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Lisbona, città di Pessoa, ieri e oggi

Lisbona, città di Pessoa, ieri e oggi
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Su Lisbona sono stati scritti fiumi d’inchiostro: segnalando le destinazioni culturali e storiche molto note della città, riproporremmo cose già viste e lette. Scopriamo qui invece la capitale portoghese attraverso una Guida insolita, originale, concepita forse per non essere pubblicata. Fu scritta da Fernando Pessoa intorno al 1925; il poeta, come spiega Antonio Tabucchi nell’introduzione al capolavoro di Pessoa “Il libro dell’inquietudine”, è come se vivesse sempre «affacciato alla finestra» di Rua dos Douradores, dove lui abitava, anzi, per essere più precisi, è sull’infinito che si affacciava. La vita esterna, quella reale, sembra sia sempre stata a lui estranea, straniera. Per Pessoa valgono le parole del poeta Alvaro de Campos (che era sempre lui): «Una volta ancora ti rivedo, Lisbona e Tago, e tutto. Viandante inutile di te e di me, straniero qui come dappertutto…» (info sul Portogallo: www.visitportugal.com).

Il titolo della Guida è “Lisbon. What the tourist should see” (“Lisbona, quello che il turista dovrebbe vedere”, il testo originale fu scritto in inglese): mai data alle stampe quando il poeta era in vita, fu ritrovata fra le sue carte e pubblicata dopo la morte; le cartine sono tratte da una edizione francese della Guida Baedeker dedicata a Spagna e Portogallo.

Le parole di Pessoa, vero cantore della città, dopo quasi cento anni, sono ancora attuali, perché il centro di Lisbona non è cambiato e, soprattutto, perché, più che una Guida, è una guida sentimentale, un vero e proprio atto d’amore verso questa città baciata dalla luce: «…in un alternarsi di luce e di ombra (o meglio, di luce e di minore luce) il mattino si scioglie sulla città. Sembra che esso non nasca dal sole, ma dalla città…»; e ancora: «Amo il Tago perché sulla riva c’è una grande città. Assaporo il cielo perché lo vedo da un quarto piano di una strada della Baixa. Non c’è niente che la campagna o la natura mi possono dare che sia pari alla maestà irregolare della città tranquilla vista dalla Graça o dal belvedere di San Pedro de Alcantara sotto la luna. Non ci sono per me fiori che siano pari al cromatismo di Lisbona sotto il sole» (brani tratti da “Il libro dell’inquietudine).

Pessoa, inizia “Lisbona, quello che il turista dovrebbe vedere”, spiegando che l’agglomerato urbano si è sviluppato nei secoli su sette colli dai quali si gode una vista spettacolare sui «caseggiati dai molti colori». Per il viaggiatore che viene dal mare (o meglio, dal fiume) «Lisbona appare come un sogno», e le «chiese, le vecchie fortificazioni, i monumenti che emergono tra le case, sembrano araldi di questo luogo delizioso».

Il primo monumento che il poeta cita è la Torre di Belém, costruita nel ‘500 in stile “manuelino” (Patrimonio Unesco dal 1983) affacciata sul fiume Tago e simbolo dei viaggi, delle conquiste e dei commerci dei portoghesi verso la Cina e l’India.

Una volta sbarcati, viene indicato nella Guida, si può subito salire su uno dei colorati tram (una delle icone di Lisbona ieri e oggi) e si è subito in centro, dove Pessoa si propone come «Cicerone per mostrare ai lettori monumenti, giardini e musei». Un punto ideale di osservazione suggerito è Rocha do Conde de Obidos, con il suo giardino, accanto al Museu Nacional de Arte Antiga. Altri giardini da visitare, scrive Pessoa, sono i Giardini Santos e quelli di Praça de Dom Luis dove svetta la statua del Marchese De Sà de Bandera che fu più volte primo ministro nell’800 e si batté per l’abolizione della schiavitù nelle colonie. Altra statua segnalata è quella dedicata al Duca Da Terceira, in Praça de Terceira: il nobile fu più volte primo ministro tra il 1836 e il 1859 contribuendo alla modernizzazione del Paese e alla lotta contro l’assolutismo.

Pessoa indica, poco lontano, anche la stazione dei treni per Cascais, parallela al fiume. Si passa poi attraverso Rua do Arsenal e accanto alla Camara Municipal (Municipio) «uno degli edifici più belli della città», progettato dall’architetto Domingo Parentes, con i suoi scaloni monumentali, gli affreschi, e la tela che rappresenta il Marchese de Pombal e la ricostruzione di Libona dopo il devastante terremoto del 1755. Al centro della piazza antistante il Municipio (Praça do Municipio), Pessoa ci raccomanda di ammirare la colonna a spirale del Pelourinho.

Si apre ora all’occhio (e alle emozioni) del visitatore la più grande piazza di Lisbona, la Praça do Commercio, tutta porticata, con vari edifici pubblici sui tre lati, un arco trionfale, e il fiume Tago sul quarto lato.  Al centro, la grandiosa statua equestre dedicata al Re José I, realizzata da Joaquim Machado de Castro nel 1774.

Il poeta segnala anche il quartiere con le strade tutte ortogonali, a isolati, che si dipana dalla piazza: da lui mai amato, aveva però la funzione “antisismica” di impedire il crollo consecutivo degli edifici medioevali attaccati uno all’altro, come avvenne nel terremoto di metà ‘700. La strada al centro, che parte dall’arco trionfale, è Rua do Ouro, commerciale, con banche, bar e trattorie. Pessoa non lo scrive, ma sotto i portici di Praça do Commercio c’è ancora il suo ristorante preferito, il Cafe Martinho da Arcada. Il poeta cita il ristorante ne “Il libro dell’inquietudine”, dove scrive: «In quel ristorante anzi trattoria, nel cui mezzanino fondo la prosecuzione della mia esistenza».

La statua di Pessoa più amata dai visitatori di Lisbona è un bronzo realizzato nel 1988 da Lagoa Henriques in Rua Garrett (Chiado) davanti al bar A Brasileira: il locale, decorato all’interno in stile Art Déco, aperto dall’inizio del ‘900, fa parte del Patrimonio architettonico Portoghese. Un altro monumento dedicato al poeta è in Largo Sao Carlos.

L’autore de “Il libro dell’inquietudine” segnala poi un altro dei simboli della Baixa di Lisbona, il Santa Justa Elevador (o Elevador do Carmo) che collega Rua de Santa Justa con Largo do Carmo nella parte superiore. L’ascensore fu costruito a fine ‘800 in ferro dall’ingegnere Raoul Mesnier du Ponsard e richiama l’immagine della Torre Eiffel.

Pessoa continua il suo viaggio attraverso Lisbona raccomandandoci di visitare le rovine della Chiesa del Carmo, ora museo, la Praça D.Pedro IV nel Rossio, il Teatro Nacional Almeida Garrett, la monumentale Stazione Centrale Rossio costruita a fine ‘800 in stile “manuelino”, la Praça de Figueira che per molti anni ha ospitato il più grande mercato di Lisbona. Oggi, tra i tanti mercati della capitale portoghese, consigliamo il Time Out Market a Cais do Sodré con prodotti locali e un’ampia scelta di street food.

La lista dei luoghi segnalati nel libro di Pessoa è infinita, e arriva anche nella città più moderna, fino alla Avenida da Libertade, un’ampia arteria alberata che collega Praça dos Restauradores con Praça Marques de Pombal. Il viale fu realizzato tra il 1879 e il 1882 sul modello degli Champs-Elysées di Parigi. Sul viale si affacciano negozi eleganti, grandi firme della moda, alberghi e ristoranti, un locale molto interessante è il JNCQUOI che propone la cucina contaminata da spezie e prodotti provenienti da tutte le ex colonie del Portogallo. Tra i locali storici di Lisbona, nel quartiere della Torre de Belém, che Pessoa definisce nella sua Guida «uno dei monumenti più belli di Lisbona e una delle testimonianze più espressive del potere militare e navale del Portogallo», va assolutamente provata la Pastéis de Belém, una storica pasticceria-caffetteria che serve i deliziosi e caratteristici “pastel” ripieni di crema.

Tra i tanti musei vengono citati l’Academia das Sciencias, il Castelo de Sao Jorge, la Sociedade de Geographia, il Museo d’Arte Contemporanea, il Museo du Bocage; se Pessoa fosse vissuto oggi avrebbe sicuramente parlato del nuovo Museo MAAT (Museo di Arte, Architettura e Tecnologia) un vero e proprio monumento di archeologia industriale, ricavato da una ex centrale a carbone, che in questi giorni propone la mostra “Traverser la Nuit” (info: www.maat.pt).

La Guida si conclude in modo insolito, con la lista dei giornali quotidiani pubblicati a Lisbona negli anni Venti del ‘900, utili, dice Pessoa «se il viaggiatore riesce a leggere il Portoghese», tra questi il Jornal do Commercio e das Colonias, il Diario de Noticias, O Seculo, O Mundo, A Epoca, O Rebate; di ciascuno vengono indicate anche le tendenze politiche e culturali.

Per chi volesse vivere da vicino il poeta, consigliamo una visita alla Casa Fernando Pessoa (info: www.visitlisboa.com, www.casafernandopessoa.pt) in Rua Coelho da Rocha 16: è un museo ricavata nell’appartamento dove visse negli ultimi 15 anni della sua vita con documenti, oggetti e ritratti di Pessoa.

Un buon indirizzo dove soggiornare a Lisbona è il Four Seasons Hotel Ritz Lisbon in Rua Rodrigo da Fonseca 88, vicinissimo a Praça Marques do Pombal e Avenida da Liberdade. L’albergo, impreziosito da arredi di sapore art-deco e da opere di artisti contemporanei, offre agli ospiti la Spa e la piscina interna, un Fitness Centre e un percorso di “running” panoramico all’ultimo piano. Ma la sfida più recente è in linea con concezione moderna degli alberghi: l’apertura verso la città. L’hotel lo fa con il ristorante “Cura”, inaugurato alla fine del 2020, grazie al lavoro dello chef e curatore gastronomico Pedro Pena Bastos, al pasticcere Diogo Lopes, la sommelier Gabriela Marques ha da poco conquistato 1 stella Michelin.