Caso Paragon, i responsabili di Meta attesi al Copasir. Sono stati loro ad avvertire i 90 spiati
di Alessia CanditoAnche Meta, che per prima ha scoperto la campagna di spionaggio con Graphite di Paragon ai danni anche di attivisti e giornalisti italiani, è stata chiamata a riferire al Copasir. L’audizione è prevista per martedì prossimo, lo stesso giorno in cui si attende il nuovo report di CitizenLab, i ricercatori dell’università di Toronto che da tempo collaborano con Meta e da settimane lavorano su alcuni dei telefoni infettati.
Il 31 gennaio scorso, tramite Whatsapp, è stato il colosso di Mark Zuckerberg ad avvertire 90 utenti in tutto il mondo di essere vittime di una sofisticata attività di spionaggio. Fra loro, anche sette utenze italiane, fra cui quelle di diversi attivisti di Mediterranea Saving Humans come Luca Casarini, Beppe Caccia, David Yambio e il sacerdote don Mattia Ferrari, e il direttore di Fanpage Francesco Cancellato.
Anche Meta, che per prima ha scoperto la campagna di spionaggio con Graphite di Paragon ai danni anche di attivisti e giornalisti italiani, è stata chiamata a riferire al Copasir. L’audizione è prevista per martedì prossimo, lo stesso giorno in cui si attende il nuovo report di CitizenLab, i ricercatori dell’università di Toronto che da tempo collaborano con Meta e da settimane lavorano su alcuni dei telefoni infettati.
Il 31 gennaio scorso, tramite Whatsapp, è stato il colosso di Mark Zuckerberg ad avvertire 90 utenti in tutto il mondo di essere vittime di una sofisticata attività di spionaggio. Fra loro, anche sette utenze italiane, fra cui quelle di diversi attivisti di Mediterranea Saving Humans come Luca Casarini, Beppe Caccia, David Yambio e il sacerdote don Mattia Ferrari, e il direttore di Fanpage Francesco Cancellato.
Secondo quanto riferito dal governo il 5 febbraio scorso con una stringata nota, Roma avrebbe già interloquito con gli avvocati della sede irlandese di Meta, senza però mai riferire al riguardo. Da allora però, anche grazie all’indagine civile dei ricercatori canadesi di CitizenLab, con cui Meta collabora da tempo, il quadro è diventato ancora più complesso.
Le attività di intercettazione – è emerso nel corso delle settimane – sarebbero iniziate ben prima che Meta individuasse lo spyware. Tanto sulle utenze di Casarini, come su quelle di Yambio l’operazione di spionaggio sembra essere iniziata quasi un anno fa, esattamente nello stesso periodo in cui qualcuno ha tentato invano di “bucare” il dispositivo di don Mattia Ferrari.
Non è la prima volta che Meta registra e interrompe attività sospette o illecite a danno di utenti. Nell’ultimo bollettino trimestrale sono addirittura otto le società di cibersecurity, incluse diverse con sede in Italia, pizzicate a spiare o rastrellare abusivamente dati di utenti.
Dal rapporto emerge che TrueL IT e Negg Group avrebbero inoculato tramite facebook uno spyware prodotto dalla casa madre Variston IT. Ips Intelligence avrebbero invece utilizzato account fake, elaborati con il supporto dell’intelligenza artificiale, per raccogliere informazioni pubbliche da profili target.
Secondo Meta, RCS Lab avrebbe messo in piedi una complessa rete di finti profili, per prendere di mira giornalisti, dissidenti e giovani donne e ottenere indirizzi email, numeri di telefono e domicilio o luoghi frequentati, tracciando l’indirizzo IP delle vittime, mentre Cy4Gate avrebbe sviluppato attività di scraping tuttavia entrambe le aziende fanno sapere che “tutte le tecnologie che il gruppo CY4Gate produce sono a uso esclusivo degli operatori di polizia, previa autorizzazione dell’autorità giudiziaria” e che “i dipendenti del Gruppo non svolgono in alcun modo attività operativa sul campo in maniera autonoma”, ma l’azienda “opera da oltre trent’anni nel settore come qualificato partner delle forze dell’ordine”.
L’individuazione di Paragon però è un salto di qualità. Si tratta di un sofisticato software di tipo militare, che l’azienda israeliana vende esclusivamente a 35 governi democratici «alleati degli Stati Uniti» e solo per indagini su terrorismo, mafia e altri reati gravi. Linee guida che non sarebbero state rispettate dai clienti italiani di Paragon, che con Roma ha sospeso il contratto. Secondo quanto annunciato da Meta quando “l’infezione” delle 90 utenze è stata scoperta, alla società israeliana sarebbero state chieste formali spiegazioni. L’esito di quelle interlocuzioni non è mai trapelato, ma è lì che si potrebbe nascondere una delle chiavi del caso.