✕

Cardinale Arborelius: “Francesco troverà un altro modo di guidare la Chiesa”

Ascolta l'audio

“Dovrà essere meno comunicativo ma dirà le cose più importanti: le sue parole avranno più peso. E i gesti avranno un’importanza maggiore”
3 minuti di lettura

Dopo la malattia Francesco troverà “un altro modo di essere Papa”, meno visibile e meno attivo, ma “vorrà trasmettere le cose più importanti che ha in cuore” e troverà “maggiore ascolto” nella Chiesa e nel mondo. Ne è convinto il cardinale Anders Arborelius, arcivescovo di Stoccolma e membro di diversi dicasteri-chiave della Curia romana.

“Penso che tutti capiscono che dopo tale malattia bisogna trovare un altro modo di essere Papa: Francesco non potrà viaggiare, non potrà assistere a tanti incontri. Sarà piuttosto un Papa in preghiera, farà una vita più nascosta, più tranquilla. Dovrà essere meno comunicativo ma vorrà comunicare le cose più importanti: le sue parole avranno più peso. E se non ha la possibilità di parlare di tante cose e incontrare molte persone, i gesti avranno un’importanza maggiore”.

Sarà strano un Papa che potrebbe ridurre la sua presenza durante il Giubileo

“Penso che in effetti per lui l’anno santo fosse molto importante, voleva fare tanto per la Chiesa, an…

Dopo la malattia Francesco troverà “un altro modo di essere Papa”, meno visibile e meno attivo, ma “vorrà trasmettere le cose più importanti che ha in cuore” e troverà “maggiore ascolto” nella Chiesa e nel mondo. Ne è convinto il cardinale Anders Arborelius, arcivescovo di Stoccolma e membro di diversi dicasteri-chiave della Curia romana.

“Penso che tutti capiscono che dopo tale malattia bisogna trovare un altro modo di essere Papa: Francesco non potrà viaggiare, non potrà assistere a tanti incontri. Sarà piuttosto un Papa in preghiera, farà una vita più nascosta, più tranquilla. Dovrà essere meno comunicativo ma vorrà comunicare le cose più importanti: le sue parole avranno più peso. E se non ha la possibilità di parlare di tante cose e incontrare molte persone, i gesti avranno un’importanza maggiore”.

Sarà strano un Papa che potrebbe ridurre la sua presenza durante il Giubileo

“Penso che in effetti per lui l’anno santo fosse molto importante, voleva fare tanto per la Chiesa, andare in Turchia per l’anniversario del Concilio di Nicea… ma poiché adesso non potrà fare tutto vorrà mettere il punto su ciò che più importante e più centrale, è la sua ultima tappa della vita e vorrà trasmettere le cose più importanti che ha in cuore per la Chiesa e per il mondo. E penso che le persone lo ascolteranno con più intensità e maggiore apertura”.

Qual è in questo frangente della storia la priorità per la Chiesa?

“Sempre trasmettere il Vangelo in un mondo travagliato, dare speranza a un mondo che sta perdendo la speranza con conflitti interni e esterni, mostrare il volto di Gesù a un mondo che lo ha dimenticato. E’ un momento cruciale per la Chiesa e per il mondo, tutti si domandano cosa accadrà. Mai il bisogno della pace è stato così grande come adesso con quello che succede in Ucraina o a Gaza. Penso che per questo la voce del Papa sarà ancora più importante, molti aspettano la sua voce. In Svezia c’è stato un giornalista non cattolico che ha scritto: abbiamo tanto bisogno del Papa. Il mondo sta aspettando un messaggio di speranza, di pace, di fratellanza e penso che la sua voce sarà veramente più accettata in questo momento in cui la situazione è così travagliata e complessa”.

Come ha visto cambiare la Chiesa in questi dodici anni di pontificato? L’Occidente è secolarizzato, la fede è vitale in America latina, Asia, Africa

“I paesi di cultura cattolica hanno un po’ perso questa cultura, emerge una Chiesa più piccola, forse più unita, perché coloro che rimangono sono più convinti della loro fede, una Chiesa più umile, senza potere, senza influsso nel mondo politico, ma con una voce più profetica. La Chiesa è più dinamica fuori da quello che era tradizionalmente il centro: oggi le Chiese in Europa e in America del nord devono cercare sacerdoti e suore di tutto il mondo per poter continuare ad andare avanti. La faccia della Chiesa sta cambiando in tanti paesi”.

Un’altra cosa emersa chiaramente in questi anni, anche indipendentemente da papa Francesco, è una certa polarizzazione: la Chiesa degli Stati Uniti su posizioni più conservatrici, la Chiesa tedesca su posizioni più progressiste…

“In molti paesi purtroppo la politica ha la tendenza a entrare nella Chiesa. Ho l’impressione che si dice troppo facilmente “questi sono tradizionalisti”, “questi sono liberali”. Ma fuori dall’Europa questa polarizzazione non è così evidente, è una cosa dell’Occidente. Quanto a papa Francesco, che per alcuni è stato troppo liberale, in realtà non ha fatto grandi cambiamenti nella dottrina, ma ha cambiato un po’ l’atmosfera: cerca il dialogo con tutti, ha cambiato il modo di parlare e di affrontare il mondo”.

Ha però autorizzato, ad esempio, la benedizione delle coppie omosessuali, suscitando molte proteste in Africa: lei in Svezia come ha vissuto questa novità?

“Da noi non ho quasi sentito niente su questo. Abbiamo naturalmente omosessuali nella Chiesa ma nessuno ha chiesto la benedizione: alcuni vogliono il matrimonio, agli altri va bene situazione attuale, sono accettati come persone anche se il loro stile di vita non è in perfetta comunione con la Chiesa. Ad ogni modo è la persona che viene benedetta, non il suo modo di vivere. Il problema è che in Africa gli omosessuali sono spesso discriminati: ma è una questione culturale, non religiosa”.

Al sinodo è emersa la richiesta di dare più responsabilità alle donne nella Chiesa, ad esempio il diaconato, la possibilità di pronunciare omelie: qual è la prassi in Svezia?

“Nei nostri paesi la donna ha la stessa importanza dell’uomo e dunque. Da noi sono pochi coloro che chiedono un ministero per le donne, ma molte donne hanno responsabilità, ad esempio nella comunicazione, nell’economia. La nostra conferenza episcopale ha sempre avuto una suora come segretario generale. Penso che il Papa ha cominciato questa strada, facendo nomine di donne nella Curia romana. Non penso che il diaconato sarebbe la strada migliore perché crea un po’ di confusione, ma sarebbe bene avere una formalizzazione più chiara, un servizio nuovo per la donna. Ma forse c’è bisogno di un po’ di tempo”.

Leggi i commenti