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Canadian. Lo show della natura visto dal treno

Da Toronto sino a Vancouver in tre giorni e 4 notti. Una vera e propria crociera piena di incontri, tra le Montagne Rocciose e soste nella wilderness del Paese dell'acero
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Bear at left! Orso sulla sinistra!”. Il walkie-talkie del capotreno non ha ancora finito di gracchiare ed eccoci già tutti con il naso incollato al finestrino. Ma siamo nell’ultima carrozza e l’orso non ha certo atteso di vederle sfilare tutte e nove prima di nascondersi tra le conifere. Così a scorgerlo sono stati solo il macchinista che ha dato via radio l’allerta e qualche fortunato compagno di viaggio dei primi vagoni. Scene quotidiane a bordo di The Canadian, treno unico al mondo. O meglio, scene di uno scorcio di viaggio, perché orsi, cervi, volpi e alci sono di casa nelle foreste delle Montagne Rocciose ma noi veniamo dall’acqua dolce del Lago Ontario e siamo diretti a quella salata del Pacifico. E allora partiamo dall’inizio. In Canada come negli Usa le stazioni ferroviarie sono le sorelle povere degli aeroporti: centrali ma tristi come vecchie zie dal passato ormai passato. Ma nel 1867, 150 anni fa, quando nasceva il primo nucleo della federazione canadese, il treno era il futuro e la tratta transcontinentale, completata nel 1885, era la più lunga del mondo. Ora quelle date sono appunti sul taccuino del cronista che un sabato sera di fine primavera attende nella comoda ma vecchiotta lounge della Union Station di Toronto la chiamata al gate di The Canadian, il treno che in tre giorni, quattro notti e altrettanti fusi orari porta sino a Vancouver, sul Pacifico.

Che il viaggio inizi di sera è un bene. Dopo il brindisi (bicchieri di plastica e un volenteroso ma improbabile champagne) con cui il personale vi accoglie a bordo, si prende confidenza con la cabina — il treno non era completo e mi hanno assegnato una doppia che si rivelerà comodissima — e si perlustra il convoglio prima di mettersi a dormire. Tre le classi di viaggio, nei vagoni anni Cinquanta di solido “stainless”, acciaio cromato. L’-E-conomy è l’equivalente della poltrona sul traghetto: sedile comodo ma quattro notti son lunghe da passare. La Prestige ha lussi e prezzi inaccessibili per i comuni mortali. Resta la Sleeper Plus: sistemazioni in cuccette, con privacy ridotta ma decente, o in cabine da una o due persone. Quest’ultima scelta è ottimale: di giorno due ampie poltrone e spazi per le gambe, di notte letto a castello, cuscini, lenzuola candide, lavabo con acqua calda e rubinetto ad hoc per la potabile, ventilatore, amenities varie, armadietto e wc privato; solo la doccia è in comune, a fondo vagone. Sleeper e Prestige condividono la carrozza ristorante: breakfast robusto, pranzo e cena con due primi e tre secondi a scelta cucinati sul momento dallo chef di bordo con ingredienti freschi (niente precotti).

Ma il bello di The Canadian sono le carrozze panoramiche e le lounges in cui indugiare nelle lunghe ore di viaggio, magari partecipando a qualche simpatica attività di bordo come brevi conferenze storico-naturalistiche e sessioni musicali. Caffè e snack sono sempre a disposizione dei passeggeri e compresi nel prezzo. Portate con voi musica per gli auricolari e qualche buon libro. Al resto penserà il Canada in una spettacolare sequenza. Al risveglio dopo la prima notte, i panorami ricordano il Di Caprio delle prime scene di The Revenant (attacco indiano a parte); è infatti l’acqua a sorprendere il viaggiatore in questa tundra semi-artica: acqua di ruscelli, fiumi, paludi e laghi su cui il treno pare navigare e quasi inzupparsi tra milioni di betulle e tane di castori. Poi, passando in Manitoba e Saskatchewan è la volta di praterie sconfinate e di coltivazioni a perdita d’occhio che lasceranno il posto, in Alberta, nel terzo giorno di viaggio, alle torri dei pozzi petroliferi. Ma a bordo tutti preparano obiettivi e smartphone aspettando le Montagne Rocciose, che non deluderanno con gli scenari dell’Atabaska River, del Moose Lake e del Mount Robson, talmente simbolici da essere finiti, con il treno in primo piano e i monti sullo sfondo, sulla banconota da 10 dollari canadesi.
Proprio a Jasper, nel cuore dell’omonimo Parco delle Rocciose, al confine con la British Columbia, c’è una delle soste più lunghe con molti viaggiatori che lasciano il treno per trascorrere qui qualche giorno di trekking. Di tre ore anche la precedente sosta a Winnipeg, capitale del Manitoba; qui è possibile approfittare di una visita guidata organizzata apposta per i viaggiatori di

The Canadian, oppure si può andare a dare un’occhiata all’imponente Museo dei diritti umani, a distanza di passeggiata dalla stazione. Ma le conoscenze più interessanti si fanno a bordo, dove i viaggiatori europei sono molto rari a fronte di una folta presenza di turisti canadesi e americani sempre in vena di fare due chiacchiere davanti a una tazza di caffè (lungo) o nei tavoli da quattro della carrozza ristorante in cui il maître pare divertirsi ad assortire le persone “costrette” a condividere pasti e commenti di viaggio. Chiacchiere e scossoni di stoviglie cessano però due porte più in là, nel silenzio del “dome”, dalle cui vetrate il treno sembra un placido drago che si dimena tra le foreste.
Come in tutti i viaggi, conta l’approccio mentale e qui o ci si annoia o ci si entusiasma. Basta un piccolo binocolo per cogliere i particolari dei paesaggi, davvero superbi e in linea con il gigantismo del continente americano; in cabina conviene portare bagagli (massimo tre) ancora più piccoli di un trolley da aereo ma senza dimenticare medicinali e effetti personali per quattro notti, materiale di lettura e per scrivere, una fornita playlist musicale e l’indispensabile adattatore per la spina del tablet e del telefono. Quest’ultimo “prende” quasi sempre ma il wifi a bordo non c’è. Utile il repellente per insetti durante le soste in estate. A Jasper vale la pena un rapido passaggio al Centro Visite del Parco Nazionale, di fronte alla stazione. Ma attenti agli orari di reimbarco: se il treno riparte senza di voi vi toccherà aspettare due giorni.

L’immensità del Canada quasi vi schiaffeggerà se, lasciata la stazione e mollato il bagaglio in hotel, vi farete portare subito allo Stanley Park di Vancouver. È uno dei parchi urbani più belli del mondo e lì, tra totem indiani e giovani in skateboard, riempirete i polmoni con l’aria del Pacifico avendo ancora negli occhi il film tutto terrestre del viaggio. Peccato per l’orso ma domani si va in gita per mare e nell’obiettivo potreste inquadrare una balena.