Un gioiello attorno al Castello. La bellezza di Ferrara
di GIULIA STOK
Affreschi nel Castello Estense
Splendida ed effervescente, la città emiliana ha in qualche modo portato ad oggi il gusto per il bello e per il divertissement intellettuale che una fortunata genìa di signori estensi le ha in qualche modo impresso. Tra palazzi e mostre, passando per il quartiere ebraico, scopriamola
2 minuti di lettura
Un capoluogo di provincia, di poco più di 130mila abitanti, nella bassa pianura emiliana. Ce lo si immaginerebbe abitudinario e sonnacchioso, e invece vanta una stagione teatrale e concertistica di tutto rispetto, una rete di piste ciclabili che lo mette al primo posto nelle classifiche italiane, grandi mostre di rilevanza internazionale, persino un festival di musicisti di strada, che richiama partecipanti da tutto il mondo.
Ferrara, un gioiello da scoprire
La piacevole effervescenza culturale di Ferrara è la feconda eredità della famiglia d’Este, che la governò con un mecenatismo raffinato per quasi tre secoli. Leonello si circondò di artisti, letterati, musicisti, Borso commissionò lo splendido ciclo di affreschi dedicati ai mesi dell’anno a Palazzo Schifanoia (proprio così, schifa-noia, ovvero luogo di piaceri e divertimenti), Ercole I promosso il teatro e la letteratura cavalleresca, oltre all’ardito progetto di ampliamento urbanistico della città noto come l’addizione erculea, Ercole II rese il castello simile a come lo vediamo ora, scrigno di affreschi con torri e fossato. Il risultato architettonico è un centro storico squisitamente rinascimentale, per la sua bellezza e uniformità dichiarato patrimonio Unesco nel 1995. Strade acciottolate, ampie facciate in cotto, fregi e archi, una memorabile facciata di cattedrale (ancora coperta dai teli del restauro seguito al terremoto del 2012) che oscilla tra romanico e gotico, e naturalmente il Palazzo dei Diamanti, così chiamato per il rivestimento in bugnato marmoreo a punta di diamante. Il risultato sociale, anche a lungo termine, dell’impronta della signoria estense, è stato il fiorire di nomi di artisti legati alla città: da Ariosto, recentemente celebrato da una grande mostra a Palazzo dei Diamanti, a Giorgio Bassani, narratore della Ferrara ebraica, da scoprire nei vicoli del ghetto intorno a via Mazzini, fino ai pittori Carrà e De Chirico.
Avventurandosi poco a nord del centro, ma restando all’interno della mura, si apprezza la particolarità della già citata addizione erculea, che prevedeva con un piano regolatore ante litteram un pezzo di campagna in città. È l’unico caso in Italia di uno spazio così ampio – ben 4 ettari – dedicato all’agricoltura nel centro storico. E oggi è piacevolissimo da attraversare, tra case basse, tratti di strade sterrate, orti e fattorie didattiche, profumi di erbe e silenzio, passeggiando tra la Certosa di San Cristoforo e il cimitero ebraico. Dal monumento funebre di Bassani, realizzato da Arnaldo Pomodoro, i ciclisti e i corridori che percorrono le mura si possono quasi toccare. Altra particolarità della città, estremamente bike-friendly, è l’anello di 9 km di cinta muraria, interamente percorribile a piedi o, appunto, a pedali.
La Certosa di San Cristoforo
Se si fa tutto il giro, l’appetito non potrà mancare. Fortunatamente, perché l’ottima tradizione gastronomica emiliana neppure qui si smentisce. Si può iniziare con uno spuntino o un piatto veloce nel dehors più chic del centro storico, la pasticceria e gastronomia Il Leon d’Oro, e poi cenare in una delle ottime trattorie nei vicoli cittadini, come Ca d’Frara. Salutisti astenersi: per antipasto salumi d’eccellenza e gnocchi fritti, per secondo la saporitissima salama da sugo. Tra i primi, torna a fare capolino il Rinascimento con i suoi binomi dolce-salato: cappellacci di zucca al ragù e pasticcio di maccheroni, ovvero pasta corta al ragù, besciamella e noce moscata avvolta da una frolla dolce. Come Ferrara: così antico, ma straordinariamente moderno al palato.