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Il gesto forte dell’Unesco. Il primo nuovo sito 2024 è il più antico monastero cristiano di Gaza. E la richiesta è palestinese

(afp)
Con procedura d’emergenza, il 46mo comitato World Heritage, in sessione a Nuova Delhi, ha inserito l’antichissimo luogo cristiano di sant’Ilarione nella sua lista, trasferendolo immediatamente nell’elenco dei siti in pericolo. L’entrata della Palestina nell’agenzia Onu aveva scatenato l’uscita di Usa e Israele
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Il monastero di Sant’Ilarione situato nella Striscia di Gaza, è stato inserito simultaneamente, con procedura della massima urgenza, nel Patrimonio dell’Umanità Unesco, e a strettissimo giro, nella lista dei siti in pericolo (Endangered). È accaduto oggi, a Nuova Delhi, nel corso della 46ma edizione del comitato World Heritage, che da qualche giorno si svolge nella metropoli indiana, ma che solo da oggi ha iniziato a esaminare la tentative list, l’elenco delle candidature che i Paesi membri presentano ogni anno e dalle quali scaturiscono le new entry nell’agognato elenco.

La procedura inusuale

Si è quindi trattato della prima azione in una procedura che andrà avanti fino a domenica sera o forse alla mattina di lunedì. Un gesto dal forte valore simbolico per una nomination che proviene dalla stessa Palestina. che dal 2011 è stata ammessa nel comitato e che segue una procedura di protezione “d’urgenza” che l’agenzia delle Nazioni Unite aveva concesso all’area nello scorso dicembre. Nell’annunciare su X la propria decisione per il Monastero di Sant’Ilarione/Tell Umm Amer, l’Unesco la spiega di aver riconosciuto “sia l’eccezionale valore universale di questo sito, sia il dovere di proteggerlo di fronte a pericoli imminenti”.

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Date le minacce imminenti a questo patrimonio nel contesto del conflitto in corso nella Striscia di Gaza, il Comitato del Patrimonio Mondiale ha fatto ricorso alla procedura di emergenza prevista nelle procedure della Convenzione sul Patrimonio Mondiale”, si legge ancora in questo testo.

Un insediamento del IV secolo

“Situati sulle dune costiere del comune di Nousseirat, i resti del monastero di Saint-Hilarion/Tell Umm Amer rappresentano uno dei siti monastici più antichi del Medio Oriente, risalente al IV secolo”, scrive l’Unesco sulle sue pagine web. In rovina in seguito alla distruzione “Prima comunità monastica in Terra Santa”, fondata da sant'Ilarione, “ha permesso la diffusione delle pratiche monastiche nella regione”, “illustrando la prosperità dei centri monastici desertici del periodo bizantino”, secondo l'organizzazione. “La richiesta (viene) dalla Palestina” per la quale “è l’unica possibilità per proteggere il sito dalla distruzione nel contesto attuale”, ha spiegato Lazare Eloundou Assomo, direttore del World Heritage.

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Il caso Palestina-Unesco-Usa-Israele

Una scelta adottata "per consenso" dal Comitato del Patrimonio Mondiale, "il che non era ovvio dato il contesto attuale", ha spiegato un diplomatico delle Nazioni Unite. La Palestina è stata infatti ammessa come membro a pieno titolo nell’Unesco nel 2011, cosa che ha causato inizialmente la sospensione dei contributi degli Stati Uniti, che hanno poi lasciato l’organizzazione nel 2017, sotto la presidenza Trump, seguiti da Israele. Il Dipartimento di Stato americano ha poi giustificato la sua decisione con il “persistente pregiudizio anti-israeliano” dell’Unesco. Nel giugno 2023, però, Washington ha chiesto ufficialmente di rientrare nell’UNESCO, sotto l’egida di Joe Biden, cosa che non ha fatto Israele.

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