Scoperta da Cook, oggi parte sui generis dei Territori d'Oltremare francesi, si trova a due ore d'aereo dalla Gold Coast australiana. Un eden tra mare e monti, vero e proprio santuario di biodiversità
3 minuti di lettura
Uno dei siti marini più belli del pianeta ha preso il nome dalle sue… montagne. Succede quando si è dall’altra parte del mondo — per gli “scopritori”, ovviamente — e quando a scoprirvi è nientemeno che James Cook. Fu infatti il grande esploratore britannico il primo europeo a imbattersi nella grande isola che sta a est dell’Australia e il cui profilo gli ricordò quello delle alture scozzesi: era il 7 settembre 1774, la Nuova Caledonia era nata.
Per la verità e come sempre accade in questi casi, l’isola era già stata “scoperta” da una trentina di millenni dai nativi melanesiani, chiamati kanaky (o Ti-Va-Quere, che significa fratelli della Terra) i quali, e veniamo all’oggi, con le loro vive tradizioni costituiscono il primo fattore di attrazione turistica della Nuova Caledonia. Il secondo è il fatto che l’isola — meglio, l’arcipelago, come vedremo — è una Collettività sui generis Francese d’Oltremare, insomma un pezzo di Francia nel Sud del Pacifico, il che, dal punto di vista dei servizi, delle attività culturali e della qualità della vita in generale è molto apprezzato dai turisti.
Una nota è d’obbligo su quel ”sui generis” pur senza scendere in complessi dettagli amministrativi: si tratta di una forma di autonomia particolare che sfocerà in un referendum da tenersi entro il 2018 per decidere se la Nuova Caledonia si riapproprierà di ulteriori quote di sovranità rispetto a Parigi. Whale watching in Nuova Caledonia
Nella capitale Nouméa si arriva in due ore di aereo dall’Australia ma per gli italiani il tragitto più comodo è quello offerto da Air France via Parigi e Tokyo (o Osaka) e di qui con trasbordo in codeshare (stesso biglietto) sui velivoli di Air Calin, la compagnia locale. Difficile e sbagliato limitarsi a visitare la capitale, benché Nouméa sorga su una penisola circondata da lagune. Altrettanto difficile, però, scegliere dove dirigersi, dopo aver visitato — tappa d’obbligo — il centro culturale Tjibaou che sorge a 10 km dal centro della città e che è stato progettato nel 1998 da Renzo Piano.
L’Unesco ha inserito nelle sue liste del Patrimonio dell’umanità il complesso di sei lagune — tra cui la più grande del mondo con 24mila kmq — che, disseminate lungo le coste che contano anche 1800 km di barriera corallina, sono un santuario di biodiversità e di bellezza. Ma a proposito di biodiversità, da queste parti a far notizia è anche la terraferma dell’isola principale (Grande Terre), dove, grazie all’isolamento, circa l’80% della flora e il 30% della fauna sono di carattere endemico, tanto che, per la gioia dei botanici che qui accorrono a frotte, è stata scoperta la Amborella Trichopoda, una specie “primitiva” considerata la pianta a fiore con il più antico DNA del mondo.
Torniamo, però, al mare, sicuramente la risorsa turistica più importante della Nuova Caledonia, senza far torto a rodei e cowboys — proprio così — che imperversano nelle regioni occidentali dell’isola principale. A detta di molti, nella vera e propria cornucopia di spiagge da sogno che si trovano quaggiù, l’Oscar spetta a quelle dell’Isola dei Pini e a Ouvéa. I pini che danno il nome all’isola non sono quelli marittimi degli italici panorami, sono, invece, giganteschi pini colonna che svettano proprio al bordo delle spiagge bianchissime a loro volta orlate di falesie di corallo. Un gioco di contrasti che lascia a bocca aperta e che è raggiungibile in breve via mare o via aerea da Nouméa, dato che l’Isola dei Pini dista solo 50 km dalla Grande Terre. L’altro must marittimo spetta a Ouvéa, una delle tre Isole della Lealtà a est della Grande Terre. La spettacolare spiaggia bianca di Mouly è lunga ben 25 km e fa parte della lista delle dieci più belle spiagge del mondo. Qui, come su molti altri litorali dell’arcipelago, sorgono strutture ricettive quasi sempre ben integrate nell’ambiente. L'isola dei Pini
Certo, il modo migliore per cogliere tutti gli aspetti della Nuova Caledonia non può che essere un tour completo della Grande Terre (lunga 400 km e larga in media una cinquantina) con annesse puntate sulle isole minori. Ma se non si ha tempo per un soggiorno così lungo o se si è in luna di miele con scarsa propensione per i chilometri in auto — siamo in una destinazione top per i viaggi di nozze — bisogna comunque cercare di non perdere qualche altro aspetto caratterizzante di una meta così particolare. Dalle baie in cui nidificano le tartarughe alle acque in cui capita di nuotare con i delfini, dalle aree di elezione per lo snorkeling a quelle del whale watching sino ai voli panoramici sul “cuore di Voh” il fotografatissimo disegno formato nella foresta di mangrovie, occorre scegliere.
Magari privilegiando le occasioni di incontro con le tradizioni native come “le geste coutumier”. Si tratta di una cerimonia di benvenuto con la quale il capo della comunità kanaky acconsente, donando un tessuto, all’ingresso dello straniero nella propria casa e nella comunità. Probabile in questo caso vedersi offerta la “bougna”, piatto a base di tuberi, banana, pezzi di pollo, granchio o aragosta avvolti in foglie di banana e marinati in latte di cocco prima di essere cotti al forno.