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Trentini, ora il Venezuela lo accusa di terrorismo. “Ma è una provocazione”

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I Servizi italiani: nessuna attività cospirativa. Salgono a cinquecento le adesioni allo sciopero della fame per liberarlo
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ROMA - Il cooperante italiano Alberto Trentini è accusato di cospirazione, in un’inchiesta che sarebbe già sul tavolo del tribunale speciale che si occupa di terrorismo. «Un’accusa ridicola, priva di qualsiasi appiglio» spiega a Repubblica una fonte che si sta occupando del dossier. Un’accusa che, però, giustifica ancora di più la necessità di fare in fretta: il cooperante italiano deve essere riportato al più presto in Italia, come il sottosegretario Alfredo Mantovano che sta seguendo personalmente il dossier ha assicurato che il governo sta cercando di fare sin dal principio. «Abbiamo attivato tutti i canali per il suo rientro» ha detto. «Stiamo investendo ogni sforzo per rendere possibile il rientro. Ma è una situazione complessa e di difficile soluzione».

A rendere così …

ROMA - Il cooperante italiano Alberto Trentini è accusato di cospirazione, in un’inchiesta che sarebbe già sul tavolo del tribunale speciale che si occupa di terrorismo. «Un’accusa ridicola, priva di qualsiasi appiglio» spiega a Repubblica una fonte che si sta occupando del dossier. Un’accusa che, però, giustifica ancora di più la necessità di fare in fretta: il cooperante italiano deve essere riportato al più presto in Italia, come il sottosegretario Alfredo Mantovano che sta seguendo personalmente il dossier ha assicurato che il governo sta cercando di fare sin dal principio. «Abbiamo attivato tutti i canali per il suo rientro» ha detto. «Stiamo investendo ogni sforzo per rendere possibile il rientro. Ma è una situazione complessa e di difficile soluzione».

A rendere così complicata la situazione è il muro che fino a questo momento il Venezuela ha alzato davanti all’Italia. Tutto quello che si sa, a cominciare dalle accuse, è frutto del lavoro sotto traccia che stanno compiendo i nostri servizi di intelligence che sono riusciti a ottenere anche la prova che Trentini sia vivo. Una prova che ormai risale, però, a più di un mese fa. Da quel momento in poi nessun passo avanti è stato fatto: non c’è stato alcun contatto ufficiale, non è stata concessa la visita consolare, non è stato consentito a Trentini di telefonare a casa, sua madre Armanda aspetta di ascoltare la sua voce dal 15 novembre scorso, quando il cooperante è stato arrestato a un posto di blocco e poi consegnato al controspionaggio militare.

I nostri servizi, in collaborazione anche con quelli europee, hanno appurato che le accuse mosse a Trentini sono sicuramente strumentali. Trentini non aveva mai avuto collegamenti con i gruppi anti Maduro, era completamente estraneo ai servizi di intelligence, l’unico collegamento con il Venezuela fino a quel momento era di tipo sentimentale: si era innamorato di una ragazza in Venezuela. D’altronde le accuse di cospirazione sono usate dal governo venezuelano per colpire attivisti o per ottenere altro: anche davanti a condanne pesantissime, ci sono decine di casi di persone rilasciate in seguito a negoziazioni politiche. Fino a questo momento dal Venezuela sono arrivate richieste ritenute irricevibili: dal riconoscimento del governo alla consegna di oppositori attualmente nel nostro paese. Questo non significa che le trattative non siano in corso: Aise è volata a Caracas e ci tornerà, si spera per rientrare con Alberto. Il punto è però fare in fretta e non fare cominciare il processo. Si sta pensando alla nomina di un inviato per tutti i casi di alto profilo politico, come hanno fatto gli Stati Uniti con l’ambasciatore Richard Grenell, per parlare con Maduro: il 7 febbraio è riuscito a far liberare sei detenuti-ostaggi statunitensi che si trovavano nelle stesse situazioni di Trentini.

La liberazione del cooperante è chiesta a gran voce in Italia da un movimento che si è alzato dopo la lettera appello della famiglia Trentini, insieme con l’avvocata Alessandra Ballerini, a Repubblica. Nelle scorse ore è partito il digiuno a staffetta che ha raccolto più di 500 adesioni. Migliaia sono invece i cittadini che hanno lasciato il proprio selfie per chiedere la liberazione di Alberto mentre in tutta Italia, dalla Puglia al Veneto, diverse amministrazioni comunali hanno scelto di appendere lo striscione “Alberto Trentini libero” fuori dai palazzi di città.

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