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Lungo le rive del Nilo. Oltre milecinquecento anni da scoprire a ritmo lento

Affreschi delle tombe (ph Boscolo) 

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Da Luxor ad Assuan, il Grande Fiume racconta storie millenarie tra templi, leggende e silenzi. Una crociera densa di poesia tra mito, sabbia e acqua, sulle tracce di Agatha Christie
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«Non si può scendere due volte nello stesso fiume» diceva Eraclito. Ma il Nilo non è un fiume qualunque: è lui a scendere dentro di noi, a insinuarsi tra le pieghe dell’anima con la pazienza di chi conosce il segreto del tempo. Navigarlo, da Luxor – l’antica Tebe, capitale spirituale dell’Egitto per più di 1.500 anni – dove si atterra, ad Assuan, è un ritorno all’origine delle cose. È lasciare che l’acqua racconti storie in lingue dimenticate, tra le tombe dei re e le alte colonne. Ogni giorno il “Dio Nilo” svela un volto diverso. Ogni notte, culla sogni che sanno di papiro e spezie, di vento e sabbia. A far entrare in questo mondo, come in una favola moderna, è la lussuosa motonave Sonesta St George dallo stile “inizio secolo” e un ponte da cui osservare il lento scorrere delle rive.

La monumentalità di Karnak

Le escursioni iniziano all’alba mentre il mondo si sveglia in punta di piedi e il sole che sorge svela i dettagli come un archeologo della luce. Così ai Templi monumentali di K…

«Non si può scendere due volte nello stesso fiume» diceva Eraclito. Ma il Nilo non è un fiume qualunque: è lui a scendere dentro di noi, a insinuarsi tra le pieghe dell’anima con la pazienza di chi conosce il segreto del tempo. Navigarlo, da Luxor – l’antica Tebe, capitale spirituale dell’Egitto per più di 1.500 anni – dove si atterra, ad Assuan, è un ritorno all’origine delle cose. È lasciare che l’acqua racconti storie in lingue dimenticate, tra le tombe dei re e le alte colonne. Ogni giorno il “Dio Nilo” svela un volto diverso. Ogni notte, culla sogni che sanno di papiro e spezie, di vento e sabbia. A far entrare in questo mondo, come in una favola moderna, è la lussuosa motonave Sonesta St George dallo stile “inizio secolo” e un ponte da cui osservare il lento scorrere delle rive.

La monumentalità di Karnak

Le escursioni iniziano all’alba mentre il mondo si sveglia in punta di piedi e il sole che sorge svela i dettagli come un archeologo della luce. Così ai Templi monumentali di Karnak, sul lato est della riva, capolavori di architettura e oltre 300 mila metri quadri, il più grande complesso di templi, cappelle e altri edifici a forma di villaggio (Karnak in arabo significa proprio “villaggio fortificato”). Nasce come tempio di culto ed era dedicato agli dei Amon (il dio del sole e dell’aria), Mut (la dea madre) e Khonsu (l’antico dio della Luna e il significato del suo nome è “viaggiatore”). Si è accolti da una fila di statue di Osiride a testa d’ariete. Nella sala ipostila, invece, 134 colonne, alte come grattacieli in mezzo al cielo azzurro e sulle quali sono scritti i nomi dei faraoni che hanno guidato la costruzione, sembrano trattenere il respiro degli dèi. Si dice che la cattedrale di Notre-Dame di Parigi o la Basilica di San Pietro di Roma vi entrerebbe comodamente, tanta è la vastità dello spazio sacro.

Tempio di Karnak (foto Isa Grassano) 

Poco distante, il Tempio di Luxor, dedicato al dio Amon, con le sue statue colossali, un lungo viale fiancheggiato da quaranta gigantesche sfingi, un obelisco rimasto solo (l’altro troneggia a Roma, a San Giovanni), fregi ornamentali e geroglifici da lasciare senza parole. Lo sguardo si perde a destra e sinistra, si sofferma sui particolari, sorride dinnanzi alle divinità come Min, Dio della fertilità e nella sua raffigurazione sono evidenti, sfacciatamente, i suoi genitali.

I colossi di Memnone e la Valle dei Re

Sempre navigando, poi, ci si sposta sulla riva occidentale, la terra dell’aldilà, dove le anime dei faraoni cercavano la vita eterna tra il silenzio e le stelle. Qui i Colossi di Memnone, due statue alte diciotto metri (incluso il piedistallo) scolpite in un unico blocco di pietra calcarea e orientate verso il Nilo e il sole nascente, accolgono come sentinelle millenarie. In passato presidiavano il tempio funerario del faraone Amenhotep III (oggi rimane ben poco).

Si entra poi nella Valle dei Re, il cui paesaggio lunare custodisce le tombe ipogee dei sovrani del Nuovo Regno. Ogni tomba è un racconto: corridoi affrescati con mappe per il viaggio ultraterreno, stanze ornate di stelle, simboli, preghiere e le decorazioni pittoriche che sembrano “appena asciugate”, con colori ancora così vividi da sfidare il passare degli anni. Nagdy, la guida che ci accompagna (studioso di letteratura italiana, egittologia e psicologia), ci spiega che, per gli Egizi, la morte era un passaggio e non una fine: da qui le cure minuziose per il corpo, le formule magiche, i sarcofagi d’oro, le maschere, i cibi offerti, i geroglifici incisi come chiavi per “l’altra vita”. Per preservare le sessantaquattro tombe - tra cui quella di Tutankhamon al centro della necropoli, scoperta nel 1922 - ne sono visitabili dieci a rotazione. I luoghi spesso sono angusti e stretti, o con ripide scalinate (come quella di Rameses I che custodisce pure un sarcofago) ma la vista ripaga anche quel minimo di disagio. Nel pantheon delle divinità, poco distante, emerge la regina Hatshepsut, una delle pochissime donne a ricoprire la carica di faraone. Hatshepsut, governò con saggezza, fece prosperare il paese, e poi fu cancellata dalla memoria dai suoi successori.

Il Tempio di Philae sull’isola di Agilkia 

La nave riparte nel pomeriggio. Il sole scivola dietro la riva ovest e colora il cielo di rame e ambra. Pigramente si raggiunge Esna, dove il Nilo si stringe in una chiusa: qui l’acqua viene sollevata di dieci metri per permettere il passaggio delle motonavi. Sulle rive, un mercato galleggiante improvvisato: uomini in galabeya mostrano tovaglie, sciarpe, teli, sperando di convincere all’acquisto i turisti curiosi. Il commercio avviene con sorrisi, urla e sacchetti con i capi lanciati – dalle barche alla nave e viceversa con i soldi - come messaggi in bottiglia.

La meraviglia di Horus

Si naviga di notte, e al risveglio si approda a Edfu, dove sorge uno dei templi meglio conservati di tutto l’Egitto: il Tempio di Horus, il dio falco, erede di Osiride e Iside. Protetto per secoli dalla sabbia, si presenta maestoso, nella sua forma che ricorda quella di cannocchiale. Varcando il suo ingresso si entra in una cattedrale dell’antico sapere: le sale si fanno via via sempre più piccole e buie, fino ad arrivare al sacrario, Naos avvolto totalmente nell’oscurità. Qui si celebravano riti di purificazione e una delle sale conserva addirittura le iscrizioni di centinaia di ricette di profumi da offrire alla divinità. Più a sud, il Nilo si allarga in curve dolci, come un serpente che si concede una danza. Ed ecco Kom Ombo, il tempio che sorge direttamente sul fiume, e il colpo d’occhio all’arrivo è uno di quelli che non si dimenticano: si gode della sua bellezza con le luci artificiali che fanno risaltare ogni cosa nel buio. È l’unico visitabile in notturna ed anche l’unico tempio doppio dell’antico Egitto, in una perfetta simmetria divisa tra due divinità: Horus, il dio falco e Sobek, il dio coccodrillo.

La Feluca sul Nilo ph Isa Grassano 

Assuan è l’ultima tappa, e forse la più poetica. Qui il fiume rallenta, si frammenta in isole, si veste di sfumature dorate. Le feluche, le barche a vela tradizionali, solcano le acque con lenti movimenti coreografici. È facile sentirsi parte di un dipinto antico, mentre i bambini si avvicinano – spavaldi su piccole tavole da surf - e intonano canzoni in italiano, in modo tale da essere ricompensati con qualche euro. Si ammira da vicino la Grande Diga, importante opera d’ingegneria voluta dal presidente Nasser che ha cambiato il volto del paese, salvandolo da carestie e alluvioni. Il bacino idrico riesce a contenere ben 6000 km di acqua aggiudicandosi in questo modo il primato del più grande lago artificiale. Ma quest’acqua ha creato anche problemi ai vari templi, tra cui quello di Philae (risale al 380 e il 362 a.C. e secondo la mitologia fu sepolto Osiride) che è stato ricostruito pietra su pietra sull’isola di Agilkia, grazie a un salvataggio dell’Unesco. Raggiungerlo in barca è come avvicinarsi a una visione con le colonne decorate, i raffinati capitelli e bassorilievi.

La base di Agatha Christie

Infine, non si può non fare una sosta all’Old Cataract Hotel. Costruito da Thomas Cook su una scogliera di granito rosa, ospitò generazioni di esploratori, scrittori e teste coronate. Qui, Agatha Christie visse per oltre un anno, trovando ispirazione alle vetrate o sul balcone di fronte all’isola Elefantina. È in questa suite che prese forma “Assassinio sul Nilo”, con la lentezza di un crimine perfetto. La scrivania originale è oggi in un corridoio dell’hotel, ma la stanza da bagno pare sia rimasta come allora: era lì, tra i vapori dell’acqua calda, che la scrittrice concepiva i suoi omicidi.

Navigando lungo il nilo all'altezza di Esna ph Isa Grassano 

Anche Winston Churchill soggiornò qui nel 1902, per l’inaugurazione della diga. Vi tornarono in molti: Lady Diana, Jean-Paul Belmondo, Margaret Thatcher.

Tutto il viaggio è un’esperienza di Boscolo (boscologift.com) con il nuovo cofanetto “L’Egitto, la Storia, il Nilo” (permette di vivere un’esperienza di 4 notti e 5 giorni): un tour da Luxor ad Assuan, con pernottamento in motonave, guida esperta, voli interni e visite incluse (per i voli dall’Italia, la compagnia di bandiera EgyptAir offre 24 voli settimanali da Roma a Milano per Il Cairo). Boscolo Tours propone anche l’itinerario “Antico Egitto e Crociera sul Nilo”, un viaggio di 8 giorni tra i tesori del Cairo, le Piramidi di Giza e la navigazione sul Nilo. Un modo elegante e profondo per scoprire questo territorio, non come turisti frettolosi, ma come viaggiatori di altri tempi. E magari, chi lo sa, per iniziare a scrivere anche noi il nostro piccolo romanzo, tra una chiusa e un tramonto, davanti a un tè bollente e un fiume che continua a incantare da millenni.

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