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Foto a cura di Y. Skoulas
Foto a cura di Y. Skoulas 

Sei buone ragioni per visitare Santorini

Da 20 euro. Ingresso in uno dei più suggestivi scavi archeologici di tutta la Grecia: Akrotiri, città portuale di 3.000 anni fa. Tutte le info sono reperibili nel sito dell’Ente Nazionale Ellenico per il Turismo

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Ci sono almeno sei buone ragioni per visitare Santorini, isola con la sua estate che non finisce mai, e celebre in tutto il mondo per le case bianche e blu.

La prima ragione, è perché Santorini è una delle isole più belle e romantiche dello sterminato Arcipelago greco delle Cicladi nel Mar Egeo. Complessivamente, le isole sono 220.

La seconda è che, l’overtourism di luglio e agosto che interessa tutto il Mediterraneo, è notevolmente diminuito.

La terza è la singolarità paesaggistica dell’isola dovuta alla presenza della “caldea”, la depressione creata più di 10mila anni fa in seguito al crollo della volta della camera magmatica di un vulcano: una vera e propria meraviglia della Natura.

Foto a cura di GNTO/Y. Skoulas
Foto a cura di GNTO/Y. Skoulas 

La quarta è il mare: di un colore blu intenso e cangiante a seconda dei fondali.

La quinta sono le spiagge, tutte diverse fra loro e tra le più belle dell’intera Grecia. Prevalentemente sono composte di piccoli ciottoli neri (o sabbia nera), rossi e bianchi, colori e forme generate dal passato vulcanico. I litorali sono quasi tutti circondati da scogliere che li rendono più suggestivi.

Una spiaggia adatta alle famiglie e attrezzata, è Perivolos (Perissa) a sud-est di Santorini, non lontana da Mesa Vouno, la collina dove sorgeva l’antica città di Thera (antico nome dell’isola). Spettacolare è la Spiaggia Rossa, chiamata così per il colore rossastro delle rocce che la circondano; l’arenile, a sud dell’isola, è non lontano dal villaggio di Akrotiri.

La spiaggia di Kamari, che prende il nome dal vicino villaggio, è un’ampia distesa di sabbia nera a 10 chilometri da Fira, la “capitale” dell’isola. Nella parte sud di Santorini c’è un’altra spiaggia coloristicamente suggestiva per il bianco della scogliera che la cinge e per il colore della sabbia: per questo viene chiamata la Spiaggia Bianca.

GNTO/Y. Skoulas
GNTO/Y. Skoulas 

Sempre a sud, c’è una piccola spiaggia chiamata Eros Beach. Perché questo nome? Perché è la più amata dalle coppie, in quando riservata, tranquilla, romantica. Adatta a grandi e piccoli è invece l’ampia spiaggia di Vlychada di sabbia grigio-bianca. Naturalmente non sono queste le uniche spiagge di Santorini, ce ne sono almeno un’altra decina per un’isola decisamente vocata per il mare.

Ma veniamo alla quinta ragione per visitare, non solo ora, ma tutto l’anno, Santorini: le leggende.

Secondo una tradizione popolare, l’isola sarebbe nata da una roccia lanciata nell’Egeo da Eufemo, figlio di Poseidone dio del Mare quando, irato, seppe di aver messo incinta una ninfa.

La leggenda più affascinante riguarda il mito di Atlantide, trasmessoci da Platone nei Dialoghi filosofici del IV secolo a.C.

Come tutti sanno, Atlantide, con tutta la sua civiltà e il suo sapere, sarebbe stata inghiottita dal mare. Ma dov’era? Al centro dell’Oceano Atlantico? Nei Caraibi? Nel Mediterraneo? Una possibile collocazione della mitica isola potrebbe essere nel Mare Egeo orientale, e proprio a Santorini, la cui forma e la formazione della Caldea, sarebbe dovuta all’eruzione del 1456 avanti Cristo.

E a proposito di Atlantide, arriviamo alla sesta ragione per venire a Santorini: i musei e i siti archeologici.

L’isola è sede di un curioso e interessante museo interattivo dedicato appunto al Continente perduto. Propone video, scritti, mappe, plastici, olografie; si trova a Megalochori sulla costa ovest dell’isola. Fira, il centro più importante dell’isola, ospita l’importante Mueo Preistorico di Thera, e quello Archeologico, che propongono i reperti degli scavi della città portuale di Akrotiri, testimonianze dell’Arte e della Civiltà minoica di tutto l’Egeo.

GNTO/Y. Skoulas
GNTO/Y. Skoulas 

Akrotiri era un importante centro commerciale e culturale della civiltà minoica. Akrotiri risale all’Età del Bronzo e affacciava a sud dell’isola chiamata dai Dori Thera (il nome Santorini, creato dai Veneziani che dominarono a lungo l’isola, deriva da Sant’Irene, la basilica di Perissa) ed è chiamata la Pompei dell’Egeo perché fu ricoperta dalle ceneri vulcaniche dovute ad un’eruzione. Le sue antiche rovine furono scoperte nel 1860 e ripresi a metà Novecento.

Interessante è anche il Museo del Vino nel villaggio di Vothonas, creato nel 1870 dalla famiglia di produttori Koutsogiannopoulos; uno dei vini più famosi di Santorini si ottiene dall’uva locale bianca Assyrtiko, ottimo è anche il Vinsanto dolce.

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