Straordinaria,
la forza di un vulcano: può scatenarsi in impetuosi fiumi di lava;
può riversare lapilli e onde di calore, acqua e gas; può
persino provocare terremoti. E, soprattutto, può esplodere in qualsiasi
momento, e senza alcun motivo apparente. E' l'eterna lotta dell'uomo con
la natura, ma anche l'eterna battaglia tra la certezza di una verità
a cui nessuno vorrebbe credere e l'ottusità di chi non sa guardare
aldilà del proprio naso, il tema di Dante's Peak - La furia della
montagna, ennesimo capitolo della lunga saga cinematografica del genere
catastrofista.
Dante's Peek è una località idilliaca che si trova ai
piedi di un gigante addormentato: un grande vulcano che, durante un controllo
di routine da parte di un geologo, dà un segnale del suo prossimo
risveglio. Il geologo si accorge del rischio imminente, ma nessuno lo ascolta.
Così l'allarme scatta quando ormai è troppo tardi e "la
furia della montagna", come recita il sottotitolo italiano, può
scatenarsi in tutta la sua violenza.
Il film, diretto dall'australiano Roger Donaldson, è interpretato
da Pierce Brosnan nei panni del vulcanologo e da Linda Hamilton in quelli
del sindaco della città (i cui figli, tanto per dare un po' più
di gusto alla vicenda, sono saliti sul vulcano in cerca della nonna). E'
un film costato 160 miliardi, impreziosito da effetti speciali di straordinaria
efficacia e da scene di grande spettacolarità, tanto elementare
- e persino scontato - nello sviluppo della storia quanto ricco di suspence,
ottimamente bilanciato tra tensione e drammaticità.
Donaldson chiedeva una cosa sola a questo film: "Dare al pubblico
scosse di adreanalina". Un obiettivo forse limitato, come in tutti
i film di questo genere, che nascono per esorcizzare le proprie paure guardando
in faccia lo spavento altrui. Limitato, ma raggiunto alla perfezione.
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Dante's
Peak
Il regista
Pierce Brosnan
Linda
Hamilton
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