Neonata rapita a Cosenza, Rosa Vespa e tutti i trucchi per nascondere la finta gravidanza al marito
di Romina MarcecaNove mesi di inganni per evitare che il marito scoprisse la grande bugia. Rosa Vespa, in carcere per il rapimento della piccola Sofia nella clinica Sacro Cuore di Cosenza, è riuscita a tenere il marito Moses Chiediebere a debita distanza nelle giornate in cui erano programmate le fantomatiche visite per la sua falsa gravidanza. Dalla scelta della clinica in una delle strade più trafficate di Cosenza agli orari dei controlli nei momenti in cui Moses non avrebbe potuto lasciare il posto di lavoro, fino allo stratagemma di un focolaio Covid nella clinica il giorno in cui ha partorito. Sono tutti i sotterfugi che la donna accusata di sequestro aggravato di minore ha messo in atto nei mesi in “un piano che ho costruito giorno dopo giorno” come ha spiegato al tribunale di Cosenza durante l’udienza di convalida.
Davanti alla giudice per le indagini preliminari. Claudia Pingitore, la moglie di quell’uomo che sembrerebbe essere stato raggirato ha subito chiarito: “Ho fatto tutto da sola e mio …
Nove mesi di inganni per evitare che il marito scoprisse la grande bugia. Rosa Vespa, in carcere per il rapimento della piccola Sofia nella clinica Sacro Cuore di Cosenza, è riuscita a tenere il marito Moses Chiediebere a debita distanza nelle giornate in cui erano programmate le fantomatiche visite per la sua falsa gravidanza. Dalla scelta della clinica in una delle strade più trafficate di Cosenza agli orari dei controlli nei momenti in cui Moses non avrebbe potuto lasciare il posto di lavoro, fino allo stratagemma di un focolaio Covid nella clinica il giorno in cui ha partorito. Sono tutti i sotterfugi che la donna accusata di sequestro aggravato di minore ha messo in atto nei mesi in “un piano che ho costruito giorno dopo giorno” come ha spiegato al tribunale di Cosenza durante l’udienza di convalida.
Davanti alla giudice per le indagini preliminari. Claudia Pingitore, la moglie di quell’uomo che sembrerebbe essere stato raggirato ha subito chiarito: “Ho fatto tutto da sola e mio marito non c’entra nulla”. Parole che, insieme ai primi risultati investigativi, hanno permesso la scarcerazione di Moses Chiediebere. La libertà è stata chiesta dal pm Bruno Tridico e dall’avvocato Gianluca Garritano. Chiediebere resta comunque indagato per il sequestro della neonata Sofia e il suo fermo è stato convalidato. Le indagini non sono ancora chiuse.
La clinica in centro città
Rosa Vespa avrebbe scelto la clinica al centro della città cosentina, in corso Italia, perché sa bene quanto quella strada sia trafficata e posteggiare sia difficile. E così la scusa del parcheggio impossibile è stata una delle prime criticità per la coppia che aspettava l’arrivo del loro Ansel. E la clinica non ha un’area di sosta per i pazienti e i loro familiari. Così Moses Chiedebere, che è impiegato in una ditta come gruista e non avrebbe potuto lasciare per troppo tempo il posto di lavoro, spesso ha lasciato la moglie davanti alla clinica per andare via. Altre volte, ha raccontato Rosa a Moses, a accompagnarla in clinica è stata la madre. Ma Rosa, in realtà, andava sola. Entrava in clinica, come testimoniano le immagini adesso in mano agli investigatori, e poi usciva poco dopo.
La morte della mamma di Moses
I dubbi sull’estraneità di Moses Chiediebere sul rapimento di Sofia restano. Ma, al momento, tutti i riscontri sembrano portare sulla strada della sua innocenza. Moses e Rosa si sono conosciuti dieci anni fa e sposati nel 2021. Alle nozze erano presenti entrambe le famiglie. Ma nella primavera del 2024 è morta la mamma di Moses. E lui è rimasto per tre mesi in Nigeria. E’ in questo periodo lontano da casa scopre che la moglie è incinta e torna a Cosenza. Quando già la gravidanza (falsa) era nel primo trimestre, Moses non riesce a accompagnare la moglie dalla ginecologa perché, spiega alla giudice durante l’udienza di convalida, “non potevo allontanarmi per troppo tempo per attendere il turno della visita”.
Il giorno del parto e il Covid
Quando già Rosa era riuscita a coprire quasi tutti i nove mesi di gravidanza, ha architettato come organizzare il parto immaginario. Ha comprato nei mesi tutto il corredino e ha preparato la borsa per la clinica con il primo completino per il suo bambino, la copertina, la camicina della fortuna.L’8 gennaio, la data che già lei aveva scelto nella sua mente, ha prenotato una camera al Royal Hotel che dista meno di 100 metri dalla clinica. Ha iniziato a simulare alcune contrazioni e ha chiesto al marito di accompagnarla in clinica per il tracciato. E come per tutte le mamme il tracciato può evidenziare criticità tali da far decidere ai medici un ricovero. Quello che Rosa ha simulato aggiungendo però che “c’è il Covid in clinica e non può entrare nessuno”. “Ero arrabbiato – ha ricostruito Moses – perché non potevo vedere mio figlio”. Rosa è andata a dormire al Royal e la stessa sera ha inviato al marito la foto del loro bambino. Una foto scaricata dal web e che, per Moses, era invece originale. L’ultima mossa di Rosa per ingannare il marito. Ma 12 giorni dopo, quando ha rapito la piccola Sofia, non è riuscita a salvarsi. Le immagini delle telecamere della clinica hanno immortalato lei e il marito. “Ma cosa mi hai fatto? Mi hai rovinato”, sono state le uniche parole che le ha rivolto Moses che adesso, sul suo profilo Facebook, ha cancellato le foto con la moglie.