Volevano essere genitori e provare la gioia di avere un figlio dopo averne perso uno. Una giustificazione disarmante quella che Rosa Vespa, l’infermiera di 51 anni di Castrolibero, paese di 9mila anime dell’hinterland di Cosenza, ha confessato alla polizia quando è stata trovata con una neonata appena rapita nella nursery della clinica Sacro Cuore. Una menzogna, quella dell’aborto così come falsa è la vita che la donna ha fatto credere di vivere a chi le stava intorno. Per 9 mesi ha infatti simulato una gravidanza con la pancia che cresceva, qualche giorno fa la festa a casa per festeggiare la nascita e l’8 gennaio l’annuncio ufficiale con un post Facebook.
La finta gravidanza
Le sue foto col pancione, abbracciata al compagno Aqua Moses, 43enne senegalese, il volto sereno sono l’immagine sui social che la donna dava di sé. “Io non voglio un anno pieno di cose strabilianti e fantastiche – ha scritto la donna il 31 dicembre congedandosi così dal vecchio anno -Voglio un anno fina…
Volevano essere genitori e provare la gioia di avere un figlio dopo averne perso uno. Una giustificazione disarmante quella che Rosa Vespa, l’infermiera di 51 anni di Castrolibero, paese di 9mila anime dell’hinterland di Cosenza, ha confessato alla polizia quando è stata trovata con una neonata appena rapita nella nursery della clinica Sacro Cuore. Una menzogna, quella dell’aborto così come falsa è la vita che la donna ha fatto credere di vivere a chi le stava intorno. Per 9 mesi ha infatti simulato una gravidanza con la pancia che cresceva, qualche giorno fa la festa a casa per festeggiare la nascita e l’8 gennaio l’annuncio ufficiale con un post Facebook.
La finta gravidanza
Le sue foto col pancione, abbracciata al compagno Aqua Moses, 43enne senegalese, il volto sereno sono l’immagine sui social che la donna dava di sé. “Io non voglio un anno pieno di cose strabilianti e fantastiche – ha scritto la donna il 31 dicembre congedandosi così dal vecchio anno -Voglio un anno finalmente sereno. Fatto di cose piccole, semplici e concrete. Voglio un anno come quello dei vecchi tempi, dove alzarsi al mattino non era come se dovessimo affrontare un'altra guerra, ma una nuova giornata. Voglio un anno con più pace, meno dolore e arrabbiature e ricco di salute. Un anno più sereno e vero. Buon 2025”.
Neonata rapita a Cosenza: il momento in cui la coppia la porta via dalla clinica
La festa con la neonata rapita
Rosa Vespa aveva preparato una festa con i parenti per annunciare la nascita e presentare la piccola Sofia, che però aveva annunciato essere un maschietto e quindi aveva vestito di azzurro. La teneva ancora in braccio quando sono intervenuti in casa sua gli uomini della squadra mobile di Cosenza che avevano scoperto tutto a tre ore dal rapimento grazie alle telecamere di sorveglianza all’interno della struttura ospedaliera.
L’ossessione per la maternità
Rosa non poteva avere figli e questo la tormentava. Non ha retto allo stress di chi le chiedeva perché non ne avesse uno, non voleva confessare di non riuscire ad averne e si sfogava su Facebook prima ancora che il piano del rapimento le balenasse in testa. «Fb mi dice a che cosa sto pensando? Sto pensando che la prima volta forse non avevano capito, la seconda volta nemmeno, ora la terza ancora, lavandomi le mani come Ponzio Pilato. Allora aveva ragione Giulio Andreotti: ”A pensare male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”». Vedeva, nelle domande ingenue di chi la circondava, cattiveria, un voler infierire in quello che riteneva un handicap.
L’amore per Moses
Rosa era follemente innamorata di Moses. Ed è sempre al social network di Zuckenberg che la donna affida i suoi sentimenti. «Quando sono triste, voglio mio marito. Se sono ansiosa ho bisogno di lui accanto a me. Se sono stressata lui è la mia calma. Se sto male è lui che si prende cura di me. Quando c’è qualcosa da festeggiare è il mio numero 1. Quando sono felice è grazie a lui. E’ il mio migliore amico, la mia cura e la mia casa».
La volontaria in clinica
Così, indossando la sua finta pancia e con modi rassicuranti, Rosa Vespa ha trascorso le feste natalizie portando doni alle partorienti e diventando un volto amico per il personale della clinica di Cosenza. Quindi la scelta di rapire la piccola Sofia, che Valeria Chiappetta, casalinga di 24 anni già madre di un bimbo, aveva dato alla luce lunedì. Rosa Vespa, spacciandosi come un’infermiera, l’ha presa dalle braccia della nonna e ha detto di doverla portare in pediatria. Una scusa che non ha per nulla insospettito madre e nonna della bimba. Poi la fuga in auto verso Castrolibero, dove la festa per la maternità di Rosa stava per iniziare.