Sloane avenue: “Becciu non ha chiuso la porta del tempio ai mercanti”. Chiesto risarcimento per il danno d’immagine al Vaticano
di Iacopo ScaramuzziAngelo Becciu
(ansa)Il cardinale Angelo Becciu “non ha chiuso le porte del tempio ai mercanti”. E’ l’accusa di Paola Severino, avvocato di parte civile della Segreteria di Stato, nel corso del processo in corso nel tribunale vaticano per la compravendita-truffa di un palazzo a Sloane avenue, al centro di Londra, decisa quando il cardinale sardo era Sostituto agli affari generali.
Risarcimento per il danno di immagine
L’ex ministro della Giustizia italiana ha concentrato la sua arringa sul danno reputazionale patito dalla Segreteria di Stato, a causa degli articoli che, apparsi in tutto il mondo, hanno dipinto un “sacco vaticano”, paragonabile allo storico crac del Banco Ambrosiano. Per valutare il danno una società di consulenza estera ha quantificato una cifra di 138,145 milioni di euro, valore medio di una forchetta che va da un massimo di 177,818 milioni – che Severino ha chiesto come risarcimento – a un minimo di 98,473, cifra, quest’ultima, chiesta come provisionale da versa…
Il cardinale Angelo Becciu “non ha chiuso le porte del tempio ai mercanti”. E’ l’accusa di Paola Severino, avvocato di parte civile della Segreteria di Stato, nel corso del processo in corso nel tribunale vaticano per la compravendita-truffa di un palazzo a Sloane avenue, al centro di Londra, decisa quando il cardinale sardo era Sostituto agli affari generali.
Risarcimento per il danno di immagine
L’ex ministro della Giustizia italiana ha concentrato la sua arringa sul danno reputazionale patito dalla Segreteria di Stato, a causa degli articoli che, apparsi in tutto il mondo, hanno dipinto un “sacco vaticano”, paragonabile allo storico crac del Banco Ambrosiano. Per valutare il danno una società di consulenza estera ha quantificato una cifra di 138,145 milioni di euro, valore medio di una forchetta che va da un massimo di 177,818 milioni – che Severino ha chiesto come risarcimento – a un minimo di 98,473, cifra, quest’ultima, chiesta come provisionale da versare per una campagna di ristoro della reputazione della Segreteria di Stato.
Paola Severino ha chiesto il risarcimento dei danni morali e di immagine, Giovanni Maria Flick, anch’egli ex Guardasigilli in Italia e oggi avvocato di parte civile dell’Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica (Apsa), chiederà domani i risarcimento dei danni patrimoniali. Ieri era intervenuto l’avvocato di parte civile dell’Istituto per le Opere di Religione, Roberto Lipari, che a sua volta ha chiesto un risarcimento di quasi un milione (987.494 euro) per il danno reputazionale, sempre destinato ad una campagna di ripristino dell’immagine dello Ior, la “restituzione” di 206,493 milioni (ossia una parte dei 700 milioni versati negli anni scorsi dallo Ior alla Segreteria di Stato ma non utilizzati, per l’accusa, ai fini previsti) ed, infine, un risarcimento per il danno morale per il quale dovrà essere il tribunale a fare una valutazione equitativa.
Shakespeare e il Gattopardo
Paola Severino è risalita, nella sua arringa, alla primissima ipotesi presa in esame dalla Segreteria di Stato nel 2013, quella nel petrolio in Angola prospettata a Becciu da un suo conoscente, l’imprenditore Antonio Moschito. Un investimento “palesemente rischioso”, e per questo diverso dalla destinazione “tradizionalmente prudente e conservativa delle risorse della Segreteria di Stato”, che, inoltre, garantiva al gestore dell’investimento, il finanziere Raffaele Mincione, di gestirlo “in modo del tutto autonomo, senza controllo e interferenza” dell’investitore, ossia la Segreteria di Stato.
L’investimento in Angola non andò a buon fine: “Perché ne parliamo?”, ha spiegato Severino: “Perché è il momento di ingresso dei mercanti nel tempio, ampiamente accompagnato e acconsentito da sua eminenza Becciu, il quale conduce questa prima fase, il denaro viene raccolto, gli viene data una destinazione diversa da quella istituzionale della Segreteria di Stato, consente investimenti senza controllo: non va a fermare le porte del tempio, e i mercanti vi si soffermeranno a lungo”. Quella angolana, insomma, pone le basi per la vicenda di Sloane Avenue: “Per dirla con Shakespeare”, ha detto Severino, “il passato è un prologo”.
“Dai peculati alle truffe”
Nel luglio del 2014, infatti, il Vaticano segue il consiglio di Mincione di investire non già nel petrolio ma in un palazzo al centro di Londra, ma “la Segreteria di Stato non è stata informata in merito ai debiti elevatissimi gravanti” sulla società del finanziere” e “l’immobile risulta essere sovrastimato”, ha detto Severino, che ha poi raccontato così la “spoliazione dei beni della Segreteria di Stato”: “Quando l’investitore perde e colui che gestisce guadagna c’è qualcosa che non funziona”. Una situazione che muta, apparentemente, a novembre 2018, quando nell’investimento subentra il broker Gianluigi Torzi. “I giochi sono finiti”, dice in quell’occasione Mincione: “Si è giocato tante volte con i soldi della Segreteria di Stato”, ha chiosato in aula l’avvocato Daniela Sticchi: “Si è giocato nel 2013, nel 2014, si è rigiocato nel 2018”.
Parole simili a quelle pronunciate ieri dall’avvocato dello Ior Roberto Lipari, secondo il quale gli imputati “guardavano allo Ior come un bancomat, che doveva sempre rispondere positivamente alle loro richieste”.
Secondo Paola Severino, però, il cambiamento è stato solo apparente: “Come diceva Tomasi di Lampedusa, se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi: si passa dai peculati alle truffe”, ha detto l’ex ministro, nella cui ricostruzione “la Segreteria di Stato viene attirata, nella totale inconsapevolezza del Segretario di Stato (Pietro Parolin, ndr.) e del nuovo Sostituto, Edgar Pena Parra, da poco insediato, in una trappola molto ben orchestrata”: Torzi tiene per sé le uniche azioni con il diritto di voto ed estromette il Vaticano.
Il successore di Becciu
Una truffa che viene scardinata dallo stesso Pena Parra, che, resosi conto che il Vaticano ha acquistato “una scatola vuota”, cerca una “exit strategy”. Lo sforzo del Sostituto, ha spiegato l’avvocato Elisa Scaroina, “era preservare le risorse della Segreteria di Stato, per questo si è rivolto all’Aif (l’authoriy finanziaria) e allo Ior”. Il presule venezuelano, inoltre, intavola una trattativa con Torzi, che aveva “il coltello dalla parte del manico”, che alla fine permette alla Segreteria di Stato, dietro un esborso sostanzioso, di entrare in possesso del palazzo di Londra. Una “via crucis”, come l’ha definita lo stesso Sostituto, “per recuperare – ha detto Severino – quel che resta degli investimenti dopo che è stata aperta la porta del tempio”.
La vicenda ha anche uno strascico: quando il Vaticano inizia a pensare di liberarsi del famigerato immobile, parte dalla valutazione di 275 milioni di pounds, ma “Mincione e Torzi sono consapevoli della assoluta irragionevolezza di quel valore”, ha detto l’avvocato Sticchi, “e cercano di giustificare quel valore. Come fanno? Attraverso la proposizione di proposte comparabili a quel valore” avanzate da società prestanome come la Fenton Whelan, e inoltrate dallo stesso Becciu, che però sono palesemente gonfiate: “Tanto è vero che un anno dopo la stessa Fenton Whelan fa un’offerta incondizionata di acquisto di 150 milioni di pounds: la metà della manifestazione di interesse”.
Prima della pausa estiva, il “promotore di giustizia”, ossia il procuratore del tribunale vaticano, Alessando Diddi, ha chiesto per Becciu sette anni e tre mesi di reclusione, una multa di 10.329 euro e la confisca di 14 milioni, la quota che la pubblica accusa gli attribuisce del danno prodotto al patrimonio della Santa Sede.
"Le richieste di risarcimento del danno avanzate dalle parti civili e, tra queste, dalla Segreteria di Stato, sono in linea con il ruolo dalle stesse tipicamente svolto nei processi", hanno commentato i legali del cardinale
Becciu, Maria Concetta Marzo e Fabio Viglione. "Ma il Cardinale Becciu non ha commesso alcun reato e conseguentemente non ha arrecato alcun danno. Il suo agire è stato sempre ispirato alla tutela della Santa Sede. Il processo lo ha dimostrato in modo netto e pertanto confidiamo nel giudizio terzo ed imparziale del Tribunale".