Il più piccolo è quello di Apecchio, 42 posti e una piccola galleria ricavati nel 1876 all'interno del maestoso Palazzo Ubaldini, uno dei tanti gioielli che l'architetto Francesco di Giorgio Martini disseminò nel ducato di Federico da Montefeltro in pieno Rinascimento. Ma le Marche di teatri e teatrini storici all'italiana ne hanno più di cento, una fioritura straordinaria di sale che tra '700 e '800 aprirono quasi in ogni Comune. Sedici sono solo nella provincia di Pesaro che, pronta a prendere lo scettro di Capitale italiana della Cultura 2024, ne ha raccolti una dozzina in un itinerario tra i teatri storici. Ne è nata una guida gratuita, consultabile online e distribuita in cartaceo negli Iat, nei musei e nelle rocche dei Comuni che aderiscono all'Itinerario della bellezza ideato dalla Confcommercio Marche Nord per promuovere il territorio.
I teatri “condominiali”
Non luoghi di divertimento esclusivo per la corte, ma nuclei pulsanti dell'intera comunità. I teatri nelle Marche nascono in grande maggioranza come “teatri condominiali”: le famiglie nobili e più abbienti “acquistavano” ciascuna il suo palco, rinnovando ogni anno l'impegno, e con quei soldi si pagavano le compagnie di attori girovaghi e si sosteneva l'attività del teatro a beneficio di tutti gli abitanti del borgo. Succedeva nei centri minuscoli come nelle città maggiori.
Il fotoitinerario dei teatri gioiello delle Marche
Era un teatro condominiale il Teatro Rossini di Pesaro, il più grande con i suoi 800 posti, appena riaperto dopo i restauri: fondato nel 1637 adibendo a teatro le scuderie ducali (ne resta, unica traccia, il portale cinquecentesco in bugnato), e poi rifatto nel 1818, quando a inaugurarlo c'era un giovanissimo ma già famoso Gioacchino Rossini, che di Pesaro era figlio illustre, nato nel 1792 nel giorno più bizzarro dell'anno, il 29 febbraio. E lo era il più minuscolo, il già citato Teatro Perugini di Apecchio.
Tra forni del pane e depositi di grano
La smania di avere un posto dove godere degli spettacoli, in origine soprattutto giullarate nel periodo di Carnevale, ha spinto i marchigiani a trasformare in teatro luoghi preesistenti che avevano tutt'altra funzione. A volte con conseguenze sanguigne: zuffe, proteste e malcontento delle classi più povere verso scelte penalizzanti, considerate un capriccio dei più ricchi a loro spese. Molte sono le proteste a Pergola quando, nel 1756, si costruisce il teatro in una parte dei “magazzini dell'abbondanza” dove si conservavano grano e olio e si trovavano il “forno del pan venale”, ossia in vendita, e il Monte di pietà, tutti servizi essenziali per i poveri del borgo: dal 1866 è intitolato a Angel Dal Foco, condottiero cinquecentesco che, in pieno fervore risorgimentale, i cittadini scelsero come simbolo nella loro insurrezione contro lo Stato Pontificio.
E non la presero bene nemmeno i contadini di Cartoceto quando, tra 1725 e 1730, fu sacrificato lo stanzone che serviva da deposito delle olive per far spazio all'attuale Teatro del Trionfo, gioiellino tuttora in restauro, ma accessibile alle visite.
All'ombra delle rocche antiche
In un territorio punteggiato di rocche – Federico da Montefeltro ne commissionò a Francesco di Giorgio Martini ben 136 tra il 1475 e il 1482 – non stupisce che alcuni teatri sorgano dentro o accanto alle fortificazioni. Il salone della Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro, misteriosa struttura dalla pianta a tartaruga, a metà '800 venne trasformato nell'odierno Teatro della Rocca: lo si intuisce dal soffitto a tutto sesto, decorato a fine '800 come il bellissimo sipario dove si ammira una veduta di Sassocorvaro com'era all'epoca. Era invece una chiesetta del '400 dedicata a San Filippo Neri, a pochi passi dalla maestosa rocca roveresca, il piccolo Teatro Apollo di Mondavio, 120 posti oggi ridotti a 60 a norma, anch'esso teatro “comunale” da inizio '700: il palcoscenico occupa quella che era l'abside e la platea l'unica navata. Sovrasta invece la rampa elicoidale, sempre opera dell'architetto Martini, che portava al granaio e alle scuderie di Palazzo Ducale, il Teatro Sanzio di Urbino, tra i più ampi e rilevanti della provincia insieme al Rossini di Pesaro e al Teatro della Fortuna di Fano. Piccolo ma tuttora attivissimo è invece il Teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo, borgo fortificato di tremila anime dove spicca l'imponente Palazzo Della Rovere, del '500: al piano nobile, il teatro all'italiana occupa l'antica sala da ballo.