Cronaca

'Ndrangheta Scalea, le intercettazioni:
i summit nello studio dell'avvocato

Mario Nocito era la cinghia di trasmissione tra i mafiosi e gli amministratori comunali. Sapeva tutto. Tranne che le sue conversazioni venivano registrate

2 minuti di lettura
Era Mario Nocito a tenere i contatti tra i politici e i mafiosi a Scalea. E sempre lui faceva da cinghia di trasmissione tra imprenditori corruttori e amministratori corrotti. Lo studio dell'avvocato Nocito era aperto a tutti. Era di casa il boss Pietro Valente che se lo teneva come legale di fiducia e pure il sindaco Pasquale Basile a cui aggiustava qualche bega giuridica. Sapeva tutto "u vucatu" e la sua professione gli consentiva di incontrare chiunque senza destare troppi sospetti. Parlava con i mafiosi anche quando erano in carcere, parlava con  i politici a cui aveva fatto la campagna elettorale, e creava le condizioni delle saldature di affari d'ogni genere. Era un uomo dei Valente, Mario Nocito. E quando qualcosa non andava come il boss aveva deciso era lui a "redarguire" quelli che "non onoravano" gli impegni. Le riunioni, gli incontri, a volte veri e propri summit che si tenevano nello studio, sono tutti stati registrati dai carabinieri del Comando provinciale di Cosenza su indicazione della Dda di Catanzaro. Ore di registrazione che hanno incastrato "u vucatu" e che gli sono costate accuse pesantissime per reati di mafia. Nocito era un "colletto bianco" delle 'ndrine di Scalea.

Ed è parlando con l'assessore Francesco Galiano che gli racconta di come sia stato costretto a riprendere il sindaco Basile, reo di non onorare gli impegni assunti con Valente, e di propendere per la cosca degli Stummo. "Io gliel'ho detto due volte... Guarda... se tu pensi che quelli là sono migliori di Piero (Valente, ndr)... ma non ci pensare proprio! Perché quello tiene i coglioni di coso... perché se deve fare una cosa (ndr. azione violenta) la fà... e si va a fare trent'anni di carcere, ti uccide e non se ne parla più. Questo (Stummo, ndr)... invece... quando vedono un poco di coso... incomincia a cercare di minimizzare... a fare... il coso..... Eh... no!".

In un'altra occasione, davanti a un buon caffé Nocito e Valente, ragionano delle concessioni del comune per la gestione dei "frangivento". Sono arrabbiati perché il sindaco non si sbriga, perché ci sono intoppi burocratici. Il capocosca è furioso: "Mah.. guarda... e... a quello... a quello là (Pasquale Basile, ndr) io da sei mesi che non gli rivolgo la parola, gli ho mandato a dire... che quando vede la macchina mia deve stare lontano... dove sono io... lui... il Sindaco!". Ai due non piace il comportamento del primo cittadino di Scalea anche perché, ricordano, era stato lui stesso a chiedere il sostegno elettorale alla cosca. Valente definisce Basile, senza troppi giri di parole: "E' un uomo di merda!". E Nocito gli da ragione: "Che... questo bastardo guarda...". Aggiungendo: "Gli abbiamo dato tutto. Io mi sono sputtanato per lui". I due ricordano il periodo elettorale e le cene offerte per il sindaco: "Però dico... quando... quando andavi al ristorante i 50 ragazzi là... di quella sera... ma hai pagato tu? E ti sei chiesto chi ha pagato?! Allora?... Non è che puoi... fare solo quando hai il dolce... quando hai l'amaro..". Il patto tra boss e sindaco c'era fin dall'inizio dunque. Era un patto di ferro. Gli interlocutori dello studio Nocito, infatti, sanno bene quanto abbia pesato sulla sua elezione quel patto: "Altrimenti era seduto là? Neanche in altre tre vite".