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Se l’amico filo russo imbarazza Meloni

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Il punto di mercoledì 21 febbraio 2024
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È fin troppo scherzosa la frase di Putin: “In Italia mi sono sempre sentito come a casa mia”. Ma la battuta ha l’aria di essere soprattutto allusiva. L’autocrate ci tiene a far sapere di avere ottimi amici dalle nostre parti. Uno, come è noto, era Silvio Berlusconi: su un piede, per così dire, di parità. Anche di qualcun altro si conosce il nome, ma in tal caso il rapporto non era (o non è tuttora) da pari a pari. Lasciamo da parte Conte e la sua lunga campagna contro le armi all’Ucraina, che sicuramente a Mosca hanno apprezzato. Volendo invece concentrarsi sull’uomo del giorno, Matteo Salvini, c’è una domanda che sorge spontanea: perché il capo della Lega e vicepresidente del Consiglio, nonché ministro delle Infrastrutture, ha sentito il bisogno di ribadire ieri la sua amicizia con Putin? Dopo aver preso le distanze dalla vedova di Navalny, ha detto che sulla morte del dissidente bisogna attendere il responso dei medici e dei magistrati, russi naturalmente. Per pura coincidenza, nell…

È fin troppo scherzosa la frase di Putin: “In Italia mi sono sempre sentito come a casa mia”. Ma la battuta ha l’aria di essere soprattutto allusiva. L’autocrate ci tiene a far sapere di avere ottimi amici dalle nostre parti. Uno, come è noto, era Silvio Berlusconi: su un piede, per così dire, di parità. Anche di qualcun altro si conosce il nome, ma in tal caso il rapporto non era (o non è tuttora) da pari a pari. Lasciamo da parte Conte e la sua lunga campagna contro le armi all’Ucraina, che sicuramente a Mosca hanno apprezzato. Volendo invece concentrarsi sull’uomo del giorno, Matteo Salvini, c’è una domanda che sorge spontanea: perché il capo della Lega e vicepresidente del Consiglio, nonché ministro delle Infrastrutture, ha sentito il bisogno di ribadire ieri la sua amicizia con Putin? Dopo aver preso le distanze dalla vedova di Navalny, ha detto che sulla morte del dissidente bisogna attendere il responso dei medici e dei magistrati, russi naturalmente. Per pura coincidenza, nelle stesse ore Putin faceva sapere che un’inchiesta internazionale, e quindi indipendente, è esclusa.

ùNessun governante europeo si è spinto fino a questo punto. Nessuno ha inteso esprimere una simile vicinanza al gruppo di potere del Cremlino. Lo ha fatto Salvini, l’uomo che voleva scambiare Mattarella con Putin (parole sue) e di cui esistono celebri foto, scattate sulla piazza del Cremlino, che lo ritraggono con indosso una maglietta con il volto sorridente del dittatore. Sembra quasi che il capo della Lega abbia voluto o dovuto scusarsi per la presenza del capogruppo leghista, Romeo, alla fiaccolata del Campidoglio in memoria di Navalny. È legittimo il sospetto — solo quello, naturalmente, e non dimostrabile — che qualcuno lo abbia richiamato all’ordine per il solo fatto di aver mandato un esponente leghista a prendere fischi in mezzo alla gente. Di qui la sorprendente e autolesionista correzione del giorno dopo.

C’è qualcosa di poco chiaro in questa vicenda. Che si lega peraltro alla rete dei contatti con l’estrema destra europea, a cominciare dai nazistoidi tedeschi di Alternative. La spiegazione politica è la solita: Salvini vuole raccogliere tutti i voti delle destre che rifiutano di farsi omologare e si presentano come forze anti-sistema. Il filo che unisce questi gruppi è l’essere anti-Nato, quindi anti-americani e decisamente filo-russi. S’intende che quasi sempre si tratta di ambienti infiltrati dai servizi di Mosca, laddove il termine “infiltrazione” implica nella maggior parte dei casi un passaggio di denaro dalla “casa madre” ai volonterosi militanti. Non sappiamo dove si collochi Salvini in questo arcipelago. Sappiamo che è disposto a tutto pur di recuperare voti e al tempo stesso danneggiare l’odiata rivale, Giorgia Meloni.

E qui si pone il problema. Se per un verso l’astuto Giuseppe Conte è attento a non varcare la linea rossa, cioè a non esagerare con il filo-putinismo, così da lasciarsi sempre un sentiero di rientro, per l’altro verso il capo della Lega ha superato la soglia. E lo ha fatto da vice-presidente del Consiglio in carica. Sarebbe interessante conoscere il pensiero della premier al riguardo. Lei che sull’Ucraina ha scelto la linea americana, la stessa peraltro dell’Unione europea. Viceversa, Salvini vellica in modo grossolano gli umori filo-russi che si avvertono sotto traccia anche nella destra italiana e che Giorgia Meloni ha sacrificato di buon grado per essere credibile agli occhi degli alleati. Ed è proprio la credibilità italiana minacciata da un vice premier che vuole essere il punto di riferimento della fazione filo-russa. E che ribadisce la sua posizione di fronte a un evento odioso come la tragedia del dissidente. Indifferente, in apparenza, alla lacerazione del tessuto governativo.

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