Le due chiavi di lettura che l’isola più grande delle Baleari offre già al primo impatto sono semplici e tuttavia indimenticabili: né castigliano né catalan, si parla mallorquín. C’è una storia variopinta e fascinosa da raccontare, ma un solo artista che ha lasciato un’impronta a colori: Joan Miró che qui ha vissuto dal 1956 fino alla morte, nel 1983. A partire da questa coppia di assunti discende tutto il resto. Ovvero la vocazione balneare di Palma di Maiorca è decisamente meno forte della sua vena artistica, espressa nel centro con un eclettismo architettonico degno di Barcellona.
Sotto il segno di Joan Miró – per capirne meglio i colori e le radici – inizia così un piccolo tour che, alla fine, spinge chiunque a tornare a Maiorca per qualche giorno in più di un breve weekend. La Fondazione Pilar i Joan Miró (Calle de Saridakis 29, a venti minuti di bus dalla Cattedrale) vale da sola il viaggio. A cominciare dall’edificio bianco inondato di luce (grazie alla trasparenza rosata delle “finestre” in alabastro) che sembra “galleggiare” come una nave nello spazio verde. Un parallelepipedo sghembo che custodisce le opere del maestro. Ossia una collezione, donata dall’artista e da sua moglie, che conta qualcosa come 5000 pezzi in ogni materiale possibile. Il patrimonio è circondato da giardini dove le sculture sono perfettamente integrate con la natura.
Si respira la memoria e l’estro di Joan – diventato negli ultimi anni della sua vita l’intellettuale - simbolo della Spagna postfranchista – nel suo studio pensato e realizzato (tra il 1954 e il 1957) con indubbia creatività dal suo amico architetto Llùis Sert, rappresentante del movimento Moderno. All’interno pennelli, tavolozze, cestini e attrezzi del mestiere: sono rimasti lì dal giorno in cui è morto, come lui li ha lasciati. Esattamente come è accaduto agli schizzi sul muro del Son Boter, una casa rurale maiorchina acquistata da Miró per la sua magnifica vista mare e oggi parte del suggestivo complesso della fondazione. Qui si può capire qualcosa di più delle visionarie statue fatte di zucche e martelli, pani, bambole e reti da pesca.
A proposito di suggestioni non si può ripartire senza una visita al luogo-simbolo di Palma: la maestosa Cattedrale, esempio top di gotico spagnolo. Le tre splendide navate e le cappelle dedicate ai santi vorrebbero attenzione per ore, ma alle quattro del pomeriggio si chiudono i battenti. A Maiorca è l’ora del passeggiata.
Sotto il segno di Joan Miró – per capirne meglio i colori e le radici – inizia così un piccolo tour che, alla fine, spinge chiunque a tornare a Maiorca per qualche giorno in più di un breve weekend. La Fondazione Pilar i Joan Miró (Calle de Saridakis 29, a venti minuti di bus dalla Cattedrale) vale da sola il viaggio. A cominciare dall’edificio bianco inondato di luce (grazie alla trasparenza rosata delle “finestre” in alabastro) che sembra “galleggiare” come una nave nello spazio verde. Un parallelepipedo sghembo che custodisce le opere del maestro. Ossia una collezione, donata dall’artista e da sua moglie, che conta qualcosa come 5000 pezzi in ogni materiale possibile. Il patrimonio è circondato da giardini dove le sculture sono perfettamente integrate con la natura.
Si respira la memoria e l’estro di Joan – diventato negli ultimi anni della sua vita l’intellettuale - simbolo della Spagna postfranchista – nel suo studio pensato e realizzato (tra il 1954 e il 1957) con indubbia creatività dal suo amico architetto Llùis Sert, rappresentante del movimento Moderno. All’interno pennelli, tavolozze, cestini e attrezzi del mestiere: sono rimasti lì dal giorno in cui è morto, come lui li ha lasciati. Esattamente come è accaduto agli schizzi sul muro del Son Boter, una casa rurale maiorchina acquistata da Miró per la sua magnifica vista mare e oggi parte del suggestivo complesso della fondazione. Qui si può capire qualcosa di più delle visionarie statue fatte di zucche e martelli, pani, bambole e reti da pesca.
A proposito di suggestioni non si può ripartire senza una visita al luogo-simbolo di Palma: la maestosa Cattedrale, esempio top di gotico spagnolo. Le tre splendide navate e le cappelle dedicate ai santi vorrebbero attenzione per ore, ma alle quattro del pomeriggio si chiudono i battenti. A Maiorca è l’ora del passeggiata.