✕

Perché l’Algeria odia Macron

Parigi, 16 gennaio: il presidente francese Emmanuel Macron (afp)

Ascolta l'audio

Il presidente francese si trova in una situazione difficile. Il suo scopo è far liberare Sansal, salvando al contempo le relazioni con un Paese che non ha mai smesso di avercela con Parigi
2 minuti di lettura

Rien ne va plus tra l’Algeria e l’ex potenza coloniale, la Francia. Non si tratta di una crisi nuova, ma di una che perdura dalla fine della guerra (1962) e dalla partenza dei francesi detti “Piedi neri”. Non si è mai voltata pagina. Le ferite sono ancora aperte.

Ogni presidente della Repubblica francese avvia iniziative per arrivare alla rappacificazione e alla normalizzazione delle relazioni, senza rancori, senza sensi di colpa. Da Mitterrand a Macron, sono stati fatti viaggi, sono state formulate promesse, sono stati firmati accordi poi, alla minima occasione, tra Algeri e Parigi è di nuovo crisi.

Nel febbraio 2017 Macron, in occasione di una visita ad Algeri in qualità di candidato alla presidenza, ha pensato bene di dichiarare che «la colonizzazione è stata un crimine contro l’umanità». Pensava che quelle parole potessero spianare la strada a una riconciliazione definitiva con l’Algeria.

Arrivato all’Eliseo, Macron ha deciso di privilegiare le relazioni con l’Algeria, a discap…

Rien ne va plus tra l’Algeria e l’ex potenza coloniale, la Francia. Non si tratta di una crisi nuova, ma di una che perdura dalla fine della guerra (1962) e dalla partenza dei francesi detti “Piedi neri”. Non si è mai voltata pagina. Le ferite sono ancora aperte.

Ogni presidente della Repubblica francese avvia iniziative per arrivare alla rappacificazione e alla normalizzazione delle relazioni, senza rancori, senza sensi di colpa. Da Mitterrand a Macron, sono stati fatti viaggi, sono state formulate promesse, sono stati firmati accordi poi, alla minima occasione, tra Algeri e Parigi è di nuovo crisi.

Nel febbraio 2017 Macron, in occasione di una visita ad Algeri in qualità di candidato alla presidenza, ha pensato bene di dichiarare che «la colonizzazione è stata un crimine contro l’umanità». Pensava che quelle parole potessero spianare la strada a una riconciliazione definitiva con l’Algeria.

Arrivato all’Eliseo, Macron ha deciso di privilegiare le relazioni con l’Algeria, a discapito del Marocco e della Tunisia. Ma ha commesso un errore perché dal regime algerino non ha ottenuto niente. Dopo che una tv francese ha mandato in onda un documentario sul movimento di protesta Hirak, Algeri ha richiamato il suo ambasciatore in Francia (20 maggio 2020).

Il 7 febbraio 2023, quando la Francia ha fatto uscire dalla Tunisia Amira Bouraoui, una giornalista franco-algerina oppositrice del regime, Algeri ha protestato richiamando di nuovo il suo ambasciatore.

Nel frattempo, le consuete relazioni d’amicizia con il Marocco si sono prima intiepidite e poi guastate. La crisi con il Marocco si è aggravata e ci sono voluti due anni di trattative e di interventi prima che Macron fosse invitato di nuovo. Rabat, però, ha posto una chiara condizione: ha chiesto che la Francia riconosca la sovranità del Marocco sul Sahara, rivendicato dall’Algeria dal 1975.

Il 30 luglio 2024 Macron ha scritto una lettera al re Mohammed VI nella quale riconosce come marocchino il Sahara e approva la proposta politica del Marocco per una soluzione definitiva del conflitto. Algeri ha protestato, inveito e minacciato la Francia di rappresaglie.

Il viaggio di Stato effettuato da Macron lo scorso ottobre è stato la goccia che ha fatto traboccare tutta la collera dei dirigenti algerini. Da allora tra Parigi e Algeri è crisi profonda.

Tre avvenimenti l’hanno inasprita: lo scrittore e giornalista Kamel Daoud è stato insignito del prestigioso premio letterario Goncourt per il suo romanzo Houris, in cui racconta gli anni neri del decennio 1991-1999. Una legge vieta a chiunque di scrivere su quel periodo, pena il carcere e sanzioni. Algeri ha protestato energicamente, credendo che il premio Goncourt sia stato assegnato a quello scrittore “per odio nei confronti dell’Algeria”.

A inizio novembre Boualem Sansal, un altro scrittore e noto oppositore, è stato arrestato appena sceso dall’aereo, è stato perseguito per “attentato alla sicurezza dello Stato” e per aver minato “l’integrità territoriale dell’Algeria” ricordando che durante la colonizzazione una parte dell’Algeria occidentale era di proprietà del Marocco e che la Francia l’aveva annessa perché considerava Francia il territorio algerino.

Malgrado le proteste in Francia e in altri Paesi, Algeri si rifiuta di rimettere in libertà Sansal che ha ottant’anni ed è malato.

Macron in un discorso ha detto che tenendo uno scrittore in carcere «l’Algeria perde il proprio onore» e che deve liberarlo subito. L’ex primo ministro Manuel Valls dal canto suo denuncia «l’utilizzazione da parte di Algeri di una rendita della memoria». È stato Macron il primo ad aver usato questa espressione quando ha ricevuto una delegazione di figli degli Harkis (sono così chiamati gli algerini che durante la guerra di Algeria erano entrati a far parte dell’esercito francese).

Il terzo avvenimento destinato a inasprire ancor più la crisi si deve ad alcuni influencer che hanno pubblicato sui social parole d’odio contro la Francia, minacciando di prendersela direttamente con i francesi. Tre di questi influencer “sono stati arrestati e accusati di istigazione all’odio razziale”. Uno di loro, Doualemn, franco-algerino, è stato espulso verso Algeri. Appena atterrato all’aeroporto di Algeri, è stato rispedito in Francia dalle autorità locali.

La stampa algerina è scatenata contro la Francia. I partiti politici francesi pretendono da Macron una reazione più forte, perfino la rottura dei rapporti con quel Paese che ha assunto un “atteggiamento di escalation”. Macron si trova in una situazione difficile perché il suo scopo è arrivare a far liberare Sansal, salvando al contempo un minimo di relazioni con un Paese che non ha mai smesso di avercela con la Francia.

(Traduzione di Anna Bissanti)

Leggi i commenti