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(ansa)

Ragusa-Dubrovnik non è più isolata dal resto della Croazia e della Ue: ecco il ponte che taglia via mare i 10 km di Bosnia (e le ore di coda)

Lo strallato di 2,4 km sorvola l'acqua, davanti allo sbocco al mare bosniaco, finora passaggio obbligato per i veicoli in transito tra la città dalmata e il resto del Paese: 10 km di strada con due dogane intra-extraUe e annessi ingorghi, soprattutto d'estate
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La Croazia ha inaugurato oggi l'attesissimo ponte di Peljesac-Sabbioncello. La struttura, uno strallato di 2,4 chilometri, unisce finalmente il gioiello Ragusa (di Dalmazia) -Dubrovnik (e l'estremo litorale sud croato) al resto del Paese. Il tutto permette di aggirare una sottile striscia di territorio bosniaco, il cui attraversamento richiedeva il doppio passaggio di confine, tanto ai 90 mila residenti dell'area, quanto ai turisti nazionali e internazionali sempre più attirati - pandemia permettendo - dalla città sito Unesco.

Un lascito delle guerre jugoslave

Il progetto risolve un problema che era tale sin da quando, con lo smembramento della Jugoslavia, le singole ex repubbliche sono diventate Stati indipendenti con annesse frontiere. La regione di Dubrovnik è rimasta tagliata fuori dal resto della Croazia: a separarle, lo sbocco sul mare riconosciuto alla Bosnia. Per gli abitanti dell'estremo lembo sud dalmata, ma anche per …

La Croazia ha inaugurato oggi l'attesissimo ponte di Peljesac-Sabbioncello. La struttura, uno strallato di 2,4 chilometri, unisce finalmente il gioiello Ragusa (di Dalmazia) -Dubrovnik (e l'estremo litorale sud croato) al resto del Paese. Il tutto permette di aggirare una sottile striscia di territorio bosniaco, il cui attraversamento richiedeva il doppio passaggio di confine, tanto ai 90 mila residenti dell'area, quanto ai turisti nazionali e internazionali sempre più attirati - pandemia permettendo - dalla città sito Unesco.

Un lascito delle guerre jugoslave

Il progetto risolve un problema che era tale sin da quando, con lo smembramento della Jugoslavia, le singole ex repubbliche sono diventate Stati indipendenti con annesse frontiere. La regione di Dubrovnik è rimasta tagliata fuori dal resto della Croazia: a separarle, lo sbocco sul mare riconosciuto alla Bosnia. Per gli abitanti dell'estremo lembo sud dalmata, ma anche per i turisti, e per qualunque autotrasportatore che abbia frequentato suo malgrado l'area, è la fine di un incubo, sotto forma delle interminabili ore di coda necessarie, in particolare d'estate, per superare la doppia barriera compressa in soli dieci chilometri, quelli dove scorre quella che fino ad oggi era l'unica via di comunicazione tra nord ed estremo lembo sud croati. Una lembo di costa che si trova quindi in territorio extracomunitario, al contrario della Croazia, che ne è parte dal 2013. Per chi vi transita, un tutt'altro che auspicabile mordi e fuggi in un territorio extra-Ue, con doppia razione di controlli di documenti e merci: quanto basta a compromettere tabelle di marcia e qualità della vita di residenti, autotrasportatori, e turisti.

Code alla frontiera Croazia-Bosnia (afp)

L'inaugurazione cade proprio nel momento giusto. La Croazia dal 1° gennaio 2023 entra definitivamente in Eurozona. In quella stessa data, potrebbe arrivare anche l'ingresso nell'area Schengen: la procedura di ammissione è in uno stadio molto avanzato, dopo che il Consiglio europeo ha avviato, a fine giugno, l'iter formale, che deve passare attraverso un "sì" del Parlamento Europeo  La cancellazione di fatto di un passaggio obbligato in territorio extra-Unione sicuramente gioverà. 

Ora che dunque il grande sogno è stato realizzato, la giornata è diventata per i dalmati (e per i croati in generale) è diventata una grande festa, con tanto di cerimonia ufficiale, presente il premier Andrej Plenkovic, e, in video, il primo ministro cinese Li Kequiang. Suggello questo dell'insolita joint venture, dove un progetto che ha impiegato capitali europei è stato costruito dal consorzio China Road and Bridge Corporation, di norma attivo in Paesi in via di sviluppo.

 

Il contributo dei cinesi

Un'idea, quella di costruire un ponte che aggirasse via mare la città bosniaca di Neum, che è antica quanto lo smembramento della Jugoslavia. I primi lavori, avviati nel 2007, si bloccarono per problemi di budget. Si ripartì dieci anni dopo, a quattro dall'ingresso di Zagabria nell'Unione Europea, quando da Bruxelles arrivarnono 357 milioni di euro, circa l'85 per cento dei 420 milioni ritenuti necessari a portare a termine l'opera, che è poi stata ultimata nei tempi previsti.  Le polemiche con Sarajevo non potevano mancare: gli amministratori di Neum, timorosi che la nascente struttura impedisse l'accesso all'area costiera delle imbarcazioni di grande tonnellaggio, riuscirono a forzare Zagabria ad aumentare l'altezza della struttura agli attuali 55 metri, nonostatante l'ulteriore incremento dei costi.

Una manifestazione di running nelle ore precedenti l'apertura (ansa)

Una manna per il turismo

Il ponte apre al culmine di una stagione turistica che in Croazia sembra destinata a riportare buona parte - se non la totalità - dei 20 milioni di turisti che vi arrivarono nel 2019, ultimo anno pre-pandemia. "Ha un'importanza enorme, non solo dal punto di vista emotivo, per l'aver finalmente collegato il territorio del Paese, ma anche per il turismo e l'economia in generale", ha dichiarato in tempi recenti il ministro dei trasporti croato Oleg Butkovic.

 

Per Smilja Matic, insegnante di musica in pensione, che trascorre regolarmente le sue vacanze a Komarna, località costiera a nord del ponte e della famigerata striscia bosniaca, l'apertura avrà un impatto molto forte per abitanti e turisti. "Significa una nuova via di comunicazione per le persone di questa costa, e per gli abitanti della costiera opposta, ma anche per i turisti: per chi in aereo arriva a Dubrovnik e poi decide di esplorare l'area con un'auto a noleggio, e lo potrà fare senza problemi di frontiera".

Veduta di Ragusa-Dubrovnik (afp)