Ricorderemo lo stupore quasi muto della folla di fronte all’uomo anziano con la veste bianca che — inatteso — attraversa piazza San Pietro sull’auto scoperta. È il giorno di Pasqua. Il volto segnato, i movimenti impercettibili. C’è ancora. C’è. La vita. Sofferta, fragilissima. E poi ricorderemo che basta una notte: il tempo minimo fra esserci e non esserci.
Il sorso d’acqua bevuto durante la benedizione Urbi et orbi di Pasqua
Lo stupore, di nuovo muto: un cardinale fra quattro, schierati in clergyman con le spalle a un crocifisso, annuncia che il pontefice «è tornato alla casa del Padre». Dell’uomo Jorge Mario Bergoglio occorre dire “era”, ma il corpo c’è ancora: come nella sua ultima Pasqua, esposto ulteriormente ma immobile, esangue, al saluto della folla che adesso è un congedo.
Il giro sulla papamobile in …
Ricorderemo lo stupore quasi muto della folla di fronte all’uomo anziano con la veste bianca che — inatteso — attraversa piazza San Pietro sull’auto scoperta. È il giorno di Pasqua. Il volto segnato, i movimenti impercettibili. C’è ancora. C’è. La vita. Sofferta, fragilissima. E poi ricorderemo che basta una notte: il tempo minimo fra esserci e non esserci.
Il sorso d’acqua bevuto durante la benedizione Urbi et orbi di Pasqua
Lo stupore, di nuovo muto: un cardinale fra quattro, schierati in clergyman con le spalle a un crocifisso, annuncia che il pontefice «è tornato alla casa del Padre». Dell’uomo Jorge Mario Bergoglio occorre dire “era”, ma il corpo c’è ancora: come nella sua ultima Pasqua, esposto ulteriormente ma immobile, esangue, al saluto della folla che adesso è un congedo.
Il giro sulla papamobile in piazza San Pietro nel giorno di Pasqua
Umani affranti, attoniti, anche solo curiosi, alzano lo schermo dello smartphone per fissare — impudicamente — un istante che è già fermo, raggelato. Il sudario bianco copre il volto, non lo cancella. Lo sottrae finalmente alla vista. Ora il mondo visibile lascia il passo a quello invisibile. Serve un atto di fede. Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto.
Il lunedì dell’Angelo i tre cardinali annunciano la morte di papa Francesco
Ricorderemo la vista dall’alto — il colpo d’occhio di un drone — del popolo che, maestoso nel numero, si lascia stringere dalla geometria del colonnato in travertino più famoso del pianeta Terra. Ma ricorderemo con più intensità, con più commozione, le sagome ignote rispetto alle note, i non-potenti rispetto ai potenti, gli anonimi rispetto ai celebri.
Il presidente Mattarella e la figlia Laura a Santa Marta rendono omaggio alla salma del Papa
Le mani di signori e signore nessuno, di ragazzini che stringono santini, rosari, fiori, transenne. I signori e le signore nessuno, corpi indistinti che dormono all’addiaccio la notte prima del funerale per guadagnarsi un posto in piazza; corpi che lungo il percorso del feretro emanano calore: è un fatto fisico, è un fatto simbolico.
La traslazione della salma del Papa nella basilica di San Pietro
Scortano quel passaggio battendo le mani, gridando. Vogliono ringraziare il parroco del mondo che parlava di sentimenti, usava espressioni come «avere il cuore a pezzi» e diceva: «Non mi sento migliore di chi ho di fronte». È un atto di restituzione. Generoso, autentico. La gloria del mondo passa in fretta, si disperde insieme alle funzioni e alle apparenze, già claudica — come un presidente in carica, come un ex presidente, sulle scale del sagrato. Che cosa pensa, della morte, un notabile in abito scuro?
La folla di fedeli in coda per salutare papa Francesco per l’ultima volta a San Pietro
Il porpora cardinalizio, il blu del completo di Trump che stacca sul nero altrui, tinte che sbiadiscono, colori evanescenti, impermanenti come i ruoli. Resta più impresso quel poncho sbiadito, una coperta gettata sopra una canottiera. La nudità o l’inermità del vero, il mostrarsi come si è. L’essere — agli appuntamenti estremi — come chiunque.
Le scarpe usurate con le quali è stato sepolto papa Francesco
Tutte le immagini scompariranno, dice l’incipit di un romanzo intitolato Gli anni. Tutte le immagini scompariranno: ma alcune, prima, lampeggiano a lungo, trattenute dalla memoria ampia di una collettività. Il lavoro dell’informazione le archivia, le tramanda. Può renderle fatali anche quando sono dettagli da niente. Ingigantiti, portati a metafora.
Il velo bianco posto sul volto del Papa prima della chiusura della bara
Come un paio di scarponi vecchi e sfasciati in un quadro di Van Gogh, un quadro che li rende rivelatori, le vecchie scarpe ortopediche di papa Francesco sono forse l’immagine che non scompare. Slargate, consumate, raccontano un’esistenza meglio di qualunque biografia. Un modo di stare al mondo. Non c’entra la retorica dell’umiltà: c’entra, ancora una volta, il mostrarsi come si è. Un uomo che ha camminato. Nell’incertezza, nell’imperfezione.
I sigilli di ceralacca sulla bara: l’ultimo rito prima della tumulazione a Santa Maria Maggiore
C’è un episodio degli Atti degli Apostoli, tipica lettura liturgica del Lunedì dell’Angelo, il giorno in cui il papa si è spento. Il Risorto appare a Emmaus e si accosta a due passanti. Si mette a camminare con loro. È l’«uomo che cammina», ha camminato senza sosta, nel vento, nella pioggia, nella polvere del deserto. «Se ne va a capo scoperto», ha scritto Christian Bobin. «La morte, il vento, l’ingiuria: tutto riceve in faccia, senza mai rallentare il passo. Si direbbe che ciò che lo tormenta è nulla rispetto a ciò che egli spera. Che la morte è nulla più di un vento di sabbia. Che vivere è come il suo cammino: senza fine».