La Farnesina deve rivedere il proprio giudizio sulla sicurezza della Tunisia alla luce degli ultimi avvenimenti ma anche di pareri negativi e preoccupazione per il mancato rispetto dei diritti umano espressi a settembre sia dall'Unhcr sia dalla Commissione Europea dopo gli accordi firmati con il presidente tunisino Kais Saied che prevedono sostegno economico da parte della Ue ma garanzie sul rispetto dei diritti umani.
C'è un lungo e dettaglio elenco di eventi e pronunce nel provvedimento con cui il tribunale di Firenze ha accolto il ricorso di un tunisino espulso ritenendo che non possa essere rimandato in Tunisia perché Paese non sicuro.
I giudici ritengono che la valutazione fatta dalla Farnesina non sia stata aggiornata alla luce degli eventi come invece prescrive la legge e dunque richiamano l'obbligo del potere giudiziario di intervenire a tutela. Un'altra picconata al decreto Cutro firmata da un organo questa volta collegiale, presieduto da Luca Minniti, giudice di Area candidatosi anche al Csm nel 2021 per la corrente di sinistra.
Quello del tribunale di Firenze è il secondo provvedimento in pochi giorni dopo quello della giudice del tribunale di Catania Iolanda Apostolico che ha disapplicato la parte del decreto Cutro che prevede il trattenimento dei richiedenti asilo che arrivano da Paesi sicuri in attesa dell'esito delle procedure accelerate di frontiera, disponendo la liberazione dei primi richiedenti asilo tunisini che erano stati reclusi nel centro dedicato di Pozzallo.
Ma mentre la sentenza di Catania non prende affatto in esame la definizione di Paese sicuro della Tunisia, i giudici di Firenze ritengono che la Farnesina debba escludere il Paese dalla lista di quelli sicuri. Una valutazione che naturalmente mette totalmente in discussione la legittimità degli accordi presi dalla premier Meloni e dalla Ue con Saied.
Si apre dunque un altro fronte di scontro con il governo. E proprio oggi la premier Meloni ha sottolineato: “Sono preoccupata dalla difesa corporativa dei magistrati . Come un magistrato è libero di dire che un provvedimento del governo è illegittimo - nota -, il governo può dire che non è d'accordo, senza che questo voglia dire attaccare una categoria".