In carcere erano attese da poco più di un anno, da quando cioè la Corte costituzionale aveva dichiarato, tra fine 2023 e inizio 2024, illegittimo il divieto ai colloqui intimi per i detenuti con il proprio coniuge, il partner dell’unione civile o il convivente. E da allora ben tre tribunali di sorveglianza – Spoleto, Reggio Emilia e Verona – avevano ribadito il diritto all’affettività per i reclusi.
Così oggi sono arrivate le linee guida del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria firmate da Lina Di Domenico che fissano le regole per gli incontri privati.
Come saranno le stanze dell’amore
Nelle cosiddette stanze dell’amore dovrà esserci un letto e un bagno. I colloqui intimi potranno durare al massimo due ore. La porta non potrà mai essere chiusa dall’interno. Gli agenti della penitenziaria dovranno perquisire prima dell’incontro il detenuto e gli ospiti. I locali davanti alla cella privata dovranno essere videosorvegliati, mentre all’interno dovrà essere installato un allarm…
In carcere erano attese da poco più di un anno, da quando cioè la Corte costituzionale aveva dichiarato, tra fine 2023 e inizio 2024, illegittimo il divieto ai colloqui intimi per i detenuti con il proprio coniuge, il partner dell’unione civile o il convivente. E da allora ben tre tribunali di sorveglianza – Spoleto, Reggio Emilia e Verona – avevano ribadito il diritto all’affettività per i reclusi.
Così oggi sono arrivate le linee guida del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria firmate da Lina Di Domenico che fissano le regole per gli incontri privati.
Come saranno le stanze dell’amore
Nelle cosiddette stanze dell’amore dovrà esserci un letto e un bagno. I colloqui intimi potranno durare al massimo due ore. La porta non potrà mai essere chiusa dall’interno. Gli agenti della penitenziaria dovranno perquisire prima dell’incontro il detenuto e gli ospiti. I locali davanti alla cella privata dovranno essere videosorvegliati, mentre all’interno dovrà essere installato un allarme sonoro che l’ospite potrà suonare in caso di pericolo. Secondo alcuni garanti regionali dei detenuti potrebbero essere usate le nuove celle container volute dal ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Saranno mariti, mogli, fidanzanti o partner dei detenuti a dover portare asciugamani e lenzuola che saranno controllate dalla penitenziaria. Mentre la pulizia della stanza toccherà a un detenuto che ha già ottenuto il permesso a lavorare fuori dal carcere.
Chi potrà accedere ai colloqui intimi
Non tutti i detenuti potranno accedere alle cosiddette “stanze dell’amore”. Il colloquio intimo potrà essere negato per ragioni di sicurezza o motivi di carattere giudiziario, ad esempio ai detenuti al 41bis o in regime di sorveglianza particolare, già esclusi dalla sentenza della Corte costituzionale del 2023. E lo stesso vale per quei reclusi trovati in possesso di sostanze stupefacenti, cellulari, armi o in caso di partecipazione a disordini e rivolte carcerarie.
Sono 16.912 i detenuti che potrebbero chiedere di avere un colloquio intimo con il proprio compagno o compagna, marito o moglie, perché tanti sono stati nel 2024 quelli che – esclusi i sanzionati da provvedimenti disciplinari e i beneficiari di permessi premio - hanno incontrato coniugi o conviventi more uxorio in presenza, sotto però l’occhio vigile di una guardia penitenziaria.
I controlli
Sarà il direttore del carcere a verificare che il recluso e la persona da incontrare nelle cosiddette stanze dell’amore siano stati effettivamente conviventi. E la persona ammessa al colloquio dovrà firmare un consenso informato sul tipo di incontro che avverrà “in assenza di controlli diretti da parte della polizia penitenziaria”. Soprattutto quando moglie, marito o partner siano stati vittime del reato commesso dal detenuto.
Vista “la mancanza di spazi sufficienti a soddisfare tutte le domande”, elemento che di per sé, scrive il Dap, “non può costituire ragione di rigetto della richiesta”, la priorità secondo l’amministrazione penitenziaria andrebbe accordata a chi non beneficia di permessi e a quelli che devono espiare pene più lunghe o sono reclusi da più tempo.
Le strutture che ospiteranno le stanze dell’amore
Andranno individuate poi le strutture penitenziarie dotate dei locali idonei per lo svolgimento dei colloqui intimi. Ma per garantire il diritto all’incontro privato tra i detenuti e i loro compagni andranno “adottate le misure necessarie organizzative anche in istituti penitenziari diversi da quelli di assegnazione del ristretto”, trasferendo il detenuto in un altro carcere per la durata del colloquio.
L’avvocata Irma Conti del collegio del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale a Repubblica spiega che “una prima ricognizione è già stata fatta. Le linee guida del Dap – prosegue – costituiscono una prima soluzione importante per l’esercizio di un diritto sancito dalla Consulta. Per questo – aggiunge – non posso che apprezzare lo sforzo organizzativo della capo dipartimento Lina Di Domenico che da un anno in qua, nel corso di almeno sei riunioni, ha coinvolto tutti gli attori coinvolti (la penitenziaria, i direttori degli istituti, i garanti, i magistrati di sorveglianza) per arrivare a questo risultato e con la quale continueremo a coordinarci per dare piena attuazione alle stanze dei colloqui intimi”.
Antigone: “Ora si parta”
Esulta Antigone, l’associazione che si batte per i diritti dei detenuti: “Finalmente il Dap ha emanato una circolare per assicurare il diritto alla affettività e alla sessualità nelle carceri. Un diritto sancito dalla Corte Costituzionale nel gennaio 2024 e ribadito nelle settimane scorse da ben tre tribunali di sorveglianza, che avevano accolto i ricorsi presentati da altrettante persone detenute i quali denunciavano l'impossibilità di svolgere rapporti intimi con i propri partner", dice il presidente Patrizio Gonnella.
"La circolare – aggiunge – disciplina le modalità di svolgimento dei colloqui intimi, demandando ai provveditori e ai direttori il compito di garantire questo diritto. Molto è rinviato a loro e ora il diritto dovrà essere pienamente assicurato a livello territoriale. Ci auguriamo che tutte le carceri si adeguino per tempo. Le sentenze della Consulta vanno rispettate. Non ci sono più giustificazioni per ulteriori ritardi. Abbiamo bisogno di promuovere un modello detentivo che sia più umano e che guardi alla Costituzione per costruire reali percorsi di reinserimento sociale", conclude Gonnella.
Per Riccardo Magi, segretario di Più Europa, è stato fatto “un passo avanti ma servirà l'impegno a livello regionale nei singoli istituti da parte dei provveditori e dei direttori perché questo diritto sia garantito e reso concretamente effettivo senza ulteriori ritardi. Per questo monitoreremo con attenzione l'attuazione delle linee guida diffuse oggi dal Dap".
Camere penali: “Una goccia nel dramma carcerario”
Per Francesco Petrelli, presidente dell’Unione camere penali italiane, invece, il diritto all’affettività è sì “una decisione importante sulla via dell'umanizzazione delle pene detentive” e per questo “la circolare del Dap era per questo molto attesa”, ma “purtroppo – aggiunge – si tratta di una goccia nel drammatico scenario nel quale versano le carceri”.