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FUGA DA LOS ANGELES - Più che un "remake", un'autocitazione di regista e protagonista

Il ritorno di Jena
più cattivo che a New York

di PAOLO ZEFFERI


Il leggendario Jena Plissken, il più cattivo in un mondo di cattivi, torna a colpire. L'anno è il 2013, e Los Angeles, la città più violenta degli Stati Uniti - pardon, del mondo intero - è diventata - complice un tremendo terremoto - un'isola. Così come nel mitico "1997, Fuga da New York", l'intero territorio della metropoli californiana è stato trasformato nella patria di tutte le più temibili carogne dell'universo, insieme a reietti di ogni tipo: criminali, terroristi, gente senza patria né legge, esclusi ed emarginati. Tra loro anche la figlia del Presidente, che minaccia il paese con un congegno antitecnologico.

La soluzione, come i cultori del vecchio Plissken avranno capito, è sempre la stessa: inviare Jena sul posto, affidandogli una missione a tempo (con il solito congegno pronto a ucciderlo se dovesse fare troppo tardi). Non un seguito della prima puntata, ma un remake. Anzi, un "autoremake", visto che regista e personaggio principale sono ancora John Carpenter e Kurt Russell. Il tema e lo stile sono gli stessi, e simile - sia pure aggiornata: del resto sono passati 16 anni dalla prima fuga - è la cupa, inquietante atmosfera notturna delle due metropoli, dalla vecchia Manhattan alle freeway californiane.

E in questa atmosfera si muove Kurt Russell. Nel film originale era Snake, serpente. Ma la traduzione che lo ha fatto diventare Jena non gli rende sufficientemente giustizia. Un uomo d'azione, già eroe di guerra. Un animo nobile, ma inguaribilmente ribelle. In una parola l'unico in grado di salvare il presidente degli Stati Uniti precipitato con il suo aereo su Manhattan, trasformato in carcere di massima sicurezza e, con lui, portare in salvo i risultati di una fondamentale ricerca scientifica. Jena ha 24 ore per portare a termine la missione, pena la morte immediata provocata da una bomba inserita all'interno del suo corpo.

Naturalmente ce la fa, dopo aver incontrato gli abitanti della grande prigione: cattivissimi come Lee Van Cleef, amichevoli come il tassista Ernest Borgnine, feroce come il duca Isaac Hayes. E insieme a loro la varia umanità di una terra che, con le sue cupe atmosfere, con il suo sapore "noir", ha saputo segnare un'epoca, aprendo la strada all'apoteosi di "Blade Runner". Benda sull'occhio, muscolatura in evidenza, spirito anarchico, la sicurezza di chi non ha più niente da perdere: Jena-Snake Plissken ha in Kurt Russell il suo interprete ideale. E Carpenter trova qui - accompagnato da una colonna sonora memorabile, praticamente perfetta, composta da lui stesso insieme ad Alan Howarth - i l'apice del suo cinema sospeso tra avventura e disincanto, tra grande tensione e originale fantasia.

La critica americana ha stroncato, in modo davvero esagerato, quasi spocchioso, il ritorno di Jena sugli schermi. La verità è che "Fuga da Los Angeles" è un film divertente e senza grandi pretese, se non quelle di creare atmosfere oscure e piene di tensione in grado - spesso e volentieri - di provocare un po' di nostalgia: il gusto del deja-vu, le tappe sempre uguali di Jena, e ancora di più il suo mondo, il suo semplice e diretto codice morale, il suo solitario e quasi "privato" riscatto.


Fuga da Los Angeles

John Carpenter