✕

Suicidio Andrea Prosperi, il padre: “Ma io insisto, lo hanno assassinato e a casa non era solo”

Ascolta l'audio

“Non credo al disagio personale, non aveva mai dato nessun segnale. Penso sia stato risucchiato da traffici opachi”
2 minuti di lettura

«Io davvero ringrazio la Procura, gli investigatori, per non aver archiviato la morte di Andrea come un semplice suicidio. Avevamo ragione, così non era. E però, con tutto il rispetto, non ci credo…».

Michele Prospero, il papà di Andrea, ha appena ascoltato le parole del procuratore di Perugia Raffaele Cantone ma scuote la testa.

Signor Prospero, a cosa non crede?

«Al fatto che mio figlio abbia voluto togliersi la vita e soprattutto che lo abbia fatto per un suo disagio personale che poco o nulla sembra avere a che fare con i possibili traffici in cui era stato risucchiato. Lo ribadisco: Andrea è stato ucciso o, al massimo, è stato costretto ad ingerire quei farmaci».

C’è una chat, terribile, che lo proverebbe, però. Ci sono le parole dette da Andrea a questo ragazzo arrestato ieri a Roma.

«E chi lo dice che questo ragazzo non fosse con lui quel giorno? Io sono sicuro che in quell’appartamento Andrea non era da solo. Mio figlio non prendeva farmaci, se non quelli per l’acne, il…

«Io davvero ringrazio la Procura, gli investigatori, per non aver archiviato la morte di Andrea come un semplice suicidio. Avevamo ragione, così non era. E però, con tutto il rispetto, non ci credo…».

Michele Prospero, il papà di Andrea, ha appena ascoltato le parole del procuratore di Perugia Raffaele Cantone ma scuote la testa.

Signor Prospero, a cosa non crede?

«Al fatto che mio figlio abbia voluto togliersi la vita e soprattutto che lo abbia fatto per un suo disagio personale che poco o nulla sembra avere a che fare con i possibili traffici in cui era stato risucchiato. Lo ribadisco: Andrea è stato ucciso o, al massimo, è stato costretto ad ingerire quei farmaci».

C’è una chat, terribile, che lo proverebbe, però. Ci sono le parole dette da Andrea a questo ragazzo arrestato ieri a Roma.

«E chi lo dice che questo ragazzo non fosse con lui quel giorno? Io sono sicuro che in quell’appartamento Andrea non era da solo. Mio figlio non prendeva farmaci, se non quelli per l’acne, il suo unico problema. E non beveva vino. Figuriamoci se avrebbe mai ingerito tutte quelle pillole da solo. E perché mai poi?»

È lui stesso a dirlo: la troppa pressione dell’Università, la paura di deludere, l’angoscia di non sapersi relazionare con gli altri, un vero e proprio disagio.

«Di cui non ha mai, e dico mai, dato alcun segnale in famiglia, né a me, né a sua madre, né a suo fratello e neanche ad Anna, la gemella a cui era legatissimo e con cui divideva tutto. Anna è sotto shock, neanche lei riesce a credere a nulla di tutto ciò».

Non aveva mai confidato alcun problema a nessuno e invece chiede aiuto a questo presunto amico conosciuto in rete.

«Questa cosa mi fa letteralmente impazzire. Gli avrebbe detto che non voleva dividere la stanza con un altro allo studentato e a noi ha sempre detto che con questo collega si trovava bene. Gli avrebbe detto che non voleva fare l’Università e invece a Natale, quando è tornato a casa, ci diceva che non vedeva l’ora di tornare a Perugia dove si trovava benissimo. Uno che dice queste cose che lo schiacciano come un macigno, è mai possibile che non dimostri nulla di questo malessere? Neanche un briciolo?»

Spesso le famiglie sono le ultime ad accorgersi del disagio dei figli.

«No guardi, noi siamo gente semplice con tanti problemi, ma ai nostri figli siamo sempre stati attenti. Se Andrea aveva dentro tutto ciò e non ha dato alcun segno doveva essere un attore straordinario. Lui era sempre lo stesso e questa è la cosa che più ci tormenta fisicamente e psicologicamente».

E allora lei cosa pensa?

«Io ho fiducia nella Procura, ci ha ascoltato da subito, ha dato le prime risposte alle nostre tante domande e sono sicuro che il proseguo delle indagini ci porterà alla verità. Noi abbiamo bisogno della verità».

Questo ragazzo che avrebbe istigato Andrea ad uccidersi è anche lui un diciottenne, anche lui di una famiglia normale.

«Oggi purtroppo i ragazzi vanno in giro armati, figuriamoci se posso meravigliarmi di questo. Quello che dico alle famiglie è: state addosso ai vostri figli perché la drammatica storia del mio Andrea insegna che una tragedia così può capitare a chiunque».

Leggi i commenti