Almeno è quello in cui crede la minuscola Adamtown, capitale dell'isola Pitcairn, nel mezzo dell'oceano Pacifico fra Nuova Zelanda e Cile: per rilanciare il turismo la minuscola Pitcairn ha infatti avanzato richiesta all'Ida (International Dark-Sky association) di essere riconosciuta come un "Dark Sky Santuary", ovvero uno dei pochissimi luoghi remoti al mondo privi di inquinamento luminoso, fragili, lontani e perfetti per osservare le stelle.
Esiste infatti un vero e proprio astro-turismo globale, in rapida crescita, dove appassionati viaggiano dappertutto per osservare fenomeni come l'aurora boreale, stelle cadenti oppure a caccia di particolari eclissi. Per osservare il cielo nel suo massimo splendore al momento, oltre a vari parchi disseminati nel pianeta dagli Usa fino all'Australia, esistono soltanto tre "santuari" riconosciuti dall'associazione internazionale: Aotea, la Great Barrier Island in Nuova Zelanda, il Cosmic Campground (Usa) e la Valle del Elqui in Cile con i suoi osservatori dedicati a Gabriela Mistral.
Pitcairn, l'isola del Bounty ora punta sul suo cielo
Non solo acque cristalline, balene, rocce vulcaniche e palme ma anche "un cielo incredibile". I sessanta residenti di Adamtown e discendenti degli ammutinati del Bounty che oggi vivono ancora a Pitcairn, remota isola del Pacifico, per rilanciare il turismo hanno deciso di puntare sul cielo. Lì, a 2200 chilometri da Thaiti, nel buio totale le stelle si vedono talmente bene che l'ente del turismo della minuscola isola ha chiesto che Pitcairn venga riconosciuta come "Dark Sky Santuary", ovvero un santuario del cielo. Al mondo, certificati dall'Ida (International Dark-Sky association), ci sono solo tre santuari ufficializzati in quanto posti privi di inquinamento luminoso e perfetti per osservare le costellazioni: sono Aotea, la Great Barrier Island in Nuova Zelanda, il Cosmic Campground (Usa) e la Valle del Elqui in Cile con i suoi osservatori dedicati a Gabriela Mistral. Adesso anche Pitcairn, deciso a entrare nel circuito dell'astro turismo, chiede di far parte della ristretta ed esclusiva cerchia (a cura di Giacomo Talignani, foto da Pitcairn Island Tourism)
Ad oggi nell'isola, che politicamente è uno dei Territori d'Oltremare britannici, come l'atlantica Sant'Elena o le caraibiche Kayman, e dove vivono soltanto una sessantina di persone per lo più discendenti dei famosi ammutinati del 1790, la vita non è affatto semplice. Resta un paradiso per le sue spiagge e le acque cristalline ma la distanza dai grandi centri e la mancanza di ospedali, raccontano i residenti, porta l'esistenza spesso al limite. La bellezza naturale di Pitcairn, i suoi paesaggi vulcanici e il suo cielo "perfetto per le osservazioni della Via Lattea" però, secondo gli abitanti, potrebbero un motivo sufficiente per visitare le isole come turisti.
Per questo, addestrando le guide locali all'identificazione di pianeti, stelle, galassie e nebulose, gli abitanti sono certi di poter offrire un'esperienza "cosmica" a tutti i viaggiatori e gli avventurieri pronti a spingersi fin laggiù, in quei territori dove servono giorni di navigazione (spesso via Mangareva) per arrivare.
"Pitcairn ha incredibili paesaggi e cieli. Come parte del nostro impegno a proteggere il nostro ambiente miriamo a offrire un'esperienza di visione notturna di livello mondiale. Essendo un'isola così incontaminata e remota il nostro anfiteatro naturale offre una posizione ideale per i visitatori intrepidi" ha spiegato Il coordinatore dei viaggi nell'isola, Heather Menzies.
Circondata da acque che compongono la terza più grande area marina protetta del mondo Pitcairn, mentre continua le sue politiche di conservazione dell'ecosistema, ha già avviato le pratiche alla candidatura e invitato per febbraio il professor emerito di Astronomia John Hearnshaw, dell'Università di Canterbury, a vistare l'arcipelago. Dovrà valutare le potenzialità delle notti offerte dalle isole e istruire le guide locali con nozioni base su quel cielo stellato, da lì perfettamente visibile, tutto da scoprire.