L'aspetto
più curioso di Restoration, l'ultima fatica cinematografica
di Michael Hoffman, si nasconde nel curriculum del regista: autore, tra
gli altri, di quel Bolle di sapone che è stata forse la parodia
più azzeccata dell'effimero e stucchevole mondo delle soap-operas
televisive. Si, perchè questo Restoration, sfarzoso e bislacco fumettone,
è - nella sua presentazione e nel suo svolgimento, nell'organizzazione
della trama e nella presentazione dei personaggi, ma anche persino nei
tempi della recitazione - la sublimazione finale dello stile soap, qui
in una versione barocca che pare la via di mezzo tra un film di cappa e
spada, uno sceneggiato televisivo in costume degli anni Sessanta e il film
immaginario di un epigono distratto e superficiale del Peter Greenaway
più visionario.
Gli anni descritti sono quelli del trionfo del Barocco, vissuti nell'Inghilterra
della Restaurazione, quando dopo la morte di Oliver Cromwell la monarchia,
impersonata da re Carlo II, ritornò al suo posto e ai suoi consueti
fasti. E' lì che si dipana la vicenda, un complicato intreccio di
passioni e tradimenti, di amore e di morte, di sfarzi e di inaudite sontuosità,
di ricche corti e di capricciosi cortigiani. Grande produzione, bellissimi
costumi, splendide scenografie accompagnano il percorso di uno studente
in medicina che diventa veterinario di corte, e poi riceve un titolo e
una proprietà per sposare un'amante del re, di cui poi, nonostante
gli accordi, si innamora. L'uomo perde tutto e da lì l'intreccio
si complica, prevedendo in seguito anche un passaggio della peste e un
ritorno alle arti mediche. Complicata la trama, bravi gli interpreti, ma
completamente fuori misura il complesso del film: troppo attento ai particolari,
troppo scenografico, opulento e artificioso, ma al tempo steso privo di
un carattere unitario e, a tratti, noioso come potrebbe esserlo solo un'interminabile
puntata di una qualunque soap-opera. |
Restoration
I protagonisti
Il regista e il costumista
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