Cioccolato, dolci e uova a prezzi record. La tavola di Pasqua rovinata dal cambiamento climatico
di Elena DusiPiogge anomale in Costa d’Avorio e Ghana seguite da un periodo di siccità. Cosa ce ne importa? Eppure se il prezzo del cacao è triplicato in un anno, raggiungendo oggi il valore di 10.030 dollari alla tonnellata – un record – il motivo è proprio questo.
Uova di Pasqua a peso d’oro
Il clima che cambia ha deciso di colpirci nel nostro lato più dolce. Con il costo del cacao triplicato in un anno a causa dei cattivi raccolti in Costa d’Avorio e Ghana – i maggiori produttori – ogni uovo di Pasqua quest’anno sarà prezioso come oro.
Né basterà lo zucchero ad addolcirlo. Anche il suo prezzo infatti è salito: più 65% in cinque anni. La colpa va cercata sempre nel clima, ma sta…
Piogge anomale in Costa d’Avorio e Ghana seguite da un periodo di siccità. Cosa ce ne importa? Eppure se il prezzo del cacao è triplicato in un anno, raggiungendo oggi il valore di 10.030 dollari alla tonnellata – un record – il motivo è proprio questo.
Uova di Pasqua a peso d’oro
Il clima che cambia ha deciso di colpirci nel nostro lato più dolce. Con il costo del cacao triplicato in un anno a causa dei cattivi raccolti in Costa d’Avorio e Ghana – i maggiori produttori – ogni uovo di Pasqua quest’anno sarà prezioso come oro.
Né basterà lo zucchero ad addolcirlo. Anche il suo prezzo infatti è salito: più 65% in cinque anni. La colpa va cercata sempre nel clima, ma stavolta più a est: nella siccità che ha colpito India e Thailandia, rispettivamente secondo e terzo produttore al mondo.
“Alla base dell'impennata dei prezzi di alcune materie prime ci sono i cambiamenti climatici” spiega il presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), Alessandro Miani. “I periodi di siccità prolungata e l’incremento delle temperature associate a improvvise e intense precipitazioni alterano il territorio, decimando le produzioni agricole con effetti a cascata sull’offerta di alcune materie e sui prezzi al dettaglio".
In Ghana si sta diffondendo anche un virus trasmesso da una cocciniglia, che ha cancellato 500mila ettari di coltivazioni di cacao. Il risultato è che un uovo di Pasqua quest’anno sarà più caro del 30-40% rispetto all’anno scorso.
Meno uova per colpa dell’aviaria
Meteo, influenza aviaria e inflazione guasteranno il palato anche a chi preferisce i cibi salati. Per la seconda Pasqua consecutiva le uova (quelle di gallina) hanno prezzi più alti del passato in molti paesi del mondo. In Europa e negli Usa una confezione da 12 costa il doppio rispetto al 2021 (anche se meno rispetto a una Pasqua fa).
L’influenza aviaria – un virus respiratorio diffuso in Europa, Asia e Africa dal 2020, che ha raggiunto le Americhe l’anno successivo – ha causato l’abbattimento di tutti i volatili ammassati negli allevamenti infetti. Nel solo 2022, secondo l’Oms, 131 milioni di capi di pollame nel mondo sono morti di malattia o sono stati eliminati, rendendo più care carni e uova.
Alcuni stati americani – dalla California al Massachusetts - hanno vietato poi l’allevamento intensivo, facendo lievitare i costi per i produttori.
Latte positivo al virus
Dagli uccelli l’influenza aviaria ha compiuto nel tempo vari salti di specie, infettando anche 48 mammiferi diversi. Alcuni allevamenti americani hanno trovato mucche infette all’interno dei loro recinti. Insospettiti dal loro aspetto letargico e inappetente, i produttori hanno condotto dei test. Campioni del virus A H5N1 sono stati rintracciati nel latte munto dagli animali malati.
Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura americano il rischio di infezione per gli uomini è considerato basso, ma per precauzione tutto il latte positivo all’aviaria dovrà essere distrutto. Le mucche invece non saranno sacrificate: a differenza degli uccelli guariscono spontaneamente dal virus in una settimana o due.
Il vino del futuro sarà inglese
Non ci resterebbe che un brindisi. Non necessariamente in futuro riusciremo a farlo con un buon vino italiano. Il riscaldamento climatico, spiega un’analisi pubblicata su Nature Reviews Earth & Environment, sta infatti spostando gli areali di produzione dell’uva verso le latitudini più alte, ad esempio nel sud della Gran Bretagna.
Se l’aumento della temperatura resterà contenuto entro i due gradi, scrivono i ricercatori di vari paesi europei, Italia inclusa, il panorama potrebbe restare simile all’oggi. Superando i due gradi si rischia invece di perdere fino al 70% delle coltivazioni attuali, soprattutto nell’Europa mediterranea, vicino al mare e in pianura.