume Limmat la città “liberty”, il Café de la Terrasse e il Café Odeon, entrambi in Limmatquai e in stile Art Deco, erano cento anni fa ritrovo di artisti, esiliati politici, musicisti, scienziati (come Albert Einstein); i dadaisti erano qui famosi per le accese discussioni culturali e il consumo di champagne.
Dopo pochi mesi dalla fondazione del movimento, gli artisti dovettero lasciare il Cabaret Voltaire perché le soirée non rendevano: si ripresentarono in pubblico il 14 luglio 1916 per una soirée di danza e poesia “senza parole” in una sala del Zunfthaus zur Waag, in Munsterhof 8, sede dal Medioevo della Corporazione dei Tessitori. La stessa sala, oggi, ospita un ottimo ristorante con una vasta cantina di vini svizzeri. Nelle serate dadaiste si beveva vino bianco Rauschling prodotto nell’area di Zurigo.
Alle opere appese nei musei, i seguaci di Tzara preferivano le performance di poesia, danza, provocazione verbale: oggi è un museo, il Kunsthaus in Heimplatz, a custodire alcune delle loro opere più importanti e preziose: 730 pezzi fra disegni, collage (una delle loro invenzioni artistiche), foto, documenti, filmati. Il museo propone fino al 1° maggio la mostra “Dadaglobe ricostruito” che presenta i materiali inviati a Tristan Tzara dai dadaisti europei e americani per una monumentale pubblicazione mai uscita. Altra mostra da non perdere è “Dada Universal”, al Landesmuseum Zurich fino al 28 marzo; tra i tanti pezzi, viene esposta la replica del celebre orinatoio (“Fontana”) di Marcel Duchamp del 1917. Sono ancora molti i luoghi legati al Dada: tra i tanti, Burkliplatz sul lungolago, dove Hugo Ball organizzò una manifestazione contro la Grande Guerra (ogni sabato d’estate sulla piazza c’è un mercatino delle pulci); il ristorante Zum Weissen Schwan di Predigerplatz frequentato da Ball, Hemmings e Huelsenbeck; la biblioteca del Museumsgesellshaft, in Limmatquai, dove consultavano libri e giornali Hans Arp, Lenin, Trotsky e James Joyce.
Tra le altre mostre: “Dada anders”, dedicata alle donne dadaiste (Sophie Taeuber-Arp, Hannah Hoch, Elsa von Freytag-Loringhoven), al Museum Haus Konstruktiv dal 25 febbraio all’8 maggio; “Dada Ambassadors”, ritratti dei dadaisti, tutto l’anno nello storico Hotel Ambassador à l’Opera; “Dada Afrika”, dedicato al rapporto tra Dadaismo e arte africana, al Rietberg Museum dal 18 marzo al 17 luglio. E infine: le cene e gli aperitivi che si possono degustare sui tram storici che partono da piazza Bellevue, quest’anno guarderanno al Dadaismo.