Papa Francesco: “Tacciano le armi in Ucraina e Medio Oriente, a Gaza situazione gravissima”
di Iacopo Scaramuzzi“Tacciano le armi!”: papa Francesco rinnova il suo appello in occasione della benedizione che ha rivolto urbi et orbi, alla città e al mondo, in occasione del Natale. Per l’Ucraina serve un “negoziato” che porti a una “pace giusta e duratura”, a Gaza “la situazione umanitaria è gravissima”, ha detto affacciato dal loggione centrale di San Pietro Bergoglio, che il giorno dopo aver aperto il Giubileo ha auspicato tra l’altro la fine della divisione dell’isola di Cipro e la remissione dei debiti che gravano sui paesi più poveri.
Ucraina, Gaza, Siria, Libia
“In questo Natale, inizio dell’Anno giubilare, invito ogni persona, ogni popolo e nazione ad avere il coraggio di varcare la porta, a farsi pellegrini di speranza, a far tacere le armi e a superare le divisioni“, ha detto Bergoglio, che ieri sera ha aperto la Porta Santa di San Pietro. “Tacciano le armi nella martoriata Ucraina!”, ha detto il Pontefice argentino nell’appuntamento natalizio che rappresenta tradizionalmente l’occasione d…
“Tacciano le armi!”: papa Francesco rinnova il suo appello in occasione della benedizione che ha rivolto urbi et orbi, alla città e al mondo, in occasione del Natale. Per l’Ucraina serve un “negoziato” che porti a una “pace giusta e duratura”, a Gaza “la situazione umanitaria è gravissima”, ha detto affacciato dal loggione centrale di San Pietro Bergoglio, che il giorno dopo aver aperto il Giubileo ha auspicato tra l’altro la fine della divisione dell’isola di Cipro e la remissione dei debiti che gravano sui paesi più poveri.
Ucraina, Gaza, Siria, Libia
“In questo Natale, inizio dell’Anno giubilare, invito ogni persona, ogni popolo e nazione ad avere il coraggio di varcare la porta, a farsi pellegrini di speranza, a far tacere le armi e a superare le divisioni“, ha detto Bergoglio, che ieri sera ha aperto la Porta Santa di San Pietro. “Tacciano le armi nella martoriata Ucraina!”, ha detto il Pontefice argentino nell’appuntamento natalizio che rappresenta tradizionalmente l’occasione di un giro d’orizzonte geopolitico. “Si abbia l’audacia di aprire la porta al negoziato e a gesti di dialogo e d’incontro, per arrivare a una pace giusta e duratura. Tacciano le armi in Medio Oriente! Con gli occhi fissi sulla culla di Betlemme, rivolgo il pensiero alle comunità cristiane in Palestina e in Israele, in particolare alla cara comunità di Gaza, dove la situazione umanitaria è gravissima. Cessi il fuoco, si liberino gli ostaggi e si aiuti la popolazione stremata dalla fame e dalla guerra. Sono vicino anche alla comunità cristiana in Libano, soprattutto al sud, e a quella in Siria, in questo momento così delicato. Si aprano le porte del dialogo e della pace in tutta la regione, lacerata dal conflitto. E voglio ricordare qui anche il popolo libico, incoraggiando a cercare soluzioni che consentano la riconciliazione nazionale”.
Bambini mitragliati
Nei giorni scorsi il Papa ha esplicitato, a braccio, il suo pensiero tanto sull’Ucraina quanto su Gaza. “Quello che mi preoccupa molto è che l’Ucraina sta mandando al fronte ragazzi di venti anni, ma non hanno molti uomini, invece i russi ne hanno molti”, ha detto Francesco all’emittente dell’arcidiocesi di Buenos Aires, rammaricandosi del fatto che “quando si parla di pace cominciano a ballare il minuetto con cose secondarie”. Quanto all’intervento militare israeliano a Gaza, Bergoglio ne ha denunciato, due volte in due giorni, la “crudeltà”, ed ha evocato la circostanza di “bambini mitragliati”, un’espressione che è tornato a usare nel corso della messa per la vigilia di Natale ieri sera a San Pietro.
Africa, Americhe, Asia
Nel saluto che ha preceduto la benedizione natalizia, cesellato insieme alla Segreteria di Stato, il Papa ha denunciato svariate altre situazioni di crisi del globo, dai “bambini che stanno morendo per un’epidemia di morbillo nella Repubblica Democratica del Congo”, Burkina Faso, Mali, Niger e Mozambico, dove la crisi umanitaria “è causata principalmente dai conflitti armati e dalla piaga del terrorismo ed è aggravata dagli effetti devastanti del cambiamento climatico”; dai paesi del Corno d’Africa, per i quali Francesco ha “implorato” i doni “della pace, della concordia e della fratellanza”, al Sudan, per il quale ha auspicato “nuovi negoziati in vista di un cessate-il-fuoco”. E, ancora, nella mappa tracciata da Bergoglio ci sono gli abitanti del Myanmar, che “patiscono gravi sofferenze e sono costretti a fuggire dalle proprie case”, e il continente americano, e in particolare Haiti, Venezuela, Colombia e Nicaragua, paesi ai quali servono “al più presto soluzioni efficaci nella verità e nella giustizia, per promuovere l’armonia sociale”.
Appello per Cipro
Su due questioni specifiche il Papa è sceso in dettagli più concreti. Il Giubileo, ha detto, “sia l’occasione per abbattere tutti i muri di separazione: quelli ideologici, che tante volte segnano la vita politica, e quelli fisici, come – ha sottolineato Francesco – la divisione che interessa da ormai cinquant’anni l’isola di Cipro e che ne ha lacerato il tessuto umano e sociale. Auspico che si possa giungere a una soluzione condivisa, che ponga fine alla divisione nel pieno rispetto dei diritti e della dignità di tutte le comunità cipriote”. Cipro è divisa in due, la parte settentrionale è occupata dalla Turchia dal 1974, la parte meridionale è entrata nell’Unione europea nel 2004. E sempre il giubileo “sia l’occasione per rimettere i debiti, specialmente quelli che gravano sui Paesi più poveri”, ha scandito Bergoglio.
La porta aperta a chi è in difficoltà
La Porta Santa del Giubileo “che ieri sera ho aperto qui a San Pietro”, ha detto il Papa, “rappresenta Gesù, porta di salvezza aperta per tutti”. Egli, ha detto, “attende sulla soglia” i bambini, “tutti i bambini che soffrono per la guerra e la fame; attende gli anziani, costretti spesso a vivere in condizioni di solitudine e abbandono; attende quanti hanno perso la propria casa o fuggono dalla propria terra, nel tentativo di trovare un rifugio sicuro; attende quanti hanno perso o non trovano un lavoro; attende i carcerati che, nonostante tutto, rimangono sempre figli di Dio; attende quanti sono perseguitati per la propria fede, e sono tanti”. Il Papa ha rivolto un pensiero grato, tra gli applausi dei fedeli presenti in piazza san Pietro, a chi in questo giorno di festa “si prodiga per il bene in modo silenzioso e fedele: penso ai genitori, agli educatori e agli insegnanti, che hanno la grande responsabilità di formare le generazioni future; penso agli operatori sanitari, alle forze dell’ordine, a quanti sono impegnati in opere di carità, specialmente ai missionari sparsi nel mondo, che portano luce e conforto a tante persone in difficoltà”.