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Meloni, è l’ora di lasciare la destra estremista

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Con i rumeni di Simion o con i moderati dell’Europa: sembra questa l’alternativa alla quale è di fronte la nostra premier. E a cui la sollecita la Germania di Merz
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A Bucarest la destra rumena, attraverso il suo candidato Simion, un clone dello squalificato Georgescu, non ha ancora conquistato il potere, ma le manca davvero poco. Quando accadrà, sarà un evento in grado di modificare gli equilibri in Europa, anzi l’onda d’urto ha già cominciato a farsi sentire. E si capisce.

Dopo l’Ungheria di Orbán e la Slovacchia di Fico, assistere alla Romania che scivola su una linea pro-Mosca, ostile all’Ucraina, non meno che a Bruxelles, e diffidente verso la Nato di cui pure fa parte, è abbastanza inquietante.

Forse per capire se Putin sta vincendo o perdendo il suo azzardo in Ucraina è meglio guardare cosa succede lontano da Kiev, nell’arcipelago dei Paesi vicini alla Russia, oggi attratti da una miscela di populismo e nazionalismo senza precedenti se non nel passato remoto.

A Bucarest la destra rumena, attraverso il suo candidato Simion, un clone dello squalificato Georgescu, non ha ancora conquistato il potere, ma le manca davvero poco. Quando accadrà, sarà un evento in grado di modificare gli equilibri in Europa, anzi l’onda d’urto ha già cominciato a farsi sentire. E si capisce.

Dopo l’Ungheria di Orbán e la Slovacchia di Fico, assistere alla Romania che scivola su una linea pro-Mosca, ostile all’Ucraina, non meno che a Bruxelles, e diffidente verso la Nato di cui pure fa parte, è abbastanza inquietante.

Forse per capire se Putin sta vincendo o perdendo il suo azzardo in Ucraina è meglio guardare cosa succede lontano da Kiev, nell’arcipelago dei Paesi vicini alla Russia, oggi attratti da una miscela di populismo e nazionalismo senza precedenti se non nel passato remoto.

S’intende che il cemento in grado di unire i fili e di riassorbire tutte le contraddizioni è l’ammirazione verso Donald Trump. Anche Simion nutre il suo spirito nazionalista all’ombra del “trumpismo”: per quanto sembra trattarsi del Trump prima maniera, quello che marciava all’unisono con il Cremlino nell’esprimere scherno e disprezzo verso Zelensky.

Ora qualcosa è cambiato, come sappiamo. Il presidente americano ha cominciato a sentirsi “preso in giro” dal suo pseudo-amico russo e le ultime mosse sono più nel solco di una politica estera tradizionale. Ma è sempre arduo prevedere Trump e forse hanno ragione tutti i Simion dell’Est a puntare su di lui come al vero potenziale disgregatore dell’Alleanza politico-militare e delle vecchie relazioni euro-atlantiche.

La domanda a questo punto investe la Germania e subito dopo, per un nesso logico, riguarda l’Italia di Giorgia Meloni.

La Germania sta entrando proprio in queste ore nell’era del nuovo cancelliere Merz. Ed è tentata dal risolvere il problema della AfD, l’opposizione di estrema destra, per vie legali: insistere in una serie di misure di sorveglianza sempre più strette, così da soffocare l’attività politica di una formazione che non nasconde i suoi tratti neo-nazisti; ovvero metterla senz’altro fuorilegge, risolvendo la questione alle radici.

Non sarebbe nemmeno una novità assoluta. Basta ricordare che nella Germania Ovest degli anni Cinquanta e oltre il partito comunista era illegale e dunque non poteva presentarsi alle elezioni. Altri tempi, si dirà: è difficile credere che oggi una misura del genere possa applicarsi senza conseguenze sociali a un partito che raccoglie tra il 20 e il 25 per cento del consenso popolare.

Eppure i Popolari tedeschi, la Cdu-Csu, non possono affrontare un credibile progetto di governo se non mettono un freno al dilagare dell’estrema destra. Dovrebbero farlo con mezzi politici, è ovvio, ma c’è da capire se ne saranno capaci.

Quello che accade in Romania, un Paese povero simile ai lander tedesco-orientali da cui prese il via l’ascesa di AfD, complica qualsiasi programma a media scadenza. Ecco perché almeno una parte della Cdu chiede alla premier Meloni e a Fratelli d’Italia di non fornire alcuna sponda agli estremisti romeni.

L’Italia ha seguito fin qui una linea pragmatica, ha appoggiato con coerenza l’Ucraina, ha stretto rapporti con la Commissione von der Leyen. Ora però siamo al momento cruciale. I rumeni di Simion appartengono allo stesso gruppo europeo (Ecr) di cui la forza principale è Fratelli d’Italia.

Senza una cesura netta, il rischio è che si crei una massa critica dalle conseguenze destabilizzanti. Impensabile che l’Italia possa farsi impelagare in una simile manovra: estremisti euroscettici che tentano la rivincita contro gli assetti continentali che Meloni ha contribuito a creare. Avendo ricavato una vicepresidenza della Commissione con Fitto.

In sostanza, o con gli estremisti rumeni, slovacchi eccetera, o con i moderati dell’Europa maggiore: sembra questa l’alternativa alla quale è di fronte la nostra premier e a cui la sollecita la Cdu-Csu.

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