Roma — Almeno tre giorni di vuoto. Dal 28 gennaio 2016, quando l’allora consigliere diplomatico per la Presidenza del Consiglio viene informato della scomparsa di Giulio Regeni, fino al 31 gennaio, quando la notizia arriva all’ex premier Matteo Renzi, che se avesse saputo prima cosa stava accadendo avrebbe «potuto attuare qualcosa in più», come ha detto lui stesso.
Occorre tenere a mente queste due date per comprendere le parole pronunciate ieri da Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia del ricercatore italiano sequestrato e ucciso in Egitto da quattro agenti della National Security Agency: «Fa male l’idea che le carte potevano essere passate e le notizie potevano essere dette. Erano tutti nello stesso palazzo. Che questa mancata comunicazione dell’allerta altissima possa essere una componente della tragica fine di Giulio è dolorosissimo».
La testimonianza dell’ambasciatore
La famiglia Regeni sa «che le responsabilità sono in Egitto e chi ha preso, torturato e ucciso Giulio …
Roma — Almeno tre giorni di vuoto. Dal 28 gennaio 2016, quando l’allora consigliere diplomatico per la Presidenza del Consiglio viene informato della scomparsa di Giulio Regeni, fino al 31 gennaio, quando la notizia arriva all’ex premier Matteo Renzi, che se avesse saputo prima cosa stava accadendo avrebbe «potuto attuare qualcosa in più», come ha detto lui stesso.
Occorre tenere a mente queste due date per comprendere le parole pronunciate ieri da Alessandra Ballerini, avvocata della famiglia del ricercatore italiano sequestrato e ucciso in Egitto da quattro agenti della National Security Agency: «Fa male l’idea che le carte potevano essere passate e le notizie potevano essere dette. Erano tutti nello stesso palazzo. Che questa mancata comunicazione dell’allerta altissima possa essere una componente della tragica fine di Giulio è dolorosissimo».
La testimonianza dell’ambasciatore
La famiglia Regeni sa «che le responsabilità sono in Egitto e chi ha preso, torturato e ucciso Giulio sta lì». Però ieri, in aula, i familiari hanno ascoltato «una testimonianza imbarazzata e imbarazzante». È quella dell’ambasciatore Armando Varricchio: negli uffici arrivò una nota su «un caso», quello di Giulio Regeni, «che stava acquisendo particolare rilevanza», come ha detto lo stesso Varricchio. Però ha aggiunto: «Non ho consegnato la nota al presidente Renzi». Dal 28 al 31 gennaio: tre giorni di silenzio. Per capire quanto il ritardo sia stato decisivo occorre ripercorrere le date che dalla scomparsa di Giulio Regeni, il 25 gennaio 2016, arrivano fino alla sua morte, che i medici legali collocano «tra il 31 gennaio e il 2 febbraio 2016». La cronistoria dei fatti racconta che l’ambasciatore italiano al Cairo, Maurizio Massari, si è attivato subito e ha informato la Farnesina il 26 gennaio. La stessa sera Davide Bonvicini, capo segreteria dell’ambasciatore, è nell’anticamera del commissariato di Dokki per denunciare la scomparsa nonostante le resistenze dei poliziotti. Una versione confermata dall’ex ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. In quel momento Regeni è vivo. La Farnesina sa che è scomparso, l’ambasciata pure. Il presidente del Consiglio no.
Egitto reticente
Passano 24 ore e le richieste di chiarimenti all’Egitto diventano pressanti: l’ambasciata parla con il ministero dell’Interno egiziano, sensibilizza quello della Produzione militare, la polizia, l’intelligence, la National security e prende appuntamento con la procura. Gli egiziani sono reticenti. Quindi l’ambasciatore capisce che l’Italia deve intervenire a un livello più alto e il 28 gennaio invia una nota con la dicitura «urgenza» agli uffici del consigliere diplomatico della Presidenza del Consiglio. «La comunicazione del 28 la ricordo bene — conferma Varricchio — Si dava conto di passi svolti a fronte di un caso che stava acquisendo particolare rilevanza».
Renzi contattato troppo tardi
«Continua a dire che la scomparsa di Giulio Regeni era di particolare rilievo ma non ha avvisato il presidente del Consiglio», sottolinea il pm Sergio Colaiocco. Renzi viene contattato il 31 gennaio. Tardi. In quei tre giorni Regeni viene torturato e ucciso. E adesso le parole pronunciate da Renzi lo scorso settembre «sono come dei macigni», dice l’avvocata Ballerini. «Ha detto: se lo avessi saputo prima Giulio sarebbe salvo… oggi abbiamo sentito una delle persone che avrebbe potuto dirglielo e che non lo ha fatto». Renzi, non sapendo, non è potuto intervenire. Al nuovo premier Giuseppe Conte non è restato che chiedere verità per Regeni parlando con il presidente egiziano Al Sisi. «A parole c’era un atteggiamento di collaborazione», ma «non si riusciva a ottenere un risultato», ha detto in aula. Nonostante ciò, ha detto l’avvocata Ballerini, l’Egitto commissionò la realizzazione di due fregate alla Fincantieri con l’autorizzazione di Conte.