Ci sono alcune verità imbarazzanti. A meno di sei mesi dalle elezioni europee, mentre l’insieme dei partiti degli Stati membri si appresta a dare battaglia e, allo stesso tempo, ad affermarsi sulla scena nazionale, come dire loro che si stanno sbagliando d’epoca e che gli scontri ai quali si preparano sono perlopiù superflui e addirittura deleteri?
Il Dopoguerra è finito. Siamo entrati in un nuovo secolo e in tutti i nostri Paesi l’estrema destra è in ascesa. Ci sono delle eccezioni, la Spagna e la Polonia, ma non sono sufficienti a far dimenticare che la premier del governo italiano arriva direttamente dal fascismo, che la Germania vede impennarsi la popolarità di un partito che vorrebbe allontanare “nel Maghreb” due milioni di stranieri e di cittadini giudicati non corrispondenti ai valori tedeschi, che Marine Le Pen potrebbe presto arrivare al governo in Francia e che il centrodestra olandese è in trattative con Geert Wilders.
In quattro delle cinque potenze economiche più importanti dell’Unione, l’estrema destra è diventata fondamentale e, ovunque, le riconciliazioni o le coalizioni tra partiti di destra e di estrema destra si stanno moltiplicando fino a diventare la normalità. Viviamo quello che gli Stati Uniti vivono con Donald Trump, ci sbraniamo tra centrodestre e sinistre utopiste, tra Verdi e centrosinistra, anche se al Parlamento europeo i nostri voti coincidono così sistematicamente?
Ci spingeremmo a vilipenderci a vicenda proprio quando tutti quanti saremo del parere che una sconfitta dell’Ucraina sarebbe una vittoria delle dittature sulla democrazia e spalancherebbe la porta ad altre ambizioni imperialistiche del Cremlino?
Ci spingeremmo a buttarci in faccia le statistiche sui pesticidi, la biodiversità, il mare e le energie fossili, quando a separarci sono soltanto il ritmo e le modalità di attuazione della transizione verde e non certo la sua indispensabilità?
Noi democrazie ci spingeremmo a sfinirci e a scontrarci, invece di fare fronte comune contro l’estrema destra, come hanno saputo fare con successo i polacchi, dalle nuove sinistre al centro destra?
Sia chiara una cosa.
Qui non si tratta di negare le nostre differenze. Sulle aliquote fiscali, il debito, il ruolo economico del potere pubblico o il livello, ovvero l’adeguatezza, della solidarietà e delle tutele sociali abbiamo profonde divergenze. Sono considerevoli, ma restano in ogni caso secondarie rispetto al caos che dilaga sulle altre coste del Mediterraneo, alla volontà di Vladimir Putin di riconquistare l’impero degli zar e alla presa di distanze degli Stati Uniti che, Trump o non Trump, non vogliono più farsi carico della Difesa dell’Europa. Ogni cosa minaccia i nostri ventisette Paesi che domani potrebbero trovarsi sguarniti, e noi ci spingeremmo a farci a pezzi, a rischio di lasciar trionfare le estreme destre, il cui obiettivo è la disgregazione dell’Unione della quale, al contrario, abbiamo tutti enorme bisogno per formare un fronte unico?
Sarebbe vera follia e questo ci obbliga a un’unità che non è uniformazione. Ognuno dei partititi che difendono l’unità europea e la democrazia deve preservare le proprie idee ma, dai più utopisti ai più conservatori, tutti i democratici dovrebbero adottare proposte congiunte rispetto alla Difesa dell’Europa, all’Ucraina, alla transizione verde, al conflitto israelo-palestinese e ai requisiti per l’allargamento dell’Unione.
È su questi punti che ci ritroveremo, all’indomani delle elezioni, per impedire a Donald Trump, Vladimir Putin e alle nostre estreme destre di disgregare l’Unione. E allora, diciamocelo!
Traduzione di Anna Bissanti