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L'isola del Bounty punta sul cielo. "Dichiarateci santuario, qui le notti sono incredibili"

Non solo acque cristalline e spiagge dorate: per lanciare il turismo la minuscola Pitcairn, dove ancora risiedono i discententi degli ammutinati del 1789, chiede di essere riconosciuta come "Dark Sky Santuary"
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Siete nel nulla, sdraiati sulla spiaggia dove approdarono gli ammutinati del Bounty, Thaiti è a 2200 chilometri a est di distanza e il buio regna ovunque. Lassù, in una musica di cosmici silenzi, le stelle disegnano mondi lontani tutti da immaginare e lì, immersi nello scuro più scuro, il cielo è uno spettacolo che da solo vale l'avventura. 
 
Almeno è quello in cui crede la minuscola Adamtown, capitale dell'isola Pitcairn, nel mezzo dell'oceano Pacifico fra Nuova Zelanda e Cile: per rilanciare il turismo la minuscola Pitcairn ha infatti avanzato richiesta all'Ida (International Dark-Sky association) di essere riconosciuta come un "Dark Sky Santuary", ovvero uno dei pochissimi luoghi remoti al mondo privi di inquinamento luminoso, fragili, lontani e perfetti per osservare le stelle. 
 
Esiste infatti un vero e proprio astro-turismo globale, in rapida crescita, dove appassionati viaggiano dappertutto per osservare fenomeni come l'aurora boreale, stelle cadenti oppure a caccia di particolari eclissi. Per osservare il cielo nel suo massimo splendore al momento, oltre a vari parchi disseminati nel pianeta dagli Usa fino all'Australia, esistono soltanto tre "santuari" riconosciuti dall'associazione internazionale: Aotea, la Great Barrier Island in Nuova Zelanda, il Cosmic Campground (Usa) e la Valle del Elqui in Cile con i suoi osservatori dedicati a Gabriela Mistral. 
  Per entrare a far parte della lista di questi posti unici, scelti per la visione eccezionale  del cielo privo da inquinamento luminoso e noti per "il valore scientifico, naturale ed educativo", l'Ida ogni anno valuta altre candidature e la piccola Pitcairn è certa, per la sua posizione remota, di poter essere accolta in questa ristretta cerchia.
 
Ad oggi nell'isola, che politicamente è uno dei Territori d'Oltremare britannici, come l'atlantica Sant'Elena o le caraibiche Kayman, e dove vivono soltanto una sessantina di persone per lo più discendenti dei famosi ammutinati del 1790, la vita non è affatto semplice. Resta un paradiso per le sue spiagge e le acque cristalline ma la distanza dai grandi centri e la mancanza di ospedali, raccontano i residenti, porta l'esistenza spesso al limite. La bellezza naturale di Pitcairn, i suoi paesaggi vulcanici e il suo cielo "perfetto per le osservazioni della Via Lattea" però, secondo gli abitanti, potrebbero un motivo sufficiente per visitare le isole come turisti. 
 
Per questo, addestrando le guide locali all'identificazione di pianeti, stelle, galassie e nebulose, gli abitanti  sono certi di poter offrire un'esperienza "cosmica" a tutti i viaggiatori e gli avventurieri pronti a spingersi fin laggiù, in quei territori dove servono giorni di navigazione (spesso via Mangareva) per arrivare.
 
"Pitcairn ha incredibili paesaggi e cieli. Come parte del nostro impegno a proteggere il nostro ambiente miriamo a offrire un'esperienza di visione notturna di livello mondiale. Essendo un'isola così incontaminata e remota il nostro anfiteatro naturale offre una posizione ideale per i visitatori intrepidi" ha spiegato Il coordinatore dei viaggi nell'isola, Heather Menzies. 
 
Circondata da acque che compongono la terza più grande area marina protetta del mondo Pitcairn, mentre continua le sue politiche di conservazione dell'ecosistema, ha già avviato le pratiche alla candidatura e invitato per febbraio il professor emerito di Astronomia John Hearnshaw, dell'Università di Canterbury, a vistare l'arcipelago. Dovrà valutare le potenzialità delle notti offerte dalle isole e istruire le guide locali con nozioni base su quel cielo stellato, da lì perfettamente visibile, tutto da scoprire.