Cronaca

Filippo Turetta domani per la prima volta in aula. Faccia a faccia con il padre di Giulia Cecchettin

Filippo Turetta domani per la prima volta in aula. Faccia a faccia con il padre di Giulia Cecchettin
(ansa)

Il ragazzo, reo confesso, rischia l’ergastolo. I suoi avvocati hanno depositato un memoriale

3 minuti di lettura

VENEZIA – Filippo Turetta sarà per la prima volta in un’aula di Tribunale. E per la prima volta, salvo sorprese, incontrerà faccia a faccia Gino Cecchettin, il padre di Giulia, uccisa a 22 anni l’11 novembre del 2023. Domani, 25 ottobre, comparirà davanti ai giudici della Corte d'Assise di Venezia per la seconda udienza del processo. Alla prima ha scelto di non esserci. Al contempo, attraverso i suoi avvocati, ha di fatto rinunciato a difendersi, concedendo ai giudici di acquisire tutti gli atti del fascicolo del pm Andrea Petroni. La difesa ha anche rinunciato a sentire l’unico testimone che aveva convocato. Nel frattempo, però, Turetta ha depositato un memoriale di quasi novanta pagine. Un testo attraverso il quale ripercorre la sua vicenda. Del resto, sono stati i suoi avvocati a suggerigli di scrivere in carcere, cosa che ha fatto sin dal primo momento in cui è stato arrestato in Germania.

Il 23enne di Torreglia, in provincia di Padova, reo confesso del femminicidio, deve rispondere dell'accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, crudeltà, efferatezza e stalking. A suo carico anche le accuse di sequestro di persona e occultamento di cadavere. Rischia l'ergastolo. La strategia difensiva cercherà di far cadere almeno l’aggravante della premeditazione (per i pm ha programmato il femminicidio almeno cinque giorni prima), puntando invece su un’aggressione maturata la sera dell’ultimo incontro fra i due ragazzi, l’11 novembre del 2023. E questo nonostante i coltelli in macchina (per accoltellare l’ex compagna), lo scotch (per cercare di non farla urlare), i sacchetti neri della spazzatura (con cui ha coperto il corpo). “Domani l'imputato sarà presente in udienza avanti la corte d'Assise e si sottoporrà all'interrogatorio”, dice il legale Giovanni Caruso, che difende Turetta con la collega Monica Cornaviera.

Da quasi un anno Turetta è detenuto nel carcere Montorio, a Verona. Uccise Giulia a coltellate lungo una strada asfaltata nel parcheggio della zona industriale di Fossò. Prima l’aveva aggredita e sequestrata a pochi passi da casa. Infine abbandonò il suo corpo in una scarpata a Piancavallo, sulle sponde del lago di Barcis. In quel momento iniziò una fuga durata circa 10 giorni e finita in Germania.

L'esame dell'imputato è stato chiesto da pubblica accusa e parti civili. Nel corso della prima udienza, il 23 settembre scorso, l'avvocato Giovanni Caruso, legale difensore del 23enne, aveva ricordato che era stato lo stesso Turetta a chiedere di essere interrogato. Sarà un processo lampo: la sentenza potrebbe arrivare già il 3 dicembre. Dopo l'interrogatorio e il controesame, altre due udienze sono già fissate per i prossimi 25 e 26 novembre.

La famiglia di Giulia Cecchettin, ammessa come parte civile nel processo, ha chiesto un risarcimento di oltre 2 milioni di euro. La richiesta dell'avvocato Stefano Tigani, che rappresenta Gino Cecchettin, è di oltre un milione di euro. Più o meno dello stesso importo la richiesta di Elena Cecchettin, sorella della 22enne, rappresentata dall'avvocato Nicodemo Gentile, della nonna e dello zio di Giulia.

"Ho piena fiducia nei giudici. Non mi auguro vendetta né trattamenti di favore” ma “un processo giusto”, ha detto Gino Cecchettin alla fine dell’ultima udienza. A carico di Turetta ci sono le prove raccolte dall’inchiesta della procura, che ha coordinato il lavoro dei carabinieri di Venezia. Il 22enne non accettava che Giulia volesse un’altra vita lontana da lui: stava per laurearsi in ingegneria biomedica, poi avrebbe intrapreso un percorso di studi a Reggio Emilia: sognava di diventare illustratrice di libri per bambini. Turetta, come ricostruito dalle carte, la ossessionava. Non solo con centinaia di migliaia di messaggi, spediti durante e dopo la relazione. Ma anche cercando di controllarla (persino con un’app per monitorare il telefono).

Fino all’ultima sera, quella dell’11 novembre 2023, che i due ragazzi hanno trascorso al centro commerciale Nave de Vero. Al ritorno a Vigonovo, nel parcheggio di un asilo vicino casa dei Cecchettin, lui l’ha colpita una prima volta. Infine, l’epilogo più drammatico. “Non so cosa mi sia scattato nella testa”, il senso delle sue prime parole davanti ai magistrati.

Domani sarà in aula davanti ai giudici. “Anche per onorare la memoria di Giulia”. Durante l’interrogatorio con i pm ha ripercorso le fasi del femminicidio: “Mi ricordo che era rivolta all’insù, verso di me. Si proteggeva con le braccia dove la stavo colpendo”, ha ammesso. Durante la fuga, “cercavo notizie che mi facessero stare abbastanza male da avere il coraggio di suicidarmi”.

"Piccolina, non sai quanto vorrei che mi dicessi che corri a casa ora. Mi manchi tanto”, è il pensiero per Giulia scritto dalla sorella Elena Cecchettin su Instagram, alla vigilia della seconda udienza del processo a Turetta. La storia è corredata da alcun fotografie che ritraggono le sorelle insieme in momenti diversi della loro vita.

I commenti dei lettori