I laghetti, lucidi come smeraldi, diventano specchi che riflettono tutta la tavolozza dei colori d’autunno. Il giallo acceso dei larici in contrasto con il verde scuro abbaglia la vista, soprattutto a chi arriva quassù dalla città. E poi l’arancione sporco delle chiome e il rossiccio delle foglie a terra. Il foliage è arrivato anche quest’anno, in ritardo, a colorare la Val Masino e a renderla una delle più belle mete lombarde durante la stagione autunnale. “Per il protrarsi a lungo delle temperature di carattere estivo anche in montagna, il foliage è arrivato in ritardo. Proprio in questi giorni stiamo assistendo all'esplosione del colore rosso, oltre al giallo”, spiegano dall’Infopoint Val Masino InLombardia. Questo angolo di Valtellina – di cui fanno parte la riserva naturale Val di Mello, che è la più grande della Lombardia, la foresta regionale dei Bagni di Masino e la valle Predarossa - attira nei weekend frotte di turisti non soltanto per i pizzoccheri e i funghi, ma anche per la bellezza del paesaggio di montagna, raggiungibile con un viaggio di un’ora e mezzo da Milano.
Piana di Predarossa
“Nel fine settimana qui sembra Rimini: folle che vanno e vengono”, commenta una cameriera del ristorante Fiorelli, nella frazione San Martino, a pochi metri dalla grossa area di parcheggio dove si lascia la macchina per iniziare a piedi le escursioni. Qui arrivano turisti da tutto il mondo e sul sentiero più battuto, quello della riserva naturale Val di Mello che in un paio d’ore di camminata porta all’Alpe Pioda, si sentono parlare tutte le lingue. Un bus di coreani in vacanza alla scoperta delle bellezze dell’Italia, una famiglia indiana con giubbotti troppo leggeri per l’aria frizzante di montagna, una coppia di amiche giapponesi che fanno base a Milano e sono venute in giornata munite di smartphone e macchine fotografiche ultratecnologiche per catturare i colori di quella che viene definita la ‘piccola Yosemite d’Italia’. Qui non ci sono le sequoia secolari del leggendario parco in California, ma antichi larici meravigliosi. Però le cascate, i laghetti e i monoliti di granito reggono il confronto fra i due luoghi.
Riserva naturale Val di Mello
E’ proprio questa una delle escursioni più belle e allo stesso tempo alla portata di tutti, ideale anche per chi viene in Val di Mello soltanto in giornata. Partendo dal parcheggio in località Ca’ Panscer, dopo qualche minuto di dolce salita, si apre davanti agli occhi uno degli scorci più spettacolari della valle, con il laghetto Qualido e il ‘bidet della contessa’. Due specchi d’acqua cristallina che d’estate diventano piscine per bambini e adulti coraggiosi, che non temono le fredde temperature, mentre in autunno riflettono i colori degli alberi e delle montagne che vanno in letargo. Uno spettacolo della natura da fotografare a qualsiasi ora del giorno: con il sole, con la pioggia che crea piccoli fori nell’acqua o con la coltre di nubi che taglia a metà le cime.
Sul percorso si incontrano diverse baite e rifugi dove fermarsi per un pranzo tipico a base di polenta, funghi e salsiccia contadina, prima di ripartire. Il più grosso nucleo di baite della valle è a Cascina Piana, un borgo circondato dalle pareti di granito dove capita di vedere le cordate degli arrampicatori. Un villaggio silenzioso - esclusi i weekend, quando la valle viene invasa dai turisti – protetto dalle rocce e dal torrente. Il sentiero prosegue nella foresta, poi tra giganti massi di granito, sopra al ponticello sul torrente Torrone e la cascata della Chiusa. A 1560 metri di altezza si raggiungono gli alpeggi dell’Ape Pioda e lo spettacolo ripaga la fatica.
Riserva naturale Val di Mello
“La Val Masino è una meta molto amata nel periodo autunnale soprattutto dagli appassionati di fotografia per il foliage. La bellissima piana di Predarossa si tinge di giallo con i suoi larici, la foresta dei Bagni di Masino è nota per la sua bellissima faggeta, rara a quelle altitudini. E' l'habitat ideale per la Rosalia Alpina, coleottero che abita la nostra foresta, importante indicatore della salute ambientale del territorio”, confermano ancora dall’Infopoint Val Masino InLombardia. Il sole a valle è pallido e sbiadito, ma arrivati in cima a 1950 metri di altezza, dove partono le escursioni per le piane di Predarossa, brucia sulle tempie come i primi raggi d’estate. Qui in questo periodo dell’anno si possono ammirare le quattro stagioni, tutte assieme: il laghetto smeraldo ricorda le estati fresche, qualche fiorellino di primavera resiste ancora al gelo, gli alberi dalle foglie gialle avvisano che l’autunno è arrivato e le vette innevate in lontananza sono il promemoria che l’inverno è alle porte. Quassù si arriva in auto con un pass di 12 euro acquistato in valle prima di salire e una serie di curve a gomito: ma una volta arrivati sembra di stare in paradiso senza aver ancora iniziato la camminata.
Valle di Predarossa
Si chiama Predarossa perché in questa zona il granito del Plutone del Masino incontra le serpentiniti della Valmalenco e grazie a questo fenomeno geologico le rocce acquisiscono il tipico colore rossastro. In autunno l’effetto visivo da quassù è ancora più scenografico, con la particolarità del fiume Duino che con le sue anse sinuose si snoda per le piane come un grande serpente. Da qui partono trekking più o meno impegnativi: si può salire fino ai 2.559 metri per raggiungere il rifugio Ponti sul Monte Disgrazia, che con i suoi 3.678 metri domina l’intera vallata e protegge le nevi perenni del ghiacciaio di Predarossa.
“In questa valle venivano in vacanza famiglie nobili e prestigiose”, racconta un signore anziano seduto sulla poltrona davanti al camino dell’hotel Rustichella, albergo storico dal 1973, nato come uno dei primi ritrovi della bassa Valtellina in cui si ballava e si ascoltava musica dal vivo, poi trasformato dai proprietari Lino e Valeria in una pizzeria che sfornava tonde napoletane per tutta la valle, oggi albergo e ristorante a conduzione familiare che ospita clienti affezionati e forestieri in cerca di un posto “rustico” - come si definiscono loro - ma tranquillo dove rilassarsi, mangiare bene e a prezzi ancora onesti. “I ‘signori’ però alloggiavano al Grand hotel delle terme, quello dei Bagni Masino, venivano qui per curare la salute”, prosegue l’anziano, che ha tante storie da raccontare.
Foresta dei Bagni Masino
La foresta dei Bagni è un luogo magico e mistico. Quando si passa il cartello ‘Foresta regionale dei Bagni Masino’, la sensazione è quella di piombare in una pace profonda: sembra di essere abbracciati dalla natura, dagli abeti e dai faggi secolari che nascondono il cielo e filtrano sottile la luce. E’ una delle gite consigliate per chi raggiunge questa valle con i bambini, per l’immersione nel bosco che sembra fatato. C’è anche un percorso sensoriale ad anello composto da nove pannelli informativi che raccontano i principali elementi naturalistici che caratterizzano il territorio, anche in linguaggio Braille. Un bagno nei rumori, negli odori di bosco e muschio che cresce sulle rocce e nella bellezza. Qui si trova lo stabilimento termale dei Bagni Masino, che una volta ospitavano anche l’hotel adesso rimasto abbandonato. “L’acqua sgorga ancora in una grotta dietro il vecchio stabilimento termale a una temperatura di 38 gradi circa”, spiegano dall’ufficio turistico. Partendo da qui iniziano una serie di sentieri più o meno difficili a partire dalla prima cascata che si incontra, che nella stagione autunnale scorre potente e fiera fra gli alberi arancioni.
I luoghi del foliage in Italia
La Valtellina non è l’unica regina del foliage. Spostandosi in Piemonte c’è il treno del foliage che collega Domodossola a Locarno, in Svizzera, attraverso la storica ferrovia della Vigezzina-Centovalli, mentre da Tirano (Sondrio) parte il trenino del Bernina, che arriva a St. Moritz attraversando paesini, laghi e montagne e durante l’autunno regala scenari poetici. Anche la zona delle Langhe e del Monferrato offrono scorci unici, con le foglie dei vigneti che virano verso i toni del rosso e del ruggine. Nel Biellese, invece, è l’oasi Zegna ad attirare turisti da tutta Italia per ammirare la bellezza dei boschi in veste autunnale. Il Trentino Alto-Adige non è da meno in quanto a paesaggi iconici da fotografare in questa stagione: dalla Val di Non con i meleti e i vigneti accesi nelle tonalità del rosso alla Val di Funes, ma anche Merano con i Giardini di Castel Trauttmansdorff che si colorano di rosso e giallo e l’altopiano del Renon con il Lärchen brennen, le foreste di larici, aceri, castagni, faggi e betulle da scoprire durante questa stagione.
Trenino rosso del Bernina
Le montagne del Friuli-Venezia Giulia vantano scorci unici per fotografare il foliage, in particolare la conca dei laghi di Fusine con gli specchi d’acqua in cui si riflettono i colori di faggi e abeti rossi, pini e larici che si tingono di caldi colori gialli, rossi, aranciati che ricordano i panorami canadesi. Fra ottobre e novembre i colli Piacentini in Emilia-Romagna si colorano delle sfumature iconiche del foliage. E scendendo più a sud, nel Parco nazionale della Majella in Abruzzo, fra le tappe da non perdere ci sono la foresta di Lama Bianca, a pochi chilometri da Sant'Eufemia a Maiella, con i faggi che creano un tetto colorato e la Valle dell'Orfento, definita 'la valle incantata'. Il bel foliage non è un’esclusiva soltanto del Nord. In Basilicata, per esempio, gli ettari di boschi del Parco nazionale del Pollino si colorano delle più belle tinte autunnali tra pini, aceri e faggi: da non perdere il bosco Magnano, un santuario della natura dominato da aceri, carpini e ontani. Il Parco nazionale della Sila, in Calabria, si mostra in tutta la sua bellezza proprio in questo periodo, con i pioppi e i castagni che cambiano colore, regalando un paesaggio bello e selvaggio.