L'autunno delle autocrazie
di Bernard Guetta , di Bernard GuettaLa libertà conduce per tre a zero contro le dittature. Come non rallegrarsi? Come non pensare agli iraniani, agli ucraini, ai cinesi, ai russi stessi e a tante altre vittime di tanti altri satrapi che stavano già gioendo nel vedere il loro amico Putin far fare passi indietro alla democrazia?
La teocrazia iraniana si è decisa a chiedere ai suoi parlamentari un riesame della legge che aveva reso obbligatorio il velo. Non si può ancora escludere una brutta sorpresa, ma tutto lascia intendere che si vada verso un allentamento e forse addirittura a un ritorno della libertà di coprirsi i capelli o meno, perché questo chiedono le correnti più liberali del regime, perché il clero stesso è diviso, perché ques…
La libertà conduce per tre a zero contro le dittature. Come non rallegrarsi? Come non pensare agli iraniani, agli ucraini, ai cinesi, ai russi stessi e a tante altre vittime di tanti altri satrapi che stavano già gioendo nel vedere il loro amico Putin far fare passi indietro alla democrazia?
La teocrazia iraniana si è decisa a chiedere ai suoi parlamentari un riesame della legge che aveva reso obbligatorio il velo. Non si può ancora escludere una brutta sorpresa, ma tutto lascia intendere che si vada verso un allentamento e forse addirittura a un ritorno della libertà di coprirsi i capelli o meno, perché questo chiedono le correnti più liberali del regime, perché il clero stesso è diviso, perché questo vogliono ottenere i manifestanti malgrado la violenza della repressione. Questo domandano le donne che girano con il capo scoperto a Teheran. E adesso, in pratica, a questa dittatura non resta più molta scelta.
Certo, potrebbe benissimo continuare ad aprire il fuoco con le mitragliatrici sui cortei di pacifisti, ma finora questo non ha fatto altro che spingere sempre più persone a scendere in piazza, allontanare le regioni curde e sunnite da uno Stato in sostanza sciita, far passare il Paese dalla collera alla rivolta e dal rifiuto del regime alla rivoluzione.
La teocrazia deve mollare subito la zavorra. Sembra averlo capito, ma forse è troppo tardi in ogni caso, perché la parvenza di un compromesso non basterà più e le vere concessioni potrebbero benissimo incoraggiare questo Paese a rivendicare la sua modernità e a uno stesso tempo le libertà democratiche alle quali aspira.
Non facciamoci illusioni. Non è ancora il momento, perché alla teocrazia potrebbe subentrare una dittatura militare ma - proprio come la rivoluzione iraniana del 2009 preannunciò le Primavere arabe del 2011 - una vittoria della libertà a Teheran potrebbe infondere nuova speranza al Maghreb e al Mashreq dove cova la rivolta delle donne.
È con la lente d'ingrandimento che si deve seguire quello che accade a Teheran. E che dire allora di Pechino? Xi Jinping si era appena assiso in trono come un secondo Mao, e il congresso del partito aveva appena redatto un vademecum del suo "pensiero", quando... patatrac, ecco che i manifestanti ne hanno chiesto le dimissioni. Il movimento deve essere così forte - molto più di quanto non si veda - che l'imperatore cinese sta mollando a sua volta la zavorra e sta aprendo le porte dei connazionali in isolamento.
È pur sempre meglio che ostinarsi nell'errore ma, per evitare che le manifestazioni si allarghino ovunque, Xi corre il rischio di lasciare briglia sciolta all'epidemia perché la popolazione è poco vaccinata, perché il vaccino cinese per altro non convince del tutto, perché la politica dello zero Covid ha impedito che si sviluppasse l'immunità di gregge. Qualsiasi cosa farà, l'imperatore della Cina si imbatterà in difficoltà ancora più grandi perché si è fatto molti nemici tra gli alti dirigenti del partito e le grandi fortune del Paese.
La rupe tarpea è sempre vicina al Campidoglio e quello che è vero a Pechino lo è altrettanto a Mosca. Anche lì Vladimir Putin è l'unico comandante a bordo, ma la seccatura per lui nasce dal fatto che sul ponte ci sono sempre meno persone perché il numero dei suoi sostenitori continua ad assottigliarsi e quindi incontra difficoltà tanto nel ribaltare le sorti della guerra quanto nel rallentare il calo del tenore di vita. Il re, ormai, è quasi completamente nudo, perché i suoi complici stanno iniziando a pensare di non avere voglia di annegare con lui.
Questo è l'autunno degli zar e mentre Trump e Orbán non la smettono di inciampare e di fare passi falsi, le democrazie... Beh, come dire? Nelle democrazie niente potrebbe essere più complicato di come è, perché il gas e l'elettricità mancano, i grandi partiti sono in pessime acque, l'inflazione aumenta, l'indice di popolarità delle classi dirigenti è assai basso e l'estrema destra è in agguato. Nelle democrazie non funziona più niente, ma la libertà di espressione, le libere elezioni e l'alternanza politica offrono loro valvole di sicurezza di cui le dittature sono prive. Inoltre, le relazioni transatlantiche si sono solidamente rafforzate, l'unità europea è più stretta che mai. E poi, naturalmente, c'è la cosa più importante di tutte: ovunque la libertà è amata mentre la dittatura è odiata.
Traduzione di Anna Bissanti