Sarà necessario verificare cosa ha realmente capito l’opinione pubblica del caso Almasri. Perché il governo ha lasciato scappare in Libia, anzi lo ha accompagnato laggiù con un aereo dei servizi, un pericoloso delinquente? È credibile che i magistrati sfruttino l’occasione per dare una spallata all’esecutivo di Giorgia Meloni? E che quest’ultima, per parare la minaccia, attacchi la magistratura, accentuando lo scontro tra poteri dello Stato? Ed è la “repubblica giudiziaria” la vera opposizione al governo della destra? Oppure è la destra ad aver perso la testa di fronte a un “avviso di garanzia”, fatto grave ma comunque gestibile nel tribunale dei ministri? Prima o poi la stessa premier dovrà esprimersi meglio. La vicenda è di sicuro opaca, ma raramente se ne è vista una altrettanto aggrovigliata. La polemica politica non aiuta a capire i termini della questione. E il “vittimismo” della premier, di cui parla ad esempio Renzi, è una chiave di lettura soprattutto psicologica, ma non spi…
Sarà necessario verificare cosa ha realmente capito l’opinione pubblica del caso Almasri. Perché il governo ha lasciato scappare in Libia, anzi lo ha accompagnato laggiù con un aereo dei servizi, un pericoloso delinquente? È credibile che i magistrati sfruttino l’occasione per dare una spallata all’esecutivo di Giorgia Meloni? E che quest’ultima, per parare la minaccia, attacchi la magistratura, accentuando lo scontro tra poteri dello Stato? Ed è la “repubblica giudiziaria” la vera opposizione al governo della destra? Oppure è la destra ad aver perso la testa di fronte a un “avviso di garanzia”, fatto grave ma comunque gestibile nel tribunale dei ministri? Prima o poi la stessa premier dovrà esprimersi meglio. La vicenda è di sicuro opaca, ma raramente se ne è vista una altrettanto aggrovigliata. La polemica politica non aiuta a capire i termini della questione. E il “vittimismo” della premier, di cui parla ad esempio Renzi, è una chiave di lettura soprattutto psicologica, ma non spiega tutto. Carlo Calenda ha provato a uscire dai sentieri battuti. A suo avviso, il governo “ha combinato un disastro… dopodiché indagare un presidente del Consiglio per un atto che risponde evidentemente a una “ragione di Stato” (mai ammessa) è surreale e non accadrebbe in nessun altro paese occidentale”.
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Ecco fare capolino un’espressione di solito rimossa o negata, specie a sinistra: la ragione di Stato. Ossia l’opacità istituzionale riconosciuta come tale, in quanto diretta a garantire un interesse nazionale anche attraverso atti spregiudicati. La si può negare in nome di un principio etico o di una convenienza e allora non resta che lo scontro. Da un lato la magistratura insiste sulle notizie di reato, dall’altro la politica si arrampica sugli specchi facendo ricorso ad argomenti deboli. Nel frattempo il premier e alcuni ministri di primo piano finiscono nel tritacarne per un periodo indefinito e con effetti non prevedibili. Calenda dice che è “surreale”. Lo è perché si eccede in reticenza per non apparire cinici. Ma è un altro errore, come l’esperienza insegna.
Negli anni Settanta del secolo scorso il cosiddetto “lodo Moro”, dal nome dello statista democristiano, fu un’intesa riservata tra il governo italiano e alcune sigle palestinesi legate all’Olp che consentiva loro di muoversi per l’Italia a patto di non commettere attentati sul nostro suolo. Chi si domanda cosa sia la “ragione di Stato”, ha qui la risposta. Secondo esempio, di tutt’altro genere. Quando l’ex Ss Kappler evase dall’ospedale militare del Celio, nel 1977, il ministro della Difesa in carica fu costretto alle dimissioni per oggettiva responsabilità. Lì non c’era una ragion di Stato da evocare, ma solo un grave pasticcio a cui rimediare e un capro espiatorio da sacrificare. Terzo esempio, ancora diverso. Agli inizi del 1985, il presidente del Consiglio Craxi decise di anticipare di sei mesi la fine della pena di Reder, l’ufficiale delle Ss autore della strage di Marzabotto, detenuto in Italia. Non ci fu alcuna opacità, tutto alla luce del sole: il tedesco fu riportato in Germania con un aereo dei servizi.
A quale dei tre casi assomiglia di più il caso Almasri? Senza dubbio al primo. Lascia immaginare quali accordi sottobanco esistano, e certo non da oggi, per preservare gli interessi italiani in Libia e contenere le ondate dei migranti. È un realismo che disturba le coscienze, ma quasi tutti i governi condividono il metodo, quando serve. Con il “lodo Moro” fu accettato, adesso no. In primo luogo perché nessuno ha saputo fin qui parlare chiaro. Gli altri due esempi contengono entrambi una porzione di verità. L’uso dell’aereo di Stato, decisione tutta politica. E nel caso Kappler, le dimissioni di un ministro. È l’esito che Giorgia Meloni vorrà evitare in tutti i modi, perché l’indiziato sarebbe il Guardasigilli, Nordio. Ma per la maggioranza sarebbe una sconfitta inaccettabile.