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Benvenuti a Puerto Rico: fra arte e natura, il volto allegro dell'America

Le garitte sul mare sono il simbolo del Paese. La 'Isla del encanto' è un piccolo paradiso definito 'il giardino dietro casa' degli Stati Uniti: bello e un po' dannato, come vi raccontiamo
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El Morro troneggia sul promontorio roccioso, guarda stanco il mare. Dal 1540 attraverso le fessure delle sue garitte ha visto passare navi di pirati, bombardamenti, tempeste, vittorie. Tante storie. Oggi sono rimaste le iguane, fedeli e vecchie guardiane del forte più visitato a San Juan, la capitale di Puerto Rico. Nel castello di San Cristobal si respira tutta la storia di questa isola, passata di mano in mano dei conquistatori europei prima e americani dopo. All'interno è un groviglio di tunnel sotterranei, labirinti, prigioni, rampe e torrette. Alle spalle del mare, l'ingresso dalla città. La chiamano 'Isla del encanto' perché cattura l'occhio e il cuore dei viaggiatori con i colori della città vecchia, l'arte di strada e le gallerie dei maestri, la musica caraibica, il rhum e la fiesta nei bar.


Puerto Rico sembra Cuba, ma ha un'altra faccia. Un'altra storia. Un'altra vita. Qui si sente tutta l'America che Cuba ha tenuto lontana per anni, combattendo per la sua libertà, anche con risvolti negativi. La povertà in questa capitale non si vede, si percepisce appena quando si percorrono chilometri di 'caretera' per spostarsi verso ovest. Ma nel cuore di Puerto Rico, no. I grattacieli sulla spiaggia, i megacentri commerciali con i marchi americani, i ristoranti dove lasciare una mancia da 15 dollari è da poveri. Le catene di alberghi di lusso - Ritz, Hilton, Marriott tanto per citarne qualcuno - si sono scelti la posizione ideale per offrire ai loro clienti il meglio: tratti di spiagge da sogno e panorami caraibici unici. E come in gran parte dell'America più evoluta, anche i taxi qui stanno piano piano scomparendo. Si usa soltanto Uber e funziona benissimo.

La vecchia anima di San Juan è piccola, si snoda in un labirinto di viuzze in cui poi ci si ritrova sempre, in un giro di case giallo, rosso e blu. Sui muri della città si celebra una street art di alto livello, con la mano di artisti dal buon gusto. I negozi che vendono sigari fatti a mano e panama all'ultima moda si alternano a boutique di lusso e gioiellerie. Ma nelle gallerie d'arte si nasconde tutta l'essenza della città. La bellezza dell'isola è riprodotta nelle tele dei pittori che espongono i loro lavori nei cortili signorili di dimore cinquecentesche. I prezzi non sono alla portata di tutti, ma guardare non costa nulla. Sui new jersey posizionati per bloccare le strade ci sono i segni della rivolta: le impronte colorate delle mani dei manifestanti che sono scesi in piazza a fine luglio per ribellarsi contro l'ex governatore omofobo Ricardo Rosselló. E hanno vinto.


Da tutte le finestre della villa si vede il mare. Intorno, i giardini fioriti dei colori tropicali. E' la casa coloniale spagnola dove per 250 anni ha vissuto la famiglia dell'esploratore Juan Ponce de Leòn. Oggi restano la polvere e il silenzio, l'odore acre dei mobili antichi divorati dalle tarme, le foto d'epoca ingiallite alle pareti. Resta il colore del mare. Il campo da basket senza il canestro è diventato terreno delle galline, le case iniziate e mai finite a picco sul mare hanno colori sgargianti come se le avessero pitturate il giorno prima. Le onde sbattono sugli scogli con la bava alla bocca. La bandiera di Puerto Rico è stata dipinta sulla facciata della casa senza stanze, senza mobili. Sono le case di nessuno. Un materasso buttato a terra, sopra la testa neanche un tetto per i vagabondi che ci passano la notte e poi la abbandonano.


E' la Perla, quartiere dove vive una comunità a sè stante, reso noto grazie al video della canzone Despacito, il successo dei cantanti portoricani Daddy Yankee e Luis Fonsi, girato nella baraccopoli. Appena fuori dal cuore del Paese, viaggiando verso ovest su autostrade perfettamente costruite, si raggiunge la seconda città portoricana. Ponce è bella, colorata, viva. 'Ponce es ponce', dicono i portoricani. La vita scorre intorno a plaza Las Delicias: all'ombra di grossi alberi sonnecchiano venditori ambulanti, con la frutta e la verdura raccolta di prima mattina che all'ora di pranzo fermenta sotto il sole. Anziane si riparano dalla calura con i piedi ammollo nella fontana e un grosso ventaglio rosso che va su e giù fra una risata e un'altra.


Appariscente ed eccentrico, il Parque de Bombas è uno degli edifici più fotografati a Puerto Rico. Si tratta della caserma dei pompieri a strisce nere e rosse costruita nel 1882, dove all'interno sono ancora conservati i vecchi strumenti dei vigili del fuoco, uniformi e un'autopompa perfettamente restaurata. Accanto, in contrasto con la caserma, la catedral de Nuestra Senora de Guadalupe - massiccia e turchina - emana un'atmosfera di nobile devozione. La vita scorre lenta a Ponce. Il vecchio portone del Museo di storia è chiuso, eppure la guida lo indica come aperto. Anche secondo gli orari esposti lì davanti dovrebbe essere aperto, ma non si vede nessuno. "Ahorita llegan" (adesso tornano) dice una signora in un sorriso, ma dopo mezz'ora cade ogni speranza. L'orgoglio della città è il Museo de arte disegnato da Edward Durell Stone, che progettò anche il Moma di New York. Ospita la più vasta collezione di arte dei Caraibi con oltre 850 dipinti, altrettante sculture e 500 stampe.


Una coppia si fa fotografare intorno alla piscina con vista panoramica sulla città. Lei indossa un abito lungo arancione, in tinta con fiori della siepe accanto a cui si fa immortalare. Sono giovani, innamorati, stanno per sposarsi e hanno scelto come set per l'album di matrimonio i giardini del Castillo Serrallés, palazzo neospagnolo degli anni Trenta. Un castello come quelli descritti nelle fiabe. Letti a baldacchino ricoperti da pizzi pregevoli, la sala da pranzo quasi medioevale con grosse sedute in legno e massicci candelabri aggrappati al soffitto stonano con i flute e i bicchieri in vetro di Murano disposti sulla tavola apparecchiata. Poi la sala per la colazione e la merenda, intima, con vista sulla città. Una corte nel centro della casa, la biblioteca e uno splendido esemplare di ascensore vintage.


Puerto Rico è nota per le spiagge da sogno e un mare cristallino, soprattutto nelle isole Vieques e Culebra. Ogni giorno traghetti salpano dal porto cariche di turisti desiderosi di nuotare nelle acque immacolate di queste isolette. Il kyte surf si fa invece a Ocean Park: una lunga distesa di sabbia dorata, onde alte e tramonti infuocati con sullo sfondo i grattacieli. Selvaggia e incontaminata, la foresta tropicale El Yunque è un'esplosione di suoni e colori. Le cascate dal getto tonante, grosse e cariche nella stagione delle piogge, non fanno paura ai visitatori più estremi che per un selfie sfidano la corrente e le rocce bagnate per raggiungere il punto più alto.


Pulsa El Yunque, il cuore verde di Porto Rico, con 11 mila ettari di superficie fra boschi di bambù e alberi alti fino a toccare il cielo. E da buon parco nazionale americano che si rispetti è stato organizzato con un sistema di sentieri asfaltati da percorrere in auto o in camper, con tappe nei punti panoramici più significativi fornite di parcheggio e bagni chimici. La comodità prima di tutto. Puerto Rico è come una scatola magica in cui trovare di tutto: natura selvaggia e spiagge immacolate, siti storici e un ricco patrimonio artistico, ottime empanadas e cibo messicano-cubano-americano. Ma anche casinò, grattacieli, centri commerciali con marchi americani e divertimenti di ogni tipo. Bella e anche un po' dannata, una fuga dalla realtà nel 'giardino dietro casa' degli Stati Uniti.