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Il ritorno del prof Christian Raimo tra i cori degli studenti: “Mesi durissimi, riparto da loro”

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Il docente era stato sospeso per l’attacco al ministro Valditara: “Tre mesi difficilissimi, sono felice di essere rientrato in classe tra i miei studenti, la mia ragione di vita”
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«Hai visto chi ci sta?», «Raimo, c’è Raimo!», «Daje Raimo!», «Forza prof!». Alle 10 in punto, mentre suona la campanella che annuncia la terza ora, dalle finestre al primo piano di un palazzone rosso e grigio di via Vaglia, Nuovo Salario, Roma Nord-Est, si affaccia un drappello di studenti.

Tre mesi dopo, il professore è tornato. Christian Raimo stringe la mano a una collega, un’altra lo abbraccia, poi sale su dai suoi studenti di terzo, quarto e quinto liceo allo scientifico Archimede, la scuola che fu di Valerio Verbano, militante dell’Autonomia operaia ucciso in casa alla loro età dai Nar quarantacinque anni fa.

«Stavolta niente striscioni, mi hanno fatto trovare le torte, i ragazzi avevano fatto il tiramisù», racconta dopo lezione il prof seduto al tavolino di un bar a cento passi dall’ingresso. Docente di storia e filosofia, scrittore, attivista, Raimo era stato allontanato all’improvviso dalla cattedra il 7 novembre 2024 dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valdita…

«Hai visto chi ci sta?», «Raimo, c’è Raimo!», «Daje Raimo!», «Forza prof!». Alle 10 in punto, mentre suona la campanella che annuncia la terza ora, dalle finestre al primo piano di un palazzone rosso e grigio di via Vaglia, Nuovo Salario, Roma Nord-Est, si affaccia un drappello di studenti.

Tre mesi dopo, il professore è tornato. Christian Raimo stringe la mano a una collega, un’altra lo abbraccia, poi sale su dai suoi studenti di terzo, quarto e quinto liceo allo scientifico Archimede, la scuola che fu di Valerio Verbano, militante dell’Autonomia operaia ucciso in casa alla loro età dai Nar quarantacinque anni fa.

«Stavolta niente striscioni, mi hanno fatto trovare le torte, i ragazzi avevano fatto il tiramisù», racconta dopo lezione il prof seduto al tavolino di un bar a cento passi dall’ingresso. Docente di storia e filosofia, scrittore, attivista, Raimo era stato allontanato all’improvviso dalla cattedra il 7 novembre 2024 dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara. Alla festa nazionale di Avs, aveva detto: «Io penso che dal punto di vista politico Valditara vada colpito perché è un bersaglio debole, come si colpisce la Morte nera in Star Wars».

«Sono stati tre mesi difficilissimi», spiega ora, di sospensione dal lavoro senza metà di quello stipendio già tra i più bassi d’Europa, «tre mesi durissimi» che ne hanno fiaccato il sorriso, non l’intemperanza nell’insegnare. «È stata una giornata normale e straordinaria - dice - perché in qualche modo la scuola è l’unica istituzione un cui ci si può inventare una rivoluzione ogni giorno alle 8 del mattino, impostando una relazione educativa, preparando una lezione, provando a mettersi in discussione». «Sono molto contento di essere tornato — confessa — perché la scuola è la mia ragione di vita: lo è in aula, nei collegi docenti, nei consigli di classe e anche fuori, il rapporto con gli studenti è l’acqua in cui mi piace nuotare».

Per tre mesi con loro c’è stata una supplente, «bravissima, ma serve una continuità che non è solo presenza, ma progettualità, riflessione comune sul percorso, correzioni, ripensamenti». Di Valditara non parla ma dice: «Invece c’è stata questa interruzione brusca che ai ragazzi è sembrata insensata quanto a me», ma questo è rimasto fuori dalla classe. «Siamo ripartiti da Marx, ma solo perché eravamo lì con il programma, sia chiaro – spiega serissimo Raimo - Poi gli unici dissidi di cui discuteremo saranno quelli tra il Fronte popolare e i franchisti o tra empiristi e innatisti nell’età moderna».

Nel suo zaino zeppo di libri ci sono i testi del filosofo Jacques Rancière e del pedagogista Francesco De Bartolomeis. «Se in questi mesi c’è stato qualcosa di buono è stato il tempo per riflettere su una didattica per i tempi presenti e futuri. Il lavoro degli insegnanti non è, come si pensa a volte, solo quello che si fa in classe, l’educare alla disciplina e a un modello trasmissivo dei saperi, professionalità che per quanto autorevoli possono essere soppiantate da un avatar e dall’intelligenza artificiale, lasciando a noi docenti un ruolo di accudimento o di socializzazione, che è importante ma non è il principale della scuola — spiega — A me interessa la didattica. Ci sono tante ossificazioni da scardinare nella scuola e il modo migliore per farlo secondo me è pensarla come uno spazio dove s’impara e si pratica un lavoro di ricerca collettiva, fatto insieme agli studenti». Eccolo, allora, il primo compito a casa del nuovo primo giorno di Raimo: «Riscrivere l’“Encomio di Elena”, e poi più in là buttare giù un manuale di testo collettivo», raccontano gli studenti.

«È un sollievo che sia tornato — dicono quelli di quinto — anche se sappiamo che per due anni non potrà essere commissario alla maturità, un altro disagio che ricade su di noi». Fa parte della punizione. Raimo ha fatto ricorso: si deciderà tra due mesi, ad aprile, chi ha torto e chi ragione. In caso di recidiva sarebbe licenziato. Con lui si erano schierati il premio Nobel Giorgio Parisi, lo scrittore Nicola Lagioia, lo storico Carlo Ginzburg, l’attrice Valeria Solarino. I ragazzi hanno già scelto, lo riassumono anche con uno slogan: «Sospeso per un’opinione, bentornato prof».

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