Stalking, premeditazione e crudeltà: le accuse della procura contro Filippo Turetta
dal nostro inviato Rosario Di Raimondo“Ho avuto la spiacevole sensazione di essere stato preso in giro”, ha detto durante la sua requisitoria della scorsa settimana il pm della procura di Venezia Andrea Petroni, che ha chiesto l’ergastolo per Filippo Turetta, l’assassino reo confesso dell’ex fidanzata Giulia Cecchettin, a processo per omicidio pluriaggravato, occultamento di cadavere e porto d'armi (i coltelli usati per il delitto).
La persecuzione
Prima di chiedere la pena massima, il magistrato, 38 anni, ha ripercorso le accuse a carico di Turetta e si è focalizzato su tre aggravanti. Tra queste, quella dello stalking. Turetta, per l’accusa, perseguitava Cecchettin già durante la relazione (che è durata dal gennaio 2022 al luglio 2023) e ha continuato a essere ossessionato dalla ragazza anche dopo. “Mettiti in testa stronza che o ci laureiamo insieme o la vita è finita per entrambi. Ridicola. Stai zitta, è così e basta. Smettila di pensare alla tua inutile carriera. La tua vita la vivi a pari passo con me”, le scriveva. Faceva sfuriate anche se lei voleva mangiare una pizza con l’amica: “Se è sabato o domenica non puoi cazzo, sei impegnata con me! Sei una merda se mi togli la nostra uscita. Fai pena”. Poi le minacce: “Maledetta che sei, mi devi tenere traccia della tua giornata. Ti farò pentire del male che mi stai facendo. Non ti lascerò un secondo di pace”.
La lista per il delitto
Prima la persecuzione, poi il piano di morte. La premeditazione, altra aggravante contestata. Quattro giorni prima del femminicidio Turetta prepara la sua lista di morte, il piano per uccidere l’ex fidanzata. Continua a redigerla persino quando lei lo invita al centro commerciale, l’11 novembre 2023. Nei giorni precedenti lei era stata chiara: “Dopo la laurea faccio quello che voglio”. Lui preleva contanti (per la prima volta nel 2023), cerca manette online, compra scotch, studia come legarla. Per la procura è “difficile trovare una premeditazione più provata. Un caso di scuola pensato quattro giorni prima, eseguito quotidianamente. Ogni volta che l’imputato viene allontanato, reagisce eseguendo quello che ha scritto sulla lista”. Che però cancella il 12 novembre alle 4,30 del mattino, “la sua prima preoccupazione dopo aver occultato il corpo” di Giulia.
L’aggravante della crudeltà
Infine, l’aggravante della crudeltà. Il pm ha citato la giurisprudenza, usando formule come “insensibilità all’altrui patimento” e “brutalità ulteriore”. Il piano di morte, in tre fasi, è durato venti minuti. È iniziato vicino casa della ragazza, dove un residente ha sentito le urla: “Volevo scendere ma non l’ho fatto, ho avuto paura, la persona aggredita era una donna, chiedeva aiuto”. Poi il sequestro, le coltellate in macchina, l’epilogo nella zona industriale di Fossò. Petroni ha parlato di “ferite in posizioni inaccettabili” rispetto al proposito di uccidere: come quella sul sopracciglio, o “le 4-5 attorno all’orecchio, in verticale, parallele l’una all’altra”.
Durante il suo calvario, Giulia si è difesa. E Filippo “aveva la possibilità di scegliere”, per il pm. Di fermarsi. Ora lo Stato “è in credito con lui”. Per questo ha chiesto l’ergastolo.