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Pontida, un prato anti Meloni

Matteo Salvini (fotogramma)

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L’interesse di Salvini è solo uno: creare una massa critica, della quale dichiararsi leader, per scagliarla contro la premier. Per metterla in difficoltà e sottrarle voti a destra
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A lume di logica, il raduno di Pontida organizzato da Salvini non ha più senso. In primo luogo perché la Lega di una volta, quella che si ritrovava ogni anno sul pratone, con i suoi riti inventati ma ammiccanti a un inverosimile passato celtico, non esiste più da tempo.

Era un guazzabuglio pittoresco, ispirato a un micro-nazionalismo tradotto nella difesa delle “piccole patrie” nordiche. Un rifiuto del centralismo romano che presto si rivelerà posticcio, ma allora suscitava interesse e per alcuni aveva persino un’impronta di sinistra popolare. Forse era vero.

La Lega di oggi è invece un partito molto destrorso che ambisce a diventare il crocevia di tutti gli estremisti di destra europei, senza distinzioni ideali e senza limiti politici di sorta. Per cui Salvini, nel suo pragmatismo privo di storia — perché la tradizione della Lega andrebbe in tutt’altra direzione — raccoglie di tutto come una rete a strascico e sogna di essere il collante di una nuova “internazionale”.

Non si acco…

A lume di logica, il raduno di Pontida organizzato da Salvini non ha più senso. In primo luogo perché la Lega di una volta, quella che si ritrovava ogni anno sul pratone, con i suoi riti inventati ma ammiccanti a un inverosimile passato celtico, non esiste più da tempo.

Era un guazzabuglio pittoresco, ispirato a un micro-nazionalismo tradotto nella difesa delle “piccole patrie” nordiche. Un rifiuto del centralismo romano che presto si rivelerà posticcio, ma allora suscitava interesse e per alcuni aveva persino un’impronta di sinistra popolare. Forse era vero.

La Lega di oggi è invece un partito molto destrorso che ambisce a diventare il crocevia di tutti gli estremisti di destra europei, senza distinzioni ideali e senza limiti politici di sorta. Per cui Salvini, nel suo pragmatismo privo di storia — perché la tradizione della Lega andrebbe in tutt’altra direzione — raccoglie di tutto come una rete a strascico e sogna di essere il collante di una nuova “internazionale”.

Non si accorge, o forse lo sa e non se ne cura, che non può essere lui l’uomo in grado di colmare le contraddizioni e le differenze di movimenti eterogenei e del tutto ostili all’idea di farsi “coordinare”, ossia manipolare, dall’italiano.

Per cui un invito a Pontida non si rifiuta, ma poi ognuno per sé. Anche perché è evidente a tutti che l’interesse di Salvini è solo uno: creare una massa critica, della quale dichiararsi leader, per scagliarla contro Giorgia Meloni. Per metterla in difficoltà, impedirle di sviluppare il rapporto con l’Unione di Ursula von der Leyen, sottrarle voti a destra per quanto possibile.

Obiettivo legittimo, s’intende, ma non si capisce il motivo per cui dovrebbero assecondarlo personaggi e movimenti, dai lepenisti francesi a Orbán, che hanno interesse a mantenere buoni rapporti con il capo del governo italiano, un governo che è già di destra.

C’è peraltro un altro settore dell’estrema destra europea, dai tedeschi nazistoidi di AfD ai loro cugini freschi vincitori in Austria, che ha poco da perdere perché non ha alcuna possibilità, almeno nel futuro prevedibile, di entrare nei giochi europei.

Le uscite polemiche di Antonio Tajani contro queste formazioni (e contro Salvini) sono un indizio persino superfluo di cosa vuole il Partito Popolare europeo. E sappiamo che Giorgia Meloni non perde di vista la possibilità di costituire prima poi la gamba di destra del Ppe. Che è cosa ben diversa dal flirtare insieme a Salvini e a Vannacci con il mosaico della destra più estrema.

C’è infine un altro fattore, peraltro decisivo. Riguarda la credibilità personale del vicepremier e ministro delle Infrastrutture. Salvini, se si pensa ai suoi ospiti di Pontida, ha veramente un solo tema da ostentare: l’ostilità all’immigrazione, il processo in corso in Sicilia per il blocco della nave.

Una bandiera da esibire per suscitare ammirazione in soggetti che hanno ottenuto i loro consensi in patria proprio contro gli immigrati. Parliamo di una battaglia che rafforza non solo la destra intransigente, ma anche le post socialdemocrazie rosso-brune.

Tuttavia Salvini è anche l’uomo dei treni che non arrivano. Non solo ieri e l’altro ieri, ma durante tutta l’estate. Le ferrovie sono ormai una scommessa per i viaggiatori e la causa del disastro non può essere un semplice chiodo. C’è un ministro che pensa a Pontida invece di stare al ministero per assumersi le responsabilità del caso. E gli italiani lo hanno giudicato.

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