Chiese, memoria, tendenze. Cracovia, meta da scoprire
di GIULIA STOK
La città polacca è una destinazione emergente nel panorama europeo. Tra basiliche (imperdibile quella della fortezza di Wawel) e memorie dell'orrore del recente passato, emerge una realtà contemporanea molto vitale e trendy
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Meglio di Londra, Praga, Barcellona, Berlino e Roma. Secondo un recentissimo sondaggio promosso da Zoover, portale di recensioni turistiche, Cracovia è la città preferita dagli olandesi. Gli italiani non farebbero male a seguire il loro esempio: col suo centro storico medievale, le piccole gallerie d’arte e i locali jazz sotterranei, la gastronomia sorprendente e i prezzi concorrenziali, l’antica capitale della Polonia ha molto da offrire. La città porta il peso di una sequela di orrori, ma riesce a gestire la memoria con grande spirito d’umanità, in modo implacabilmente diretto e profondamente costruttivo. Il museo-memoriale di Auschwitz-Birkenau, il campo di Plaszow, la mostra permanente sulla vita negli anni dell’occupazione nazista allestita nella fabbrica di Schindler sono mete doverose.
Molti secoli prima del doloroso Novecento, chi viveva a Cracovia si sentiva al centro del mondo civilizzato. Rinek Glowny, la più grande piazza medievale d’Europa, è lì a dimostrare la grande ricchezza economica e creativa di quel periodo. Dalla forma irregolare, inconsueta per l’occhio italiano, rifiuta di farsi abbracciare tutta ma offre mille prospettive allettanti. Facciate medievali e rinascimentali, una basilica quattrocentesca con torri asimmetriche (frutto di una rivalità tra progettisti fratelli), un grande fondaco orientaleggiante che ospitava il mercato (oggi solo bancarelle turistiche e la Galleria di arte polacca del XIX secolo, altre due piccole chiese traboccanti devozione, caffè ottocenteschi, carrozze con cavalli e pennacchi, artisti di strada, stormi di piccioni, bambini che giocano: Rinek Glowny è ancora il poliedrico cuore delle attività cittadine.
Cracovia. Città che sorprende
L’interno della Bazylika Mariacki è sorprendentemente bello, con le statue policrome, le grandi vetrate, in un insieme dorato e colorato che trasmette, come nelle altre chiese della città di Giovanni Paolo II, una religiosità quasi allegra, mai cupa. Dalla torre dell’orologio ogni ora un trombettista suona l’hejnal, un’antica melodia di allerta, interrotta a metà di una nota in ricordo di un eroico suonatore abbattuto da una freccia nemica. Di sera la piazza e i vicoli circostanti si caricano di ulteriore fascino con le luci dei locali sotterranei: si gustano ottimi arrosti di oca e zuppe di barbabietola da La Chimera, nell’affollamento di quadri, paralumi, tende e velluti da cui occhieggiano animali fantastici, oppure si beve qualcosa ascoltando musicisti jazz da U Muniaka. Restando in superficie, la latteria (sorta di piccola gastronomia self service, genere di ristorazione tipica polacca) Polskie Smaki propone buoni pierogi (ravioli dalla pasta spessa) di formaggio e patate, maiale e strudel di rabarbaro.
Cracovia è talvolta definita la Roma del Nord, per la straordinaria ricchezza delle sue chiese. Le vetrate liberty di San Francesco, con le curiosi decorazioni a viole, confermano il soprannome. La cattedrale più amata di Polonia è però al Wawel, fortezza del X secolo arroccata sulla Vistola a difesa della città. Barocca, conserva il sacrofago di San Stanislao e le tombe dei re. Accanto, si visitano le stanze di Stato con arazzi ed enormi stufe in maiolica, mentre dal soffitto della Sala dei Deputati trenta teste guardano giù, alcune spaventate, altre accusatorie, altre beate di felicità. Qui è esposta anche La Dama con l’Ermellino di Leonardo, recentemente acquistata dallo Stato polacco. Passeggiando sulla collinetta si raggiunge anche la grotta del drago che nel Medioevo terrorizzava la città, e che oggi è ricordato in primavera con una esibizione di aquiloni a lui ispirata.
Draghi anche nelle grondaie zoomorfe del Collegium Maius, l’ala gotica più antica dell’università di Cracovia. Conserva una amplissima collezione di strumenti scientifici e mappamondi, tra cui il più antico finora individuato, e gli oggetti usati da Copernico.
Con una piacevole passeggiata si raggiunge Kazimierz, dove quel che resta del quartiere ebraico (prima della deportazione nel ghetto abitavano 15mila persone, ora la comunità ne conta duecento), dopo anni di silenzioso dolore sta riprendendo vita, e diventa meta artistica e bohémien. Josefa vanta una sfilza di locali estrosi, e ricorda la berlinese Kreuzberg di qualche anno fa. Gli studenti si ritrovano a Plac Novy, sotto le arcate dell’antico mercato, a mangiare zapiekanka (specie di ciabatte farcite), tra fruttivendoli, fioristi, banchi di gioielli e paccottiglia ex sovietica. La Sinagoga di Remuh è ancora in attività, e merita una visita, alle sue spalle, il cimitero ebraico con sepolture del del 500-800.
Un po’ più a Est, il quartiere di Nowa Huta è interessante da esplorare per chi è interessato all’evoluzione cittadina: nacque come esperimento di comunità operaia socialista intorno alla gigantesca acciaieria, poi divenne bacino di sostenitori di Solidarnosc, oggi è di nuovo in fase di trasformazione profonda.